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Augusta| Giornata conclusiva del progetto di educazione alla legalità al Corbino

28 Maggio 2016 | by Sebastiano Salemi
Augusta| Giornata conclusiva del progetto di educazione alla legalità al Corbino
Attualità
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La testimonianza di Giovanna Raiti, sorella di Salvatore Raiti, il giovane carabiniere siracusano ucciso dalla mafia.

Augusta. Giovedì 26 maggio, nel salone del Plesso Campolato del 2° I.C. “O.M. Corbino”, si è tenuto l’ultimo incontro previsto nell’ambito del progetto di educazione alla legalità ed alla cittadinanza responsabile, per l’anno scolastico 2015/16 : i ragazzi dell’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado  hanno incontrato  Giovanna Raiti, esponente della sezione siracusana di Libera. Il progetto si è snodato durante tutto l’anno scolastico ed ha visto coinvolti alunni, docenti e genitori; al suo interno si sono svolti incontri con le Forze dell’Ordine presenti sul territorio (dalla Polizia, ai Carabinieri,  alla Guardia di Finanza e alla Guardia Costiera), rappresentazioni teatrali inerenti la legalità ( come ad esempio “Per questo mi chiamo Giovanni” rappresentato ad Avola o “Giorno dopo giorno” messo in scena all’interno della casa circondariale di Brucoli), incontri con Associazioni che quotidianamente si spendono per la legalità come Nesea, Telefono Arcobaleno e Libera), concorsi come “Un casco vale una vita” che vedrà premiare 4 alunni della scuola il 27/05 a Siracusa. La testimonianza di Giovanna Raiti, sorella di Salvatore Raiti (  carabiniere siracusano ucciso dalla mafia mentre scortava il mafioso catanese Alfio Ferlito nella cosiddetta “strage della circonvallazione” il 16  giugno 1982) è stata molto toccante ed ha catturato l’attenzione ed il cuore dei ragazzi. Una testimonianza tuttavia fatta per “muovere, non per commuovere”, un atto d’amore di chi ha vissuto sulla propria pelle la sofferenza di un affetto portato via dalla mafia; lo sprone a vivere da uomini giusti, con onore ed onestà, col coraggio di dire no quando serve e col diritto di vivere in Sicilia per i propri meriti, non per i favori di qualcuno. L’esperienza raccontata dalla Raiti è stata arricchita dalla testimonianza del sottotenente Giovanni Giallongo (presente insieme ad una delegazione dell’Associazione Nazionale Carabinieri) che per un periodo della sua vita ha lavorato a stretto contatto col Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. La signora Raiti ci ha lasciati con una frase che vorremmo restasse incisa nel cuore di tutti “Un atto d’amore dietro l’altro può aiutare a ricostruire una Sicilia consapevole e libera”.

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