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Augusta| Fiaccolata per i giovani angeli vittime del cancro: no alla rassegnazione.

Augusta| Fiaccolata per i giovani angeli vittime del cancro: no alla rassegnazione.
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Circa 300 persone hanno partecipato, ieri sera, alla fiaccolata dedicata alla siracusana Irene Tilotta, morta all’età di 22 anni e che il 4 aprile scorso ne avrebbe compiuti 25, e a tutti “i giovani angeli” vittime del cancro organizzata dal comitato Stop Veleni. Nel corteo i genitori di giovani e bambini la cui vita è stata stroncata da patologie tumorali e anche il sindaco, Cettina Di Pietro, l’arciprete don Palmiro Prisutto e don Angelo Saraceno, rappresentante dell’Ufficio pastorale sociale del lavoro.

Ieri pioveva, ma nonostante le avverse condizioni metereologiche, si è svolta la prevista fiaccolata dedicata “ai giovani angeli” nella giornata del 4 aprile, data in cui la siracusana Irene Tilotta, morta di cancro 3 anni fa all’età di 22 anni, ne avrebbe compiuti 25. I partecipanti, tra  i quali genitori di giovani morti per tumore, il sindaco, Cettina Di Pietro, l’arciprete don Palmiro Prisutto e don Angelo Saraceno, rappresentante dell’Ufficio pastorale sociale del lavoro, si sono radunati in piazza Fontana per poi raggiungere in corteo, con ombrelli e lumini a led in mano, la chiesa Madre dove sono state esternate alcune riflessioni ed è stata celebrata la messa.

La mamma di Irene, i genitori tarantini di Giorgio Di Ponzio, morto a 15 anni lo scorso gennaio e che nel mese febbraio hanno promosso una memorabile fiaccolata nella città pugliese in memoria delle tante vittime dei veleni dell’inquinamento, la mamma di Luciano di Mazzara del Vallo, deceduto a 24 anni, la figlia di Eurialo, augustano trentaseienne deceduto nelle scorse settimane, e poi dalla mamma di Daniele di Acireale morto a poco più di 6 anni, indossavano magliette con i ritratti dei loro cari scomparsi.

Certo la partecipazione è stata tutt’altro che massiccia, ma quei pochi indefessi sostenitori della battaglia contro l’inquinamento e contro il cancro sono sufficienti per scuotere le coscienze di chi poco sensibile al problema perché da esso non è stato toccato direttamente o di altri che preferiscono non esporsi per “ricatto occupazionale”, come ha sottolineato il sindaco. Per volere della mamma di Irene di origine augustana, la forte iniziativa, organizzata dal comitato Stop Veleni si è svolta nel comune megarese. Nella fiaccolata anche ragazzi e bambini con che indossavano magliette con su scritto: “io voglio vivere”.

“Le vittime del cancro sono tante e troppe – ha detto Donatella – non posso non esprimere gratitudine nei confronti di don Prisutto che è un emblema di questa battaglia e del comitato Stop Veleni e dei genitori di Giorgio Ponzio che sono giunti da Taranto, le mamme di Luciano e di Daniele. Il cancro non ha confini, abbiamo un territorio malato, chi come me ha fatto i viaggi della speranza lo sa, i reparti oncologici e quelli pediatrici sono stracolmi. Ci stanno ammazzando i figli, noi siamo mamme, papà che la forza siamo stati costretti a farcela venire; non abbiamo avuto scelta. La frase che spesso ci sentiamo dire è la seguente: “ci vuole tempo” io rispondo: “noi non abbiamo più tempo, non c’è tempo da aspettare, perché quando ti ammazzano i figli, ti ammazzano il futuro e quindi tempo non ce n’è più. Io parlo da mamma, ma ci sono tante altre mamme giovani che sono andate via perché si sono ammalate, tanti papà, tanti mariti, tanti fratelli, tante sorelle.

A me dicono di non parlare di numeri, io invece lo voglio fare, perché da quasi 3 anni il cimitero che è diventato la mia casa è pieno delle vittime di questa strage silenziosa: 9 su 10 sono morti di cancro. Sono convinta che siamo arrivati a un punto di non ritorno, l’età si è abbassata e quindi questi figli che noi abbiamo che gridano: “io voglio vivere” dobbiamo difendergli assicurandogli un futuro. Siamo coscienti del fatto che i figli che ci sono stati sottratti non torneranno più ed è proprio per questo che noi lottiamo affinché non ci siano più giovani strappati ai loro sogni, ai loro progetti e genitori straziati come noi, perché voi non avete idea di ciò che accade in una famiglia quando muore un figlio. Bisogna, dunque, darsi una mossa. Mia figlia oggi avrebbe compiuto 25 anni, ma ne avrà per sempre 22”.

