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Augusta| La Posta di Carola: “non sono una bulla” ho subito anche minacce di morte

13 Ottobre 2019 | by Redazione Webmarte
Augusta| La Posta di Carola: “non sono una bulla” ho subito anche minacce di morte
Attualità
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Il 5 febbraio si terrà la prima udienza del procedimento penale a carico di Carolina Saccone, fondatrice e amministratrice del gruppo social “La Posta di Carola” che conta 30 mila follower. Descritta in un articolo de “il Fatto Quotidiano” come una “bulla” ha fornito la sua versione nel corso di una conferenza stampa.

Esiste solo un procedimento penale a suo carico, la prima udienza è fissata per il 5 febbraio 2020. Carolina Saccone, trentaduenne augustana, amministratrice del gruppo social chiuso “La Posta di Carola” è stata querelata per diffamazione da Giorgia S.  In un articolo pubblicato da “il Fatto Quotidiano” il 6 ottobre scorso, dopo aver raccolto le denunce di alcune iscritte al gruppo che hanno già segnalato alla polizia postale di essere state “bullizzate”, la giornalista ha sollevato il caso. Da allora la trentaduenne augustana, come ella stessa riferisce, riceve insulti e minacce di morte. Nel corso di una conferenza stampa, alla presenza del proprio avvocato che è anche una donna, Carolina Saccone ha raccontato la sua versione dei fatti. “La Posta di Carola” che oggi conta 30 mila iscritte è un gruppo chiuso ed è nata per mettere a confronto le donne su svariati argomenti anche “proibiti”.

“In seguito all’articolo del quotidiano nazionale e che ha pubblicato documenti tratti dal gruppo, che sono oggetto del processo che deve ancora iniziare, sto subendo attacchi assurdi e minacce di morte (queste ultime oggetto di querele già presentate). Sono stata descritta come la “bulla” della porta accanto, ma in realtà i fatti si sono svolti diversamente. Le signore in questione – dice Carolina Saccone– facevano parte de “La Posta di Carola”, un giorno la madre di tale M ha pubblicato un post sulla mia vita privata sul suo profilo personale a proposito di violenze domestiche da me subite e oggetto di un’intervista pubblicata su un sito web.

Offesa ho postato senza alcun nome e riferimento questo post ne “La Posta di Carola” ma M ha fatto gli screenshot sui commenti anche delle ragazze del gruppo, inserendoli sul suo profilo personale e scatenando la loro ira, poiché veniva violata la loro privacy e quella del gruppo stesso che è chiuso. A sostegno di M – continua Carola – è intervenuta Giorgia S e insieme hanno girato un video continuando a offendermi e nominando addirittura la mia bambina. A quel punto da madre sono andata fuori dai gangheri e le ragazze del gruppo hanno reagito in mia difesa, poiché anch’esse venivano prese di mira. il resto sarà oggetto del processo.

In merito agli screenshot pubblicati dalla Lucarelli alcuni sono oggetto del processo altri non so da dove le arrivino e se siano riferibili a me o al gruppo che ribadisco è chiuso. Chi fa richiesta di entrare nel gruppo accetta le regole di accesso. Dunque anche essere bannate ove offensive nei miei confronti o nei confronti delle iscritte, visto che i temi trattati sono tra i più svariati a dispetto del bigottismo umano, perché possono parlare donne anche liberamente di sesso o quant’altro, poiché 30 mila donne possono essere emancipate anche utilizzando parole non molto sottili nella forma.

Non bullizzo nessuno ma sfido qualunque madre a non reagire quando le viene toccato l’affetto più caro. Non posso certamente controllare 30 mila donne, che sono libere di inviare messaggi privati, fare apprezzamenti ed esprimere le loro opinioni e non sarò io a impedirlo. Tutte sono i grado di pensare con la propria testa – sottolinea Carolina Saccone – e certamente non sono 30 mila pazze. Si tratta di un gruppo chiuso (che non viola gli standard della community di Facebook) offeso da altre donne e questo è veramente grave. Leoni da tastiera si sono divertiti di recente a infangare me e chi mi sta vicino, fino a programmare il giorno della mia morte”.

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