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Augusta | FILOFOLLIA di Caterina Italia – Una stanza tutta per sé.

11 Gennaio 2022 | by Caterina Italia
Augusta | FILOFOLLIA di Caterina Italia – Una stanza tutta per sé.
Cultura
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No, il libro non è romanzo, è un saggio. Più precisamente è il resoconto di un ciclo di due conferenze che Virginia Woolf tenne nel 1928 a Cambridge sul tema “Le donne e il romanzo”.

Non si tratta di una esatta trascrizione del suo pensiero, la voce dell’autrice viene rimodulata per essere più incisiva nella forma scritta. Si passa dunque dall’enunciazione al romanzo, dal discorso alla storia di come è nato quel discorso, dal poetico al filosofico. Non avendo ancora le idee chiare su come affrontare l’argomento delle conferenze, trovandosi di fronte la pagina bianca, Virginia Woolf immagina e crea la storia di Mary Beton intenta a ricostruire l’evoluzione del rapporto tra donna e scrittura. Il risultato è molto dettagliato, preciso e nello stesso tempo ricco di immagini suggestive e di finzioni letterarie: la più originale è, probabilmente, la figura di Judith, sorella di Shakespeare. Per non perdersi tra le mille sollecitazioni che il testo offre, possiamo seguire alcune piste di lettura che ritornano spesso durante il racconto: la necessità per la donna di essere indipendente dal punto di vista economico; il ruolo della tradizione; la necessità di una mente pacificata. Una stanza tutta per sé e 500 sterline annue di rendita sono le condizioni minime per cui una donna possa cimentarsi nella scrittura nel primo novecento. La stanza tutta per sé preserva dalle interruzioni e dalle incursioni del quotidiano e consente di seguire il filo dei propri ragionamenti.

La rendita mensile consente di dedicarsi alla creazione artistica senza dover dipendere da nessuno, né sul piano economico né su quello intellettuale. A ciò si lega il secondo aspetto: la donna cui si riferisce l’autrice non ha una lunga tradizione cui fare riferimento. O meglio non ha molti punti di riferimento femminili cui ispirarsi. Ciò le apre un ampio spazio di possibilità e rende il suo approccio alla scrittura di certo nuovo e originale: le consente di emanciparsi dallo sguardo maschile, di eliminare la rabbia e di rendere la propria mente pacificata. Non si deve più scrivere per piacere a qualcuno o per rivendicare un ruolo, non ci si deve sentire un passo indietro. La donna, svincolata dalle limitazioni materiali e sociali, può scrivere perché ha qualcosa da dire.  C’è invece una condizione che rende simili gli scrittori di entrambi i sessi: la necessità di avere una mente androgina, che ha già celebrato il “matrimonio dei contrari”, dove la componente maschile e femminile sono presenti e ben bilanciate. Chi volesse approfondire questo testo, deve avere sufficiente tempo per tornare più volte sulle questioni principali e sull’analisi del linguaggio usato. La scrittura infatti appare stratificata e necessita di un continuo interpretare le singole parole che sono scelte con cura e mai gettate a caso. Un testo dunque riflessivo che non vola via ma, dopo lo sforzo, resta impresso.

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