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Augusta | “La passione di Cristo e l’assenza della tradizione augustana” in un’esposizione di Italia Nostra

Augusta | “La passione di Cristo e l’assenza della tradizione augustana” in un’esposizione di Italia Nostra
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Oggetti tradizionali e foto della Settimana Santa, accompagnati da suoni e colori della fede e del folklore cittadino, nonché una copia della Sacra Sindone, sono stati esposti nei giorni scorsi in una mostra dal titolo  “La passione di Cristo e l’assenza della tradizione augustana”, allestita nella chiesa di San Domenico a cura della locale sezione di Italia Nostra in collaborazione con i Templari Cattolici d’Italia e la parrocchia di Maria SS Assunta, che ha registrato larga affluenza.

“La passione di Cristo e l’assenza della tradizione augustana” è il tema della mostra sulla fede e il folklore della Settimana Santa ad Augusta, inaugurata sabato sera nella chiesa di San Domenico, rimasta aperta fino a martedì e che ha registrato una larga affluenza di visitatori. Si tratta di un’iniziativa a cura della sezione locale di Italia Nostra in collaborazione con i Templari Cattolici d’Italia, la parrocchia di Maria SS Assunta.  Sono stati esposti oggetti tradizionali e foto della Settimana Santa, accompagnati da suoni e colori della fede e del folklore cittadino, nonché una copia della Sacra Sindone. Oggetti e pannelli sono stati illustrati ragazzi dell’associazione. La mostra è stata presentata da Jessica Di Venuta, presidente di Italia Nostra Augusta alla presenza del sacerdote Alfio Scapellato, amministrazione parrocchiale della chiesa Madre verso il quale è stata espressa gratitudine per avere concesso il luogo sacro dedicato al Santo patrono della città. “Tutto questo ha un valore che è quello di tramandare le nostre tradizioni, ma le tradizioni non devono assolutamente essere il ricordo di un passato perduto, ma bensì la fiamma che alimenta il presente affinché ci possa essere un futuro. Una società che non tiene conto delle sue tradizioni si consegna a valori effimeri e non può esserci un futuro senza una precisa identità. Una mostra diversa forse dalle altre perché fortemente voluta dai giovani in un momento così particolare” ha detto Jessica Di Venuta.

Cinque gli espositori con descrizioni dettagliate su: “Domenica delle palme e quarantore” “I Babbalucchi”, “I Santuzzi”, “Il Giovedì Santo” e “Il Venerdì Santo e la Domenica di Pasqua”. “Le processioni della Settimana Santa ad Augusta – come riportato nell’espositore dei Babbalucchi –  affondano le loro radici nel ‘600, periodo in cui la città venne dominata dagli Spagnoli. Questo, è visibilissimo in molti aspetti estetici delle funzioni: la disposizione del corteo; la tipologia dei simulacri; l’abbigliamento dei confrati. I membri di ogni Confraternita, infatti, indossano durante la Settimana Santa un abito penitenziale, che fa loro assumere la denominazione di “Babbalucchi”. L’abito consiste in una lunga tunica bianca, stretta alla vita da un cordone bianco. Il capo è coperto da un cappuccio, che nella tradizione Augustana non copre il volto ma è ripiegato su se stesso, a ventaglio, sulla testa di ogni singolo confrate. Le mani dei confrati sono coperte da guanti bianchi. A distinguere le diverse Confraternite, sono i colori delle mantelline che coprono le spalle dei “babbalucchi” e i medaglioni che portano al collo”.

“Ad accompagnare le processioni della Settimana Santa ad Augusta appare le devozioni popolare che si esprime visivamente nei bambini che vestono gli abiti dei Santi maggiormente venerati in città. Tra questi gli abiti più diffusi sono sicuramente quelli da San Domenico, Sant’Antonio, San Giuseppe, Santa Rita, Santa Lucia, Santa Rosalia, Sant’Agnese, Immacolata, Madonna del Carmine, San Lorenzo, Santa Bernadette, alcuni bambini, soprattutto i più piccoli vestono da angioletti. Un altro abito molto diffuso tra le bambine e le ragazze è quello da Maria Addolorata che appare principalmente la sera del Giovedì Santo nella chiesa di San Giuseppe e il Venerdì Santo durante le processioni del Cristo morto”. Nell’espositore “I Santuzzi” è stata descritta questa tradizione molto sentita in città.

