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Augusta|Inchiesta “Trivellopoli”. Scontro “Delrio – Di Pietro”. Dubbi e perplessità

Augusta|Inchiesta “Trivellopoli”. Scontro “Delrio – Di Pietro”. Dubbi e perplessità
Politica
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Nessuno ha chiesto le dimissioni di Cozzo, nemmeno la sindaca di Augusta ed “Albertone” resta al suo posto.

Alcune scelte amministrative come il mancato esproprio/affitto del terreno di proprietà del vice sindaco Giuseppe Schermi da destinare a parcheggio al faro “Santa Croce” o il diniego del patrocinio comunale alla 10° edizione di shortini festival o, ancora, la restituzione dell’Hangar con il relativo parco alla Agenzia del demanio ed, in ultimo, lo “sgonfiarsi” del debito comunale a 22 milioni di euro e non 102 come sostenuto abilmente in campagna elettorale (a tal proposito sarebbe proprio una bella operazione trasparenza pubblicare le cause e gli anni in cui tali debiti sono sorti) hanno fatto precipitare in città l’indice di gradimento dell’Amministrazione guidata da Maria Concetta Di Pietro. A giudicare dai commenti e dai “mi piace” cliccati sui social, un tempo terreno preferito per la comunicazione pentastellata, pare proprio che il consenso plebiscitario riscosso a Giugno 2015 si stia erodendo in maniera esponenziale, a nulla valendo la tecnica adottata dall’entourage della sindaca di cercare di spostare l’attenzione su temi nazionali. E ciò preoccupa molto la base dei puri e duri del movimento. Nemmeno la kermesse pentastellata tenutasi ad Augusta lunedì 18 aprile alla presenza dei big Alessandro Di Battista e Roberto Fico sull’inchiesta “trivellopoli” (rilanciata in diretta dai media nazionali) pare sia servita a risollevare lo share di popolarità dello “squadrone” grillino megarese; la dimensione nazionale data all’iniziativa non è infatti riuscita a far superare le difficoltà e le insidie locali.  Ed a proposito di temi nazionali, sullo scontro “Delrio – Di Pietro” sembra  che l’ordine impartito ai “cittadini portavoce” locali sia stato quello di non alimentare ulteriori polemiche glissando sui dubbi legittimi che comunque restano tutti sul tavolo senza risposte. Per quanto il passare del tempo inesorabilmente abbia annacquato l’interesse per la nota vicenda, resta la curiosità, se non il diritto, di sapere cosa in effetti si siano detti il Ministro Graziano Delrio e la sindaca Maria Concetta Di Pietro nell’ormai famoso incontro romano; tale curiosità poi cresce a maggior ragione quando i partecipanti ad un incontro istituzionale di così alto livello forniscono versioni diametralmente contrastanti. È chiaro che qualcuno ha mentito, ma non sapremo mai chi dei due lo ha fatto. Ma a quanto pare a quell’incontro i partecipanti non erano due. Nella piazza di Augusta, anche Giancarlo Cancellieri, deputato regionale e portavoce di punta in Sicilia del M5S (proprio ieri incoronato da Beppe Grillo in persona probabile candidato Presidente della Regione Sicilia per le elezioni del prossimo anno)  ha riferito di essere stato presente “…quando lei  (la sindaca) ha incontrato Delrio ed ha parlato molto male di Cozzo, come di una persona con cui non si sbloccava niente…”  credendo forse di alleggerire la posizione della sindaca, ma ottenendo però l’esatto contrario, ravvivando dubbi e perplessità che si stavano sopendo. A meno che non ci siano stati altri incontri di cui non è dato sapere, la riunione ufficiale non può che essere allora quella tenutasi a Roma il 13 Ottobre 2015  in cui la sindaca (con l’onnipresente assessore Giuseppe Schermi) fu accompagnata dal sindaco di Siracusa PD Giancarlo Garozzo, referente per l’area renziana in provincia di Siracusa nonché luogotenente del sottosegretario Davide Faraone plenipotenziario quest’ultimo di Renzi in Sicilia, dallo stesso Giancarlo Cancellieri e dal Vice Presidente della Camera Luigi Di Maio, numero uno dei portavoce pentastellati in Italia, promotore – secondo le cronache dell’epoca – dell’incontro capitolino. “Io ed il Sindaco Garozzo ci riteniamo soddisfatti dell’incontro …” cosi scriveva la sindaco Di Pietro su facebook appena uscita dai palazzi romani. La vicenda a questo punto si fa intrigante. La sindaca Maria Concetta Di Pietro non ha incontrato il Ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio da sola ma in presenza dei massimi livelli regionali e nazionali del suo partito, oltre che di un autorevole esponente PD della provincia di Siracusa (che si affrettò a precisare di “essere stato invitato” senza mai chiarire però da chi). Se dunque è questo l’incontro a cui ci si riferisce, è quanto meno singolare che nel comunicato stampa ufficiale di replica all’intervista di Delrio rilasciata a “La Repubblica”, la sindaca non abbia ritenuto di fare riferimento all’autorevole, nutrita e variegata delegazione partecipante all’incontro, delegazione che le avrebbe assicurato ampia e solida copertura politica. Come non ha inteso farlo in consiglio comunale trincerandosi dietro una riservatezza istituzionale. Anche qui delle due l’una: o essa si immola in ragione dell’appartenenza tacendo sul possibile avallo nazionale avuto (il che creerebbe non poco imbarazzo al suo movimento) o potrebbe aver incontrato Delrio qualche altra volta da sola. Supposizioni, illazioni, congetture si dirà. Certo. Ma il punto vero della vicenda ormai non è se la Sindaca di Augusta Di Pietro abbia  “parlato bene” (come sostiene Delrio) o “male” (come riferisce Cancellieri) del commissario straordinario Alberto Cozzo, consigliato al telefono dai suoi sodali addirittura all’esercizio del “meretricio” politico pur di ottenere la riconferma all’Autorità Portuale, ma altro. Se, infatti, nessuno dei deputati nazionali e regionali della provincia di Siracusa appartenenti ai partiti cd. tradizionali si è premurato di chiedere le immediate dimissioni di Cozzo, è curioso che non le abbiano chieste nemmeno i big del M5S. Desta più di una perplessità poi che non lo abbia fatto ufficialmente nemmeno la sindaca di Augusta (e componente peraltro del comitato portuale), soprattutto dopo l’iscrizione nel registro degli indagati dell’avvocato catanese e dopo le imbarazzanti e spregiudicate intercettazioni pubblicate dai media nazionali sul suo conto. Né può valere l’obiezione secondo cui il mandato di Cozzo è ormai in scadenza (metà maggio 2016) perché la questione non è solo politica ma principalmente etica e morale.  Non si può non concordare dunque con Roberto Fico quando dalla piazza Duomo di Augusta gridava di voler  “…vederci chiaro…”, ma il rischio concreto è che il suo resti solo un buon proposito privo di reali e logiche conseguenze politiche. Ed intanto “Albertone” Cozzo resta al suo posto. (r.t.)

One Comment

  1. Pustizzi says:

    da notare … un altro avvocato….ma dico io con la schiera di avvocati che susiegno negli svariati alti incarichi di questa Reppublica, mi si spiega ancora perche scandali corruzione e mala affare?Perceh ancora si insitse a dare incarichi sempre ad avvocati o laureati in legge qualsivoglia?Bo?

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