Ha preso la parola anche la mamma di Giorgio. “Siamo arrivati da Taranto, abbiamo fatto tante ore di viaggio, questo per dimostrare che l’inquinamento non uccide solo in una piccola zona e non riguarda solo alcune persone. L’aria che oggi stiamo respirando, la respiriamo tutti, quindi ci dobbiamo svegliare perché il futuro è nelle nostre mani. Se aspettiamo la politica, se aspettiamo lo Stato saremo tutti morti, il futuro non ci sarà, la terra la stiamo distruggendo”.

E ancora ha esternato la sua disperazione che nonostante siano trascorsi parecchi anni dalla perdita del figlio morto a  6 anni, è ancora fortissima, la mamma di Daniele. “Tra noi – ha detto – sono colei che si trova in questo tunnel da più tempo, ma nonostante siano trascorsi anni, io non riesco più a vivere. Se tutti insieme lottiamo per le nuove generazioni possiamo fare qualcosa”.

“Oggi io vi voglio manifestare il senso di frustrazione che si può vivere avendo una posizione, quanto meno nella carta (visto che il sindaco è la massima autorità in materia sanitari) che ti da la possibilità di incidere su alcune cose e trovare sempre muri. Le prime promesse che mi hanno fatto erano quelle relative ai soldi che sarebbero dovuti arrivare dalla Regione per il polo oncologico. Molte persone sono costrette a curarsi fuori. La risposta sanitaria non c’è, questa è una cosa grave. Hanno mantenuto nel nostro ospedale un pronto soccorso come area ad alto rischio industriale, ma in realtà l’organico non basta e anche questo è sulla carta. Ho partecipato ai tavoli del ministero dell’Ambiente, dove vengono rilasciate le autorizzazioni integrate ambientali, le cosiddette Aia, quelle che consentono a determinate condizioni di esercitare un’attività, comunque, inquinante. In quella sede il senso di frustrazione diventava ancora più forte. La Regione assente ingiustificata e vedere che in quel tavola doveva essere lo Stato, la parte pubblica come contrapposizione alla parte privata. Ciò che è percepito era che conta di più l’interesse e il profitto. Mi spiace dirlo” ha detto il sindaco, Cettina Di Pietro.

E’ intervento anche don Angelo Saraceno: “la prima parola di speranza arriva come credente – ha affermato il sacerdote – perché vorrei rasserenare mamme e parenti tutti e liberarli dall’incubo di pensare che sia il nostro Dio a volere il cancro. Dio non vuole il cancro, come non vuole la morte, la malattia, non l’ha creata lui, è un problema umano ed è una sfida che viene data a tutti noi come tanti nostri padri hanno vinto e sono riusciti a superare anche noi dobbiamo superare questa realtà. Non invitiamo nessuno a fuggire, dobbiamo avere il coraggio di restare, di impegnarci, di lottare, ognuno per la propria parte, anzitutto cambiando stile di vita. Ognuno di noi deve sentirsi in parte responsabile, deve interrogarsi e domandarsi se le cure proposte sono quelle giuste, se l’affetto viene dato durante il percorso della malattia. Dobbiamo essere grati a tutte quelle associazioni di volontariato che assistono i malati rendendo meno duro il calvario dei parenti e in tutti i casi dobbiamo sentire vicino Dio, non siamo soli perché lottiamo per la vita e dobbiamo scegliere la vita contro la rassegnazione: questo è il vero cancro”.

E infine è intervenuto il parroco della chiesa Madre don Prisutto che ha ricordato una delle tragedie nascoste: quella dei bambini non nati. “Il fatto che il 28 di ogni mese celebriamo la messa per ricordare i morti di cancro non è casuale perché c’è un altro 28, il 28 dicembre giorno in cui la Chiesa commemora la strage degli innocenti e possiamo dire che tante vittime del cancro sono innocenti. Da un lato vi è magari chi ha fatto una scelta di vita indirizzandosi verso un tipo di lavoro consapevole del rischio che lo stesso comporta, ma ci sono tanti altri che vengono toccati da questo male pur non avendola scelta. Questa sera vogliamo ricordare tutte queste vittime innocenti in modo particolare quelle più giovani”.

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