E poi la descrizione della notte scorsa e della giornata odierna si cui riportiamo alcuni passaggi: “il suono della “Tromba” echeggia per tutta la notte del Giovedì Santo tra le strade cittadine. Essa termina il suo percorso prima dell’alba, davanti la chiesa di San Giuseppe, che viene riaperta ai fedeli. Così, prima del sorgere del sole, il simulacro del Cristo Morto viene portato in processione dalla confraternita di San Giuseppe. Il percorso ha inizio con il suono della “troccola”. La processione si apre con una grande bandiera nera. Segue un confrate che porta tra le mani una Croce su cui è appeso un drappo bianco. Quindi una lunga processione di confrati e consorelle, che portano tra le mani delle lanterne per illuminare il percorso, e una fila di numerose “Addoloratine”. L’urna è seguita da un baldacchino nero richiuso su sé stesso, dalla banda musicale che intona tradizionali marce funebri locali, e dal popolo dei fedeli. La processione del Cristo Morto, offerto dalla Confraternita di San Giuseppe, non è liturgica. Nonostante il suo aspetto luttuoso, essa nasce come processione di adorazione. I confrati di San Giuseppe, prima del sorgere del sole, si recavano processionalmente nelle chiese cittadine per eseguire per l’ultima volta l’adorazione all’Eucaristia, esposta sugli Altari della Reposizione. Dopo il loro passaggio, la chiesa veniva chiusa e il “Sepolcro” veniva disfatto. In effetti, originariamente i confrati di San Giuseppe portavano con sé in processione esclusivamente una Croce. Successivamente, data la particolarità del giorno, decisero di aggiungere alla processione l’urna con il Cristo Morto. La processione termina verso l’ora di pranzo, con il rientro nella chiesa di San Giuseppe.

Nelle ore pomeridiane, all’interno delle parrocchie cittadine si svolge la lettura del brano della Passione e Morte di Cristo, tratto dal Vangelo di Giovanni. A seguire, si svolge l’adorazione della Croce e la Via Crucis. Al tramonto, i cittadini si riuniscono numerosi nella Piazza delle Grazie, dove alle prime ore del pomeriggio era stato appeso in Croce un simulacro snodabile del Cristo Morto. Così, dopo l’omelia di un sacerdote, il simulacro viene deposto dalla Croce dai Confrati dell’Immacolata e adagiato all’interno di un’urna, su un letto di camelie. Ha inizio la processione, che nella sua disposizione rispecchia quella del mattino: una grande bandiera nera; una Croce con un drappo bianco; una processione di Confrati e Addoloratine; l’urna del Cristo Morto; il baldacchino nero richiuso su sé stesso. Molto spesso, alla processione prendono parte anche associazioni religiose locali, tra cui l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Durante il percorso, all’incrocio tra via Xifonia e via Xiacche, il simulacro del Cristo Morto incontra quello di Maria Addolorata, portata in processione dall’omonima Confraternita. Questa processione, liturgica, vuole simboleggiare il percorso di Maria e i discepoli verso il sepolcro, all’interno del quale verrà richiuso il corpo senza vita di Gesù. In tarda serata, all’incrocio tra via Roma e via Xifonia, avviene l’ultimo saluto di Maria al Figlio Gesù, in un commovente rito che prende il nome di “spartenza”. Quindi, i due simulacri si dividono: quello di Maria viene portato nella chiesa di San Francesco di Paola; quello del Cristo morto viene condotto nella chiesa di Maria S.S. delle Grazie, dove verrà richiuso all’interno di una nicchia. Da questo momento, la Chiesa non svolgerà più funzioni fino alla notte del Sabato Santo, quando verrà celebrata la S. Messa della Risurrezione, dopo la Veglia Pasquale”.

La mostra è stata visitata anche dalle scolaresche. Nel corso dell’inaugurazione è intervenuto Francesco Caldara, visitatore dei Templari cattolici che ha parlato della Sacra Sindone, tracciandone, in parte, la storia. Ad Augusta lo scorso marzo due giornate sono state dedicate ai Templari e alla Sindone con il patrocinio del Comune di Augusta e in collaborazione con la locale sezione di Italia Nostra. “I Cavalieri Templari di Ieri e di Oggi e la Sacra Sindone” è il titolo della conferenza che si è tenuta in quell’occasione nella chiesa di San Domenico mentre al Santuario dell’Adonai i templari hanno esposto la copia della Sacra Sindone.

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