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Augusta| Detenuto aggredisce 3 agenti gettando urina, per i poliziotti graffi ed ematomi

28 Ottobre 2019 | by Redazione Webmarte
Augusta| Detenuto aggredisce 3 agenti gettando urina, per i poliziotti graffi ed ematomi
Augusta
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Tre poliziotti sono stati aggrediti da un detenuto extracomunitario che ha gettato urina. Per gli agenti profondi graffi ed ematomi.  L’episodio si è verificato stamattina nella casa di reclusione di Augusta. Nello Bongiovanni, dirigente nazionale federale del Sippe nel denunciare l’accaduto sollecita provvedimenti.

Un detenuto extracomunitario ha aggredito tre poliziotti gettando urina e provocando loro varie escoriazioni, profondi graffi ed ematomi. Lo fa sapere  Nello Bongiovanni, dirigente federale nazionale del Sippe. “L’episodio di stamattina nel carcere di Augusta è un fatto grave che dimostra la pesante situazione che ogni giorno in modo crescente persiste oramai in quasi tutti gli istituti d’Italia nel silenzio e nell’indifferenza totale. Si tratta dell’ennesimo episodio in cui i poliziotti penitenziari devono affrontare i soggetti più violenti” senza avere i mezzi necessari, mentre i detenuti “hanno spesso a disposizione un vero e proprio arsenale” come spranghe, lamette, fornellini, coperchi di scatolette.

Quanto è accaduto questa mattina è inaccettabile, per il rappresentante Sippe, perché “la tutela e la sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria e di tutti quelli che lavorano nel penitenziario devono essere sempre garantiti. Il carcere è un luogo di detenzione e riabilitazione, per questo devono esserci le giuste condizioni nel rispetto dei diritti dei lavoratori e dei detenuti che vi scontano la pena”. Ogni giorno accade qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare ciò che si verifica ai danni del personale di Polizia penitenziaria.

Esprimiamo solidarietà agli agenti coinvolti, chiedendo un immediato intervento che consenta ai poliziotti di recarsi  al lavoro con la garanzia di non essere insultati, offesi o, peggio, aggrediti da una parte di popolazione detenuta che non ha alcun ritegno ad alterare in ogni modo  la sicurezza e l’ordine interno. L’agente di Polizia penitenziaria, che deve rappresentare la Legge, la rappresenta da solo, con la sua divisa, con la sua coscienza professionale, con il suo coraggio, con il suo rischio.  Non ha un garante, anzi deve subire per paura di eventuali problemi giudiziari.

Si chiede alle donne e agli uomini della Polizia penitenziaria, a questi rappresentanti dello Stato, di fronteggiare il mafioso, il rapinatore, il pedofilo, ecc., nei cui confronti dobbiamo rappresentare l’inflessibilità, la durezza, l’implacabilità della giustizia. Allo stesso  tempo – conclude Nello Bongiovanni –  ci viene domandato di capire i drammi umani, è evidente quindi quanti problemi umani, anche drammatici, dobbiamo ogni giorno affrontare nel silenzio più assoluto.

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