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Augusta| Non in tanti ma con le candele e il cuore in mano per i migranti.

1 Febbraio 2019 | by Redazione Webmarte
Augusta| Non in tanti ma con le candele e il cuore in mano per i migranti.
Attualità
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Fiaccolata sul sagrato della chiesa Madre, ieri sera. L’iniziativa, organizzata da Collettivo Antigone, per esprimere vicinanza e umana solidarietà ai migranti e per dire “mai più Sea Watch 3″.

Una settantina di persone, ieri sera, sul sagrato della chiesa Madre con una candela, una poesia, un pensiero o una preghiera, per dare voce alla loro umanità. “La candela come simbolo della nostra coscienza che arde e brilla nel buio. La poesia o altro per esprimere quello che il nostro cuore sente e incoraggiare la bellezza”. Questo l’invito lanciato dai promotori dell’iniziativa, Collettivo Antigone e un gruppo spontaneo di cittadini. E soprattutto l’invito a riscoprire quel senso di accoglienza che ha acceso una luce nel cuore degli augustani nel periodo in cui la città era investita largamente dal fenomeno dell’immigrazione.

“Tutti dovrebbero, prima di giudicare e sentenziare, domandarsi come mai questi “fratelli” decidono di lasciare la propria terra d’origine per affrontare un lungo ed estenuante viaggio, pieno di insidie e soprusi al quale, probabilmente, non sopravvivranno” ha detto l’arciprete di Augusta, don Palmiro Prisutto, il quale ha ricordato lo spirito di accoglienza degli augustani, citando anche una pagina della storia della città: la tragedia del Conte Rosso del 24 maggio del 1941. “In Libia sappiamo che i migranti sono trattati duramente. Mi meraviglio del fatto che – dice il parroco della chiesa Madre – ci si accanisca contro i profughi e non si agisca contro certi regimi che proteggono un certo tipo di interessi.

Ricordo quando partì l’operazione Mare Nostrum, Augusta accolse circa la metà di coloro i quali passarono attraverso  il Mediterraneo. Ricordo la grande disponibilità degli augustani a fornire vestiario e assistenza, ma anche la petizione promossa da altri per sfrattare i ragazzi ospiti nel centro emergenziale allestito nelle scuole verdi. Sicuramente non fu un segno di civiltà fare quel tipo iniziativa. L’Europa (Spagna, Francia, Portogallo, Belgio, Olanda, Inghilterra, Irlanda, Germania) non ha conquistato l’Africa sfruttandola, ha inviato armi ai regimi dittatoriali dell’Africa, non ha destabilizzato quel continente? Ma quell’Europa che ancora dice di essere cristiana, ma che ha rinnegato le radici cristiane.

I nostri libri di storia sono una cronaca di tutte le guerre che l’Europa ha fatto in 2000 anni. Come dimenticare la tratta degli schiavi che assomiglia molto anche alla tratta dei migranti di oggi. Queste cose non si possono dimenticare, se perdiamo la coscienza storica diventiamo inumani. La storia avrebbe dovuto insegnarci tante cose, ma abbiamo la memoria labile, debole, dimentichiamo quasi subito le sofferenze dell’umanità. Abbiamo celebrato la giornata della memoria, celebreremo a giorni la giornata del ricordo, ma questa umanità che tipo di cammino ha intrapreso?

Sull’immigrazione molti più che parlare manifestano odio, rancore, anche molta ignoranza sulla vicenda, anche i nostri ragazzi i quali magari non si rendono conto che al posto di quei compagni che hanno la pelle di colore diverso avrebbero potuto esserci loro, perché nessuno di noi ci ha messo un qualcosa di proprio per nascere in Italia o altrove. Se di fronte alla sofferenza dell’umanità ci tiriamo indietro o addirittura li respingiamo, come sta avvenendo, noi non siamo più uomini.

Dobbiamo recuperare questo senso di umanità, che è un sentimento che ci può accomunare al di là di ogni ideologia e di ogni fede religiosa. Siamo esseri umani, sono esseri umani, dobbiamo essere umani, altrimenti è inutile non solo pregare, ma anche manifestare per qualunque causa nobile che tante volte ci vede riuniti. Parecchie volte mi chiedo quanti siamo? E rispondo: non è importante sapere quanti siamo, l’importante è esserci”.

Don Giuseppe Mazzotta, parroco della chiesa di san Giuseppe Innografo, ha sottolineato che il vero problema non è Matteo Salvini ma tutti coloro che hanno dimenticato che siamo un popolo di emigranti. Il sacerdote ha ricordato che anche gli italiani hanno viaggiato da clandestini per raggiungere mete dove costruire le basi per un roseo futuro e in molti ci sono riusciti. Ha rammentato i tempi in cui si è trovato a parlare con gente emigrata in Canada, Paese in cui, queste persone hanno fatto fortuna e che oggi, però, parlando dei migranti sostengono: “noi però eravamo diversi”. “Ma diversi perché? Si chiede padre Mazzotta. Non siamo forse un popolo di emigranti, i ragazzi della nostra terra ancora oggi partono per trovare lavoro. E allora così facendo sottraggono occupazione agli abitanti del luogo dove si trasferiscono”?

“Gli slogan, purtroppo ci colpiscono più della poesia”, ha detto Mariagrazia Patania, portavoce di Collettivo Antigone, all’inizio della manifestazione. Sono stati letti articoli della Costituzione e brani scritti dai protagonisti del viaggio della speranza o da gente augustana, il cui cuore batte per una giusta causa come quella che si vuole combattere senza armi per sconfiggere l’indifferenza e la disumanità, l’orgoglio di quel patriottismo che dimentica che viviamo tutti sotto lo stesso cielo e che siamo uguali. Tra le persone riunite, un ragazzino ospite della comunità Giuseppe Catalano e una mamma adottiva, la quale nel presentare il giovane migrante che ha accolto nella propria famiglia dice: “a tutti coloro i quali parlano di buonismo e gridano: portateveli a casa riferendosi ai migranti  rispondo: “questo è mio figlio”.

“Lasciate a casa politica, polemiche, bandiere, sigle e qualsiasi cosa possa allontanarci dal fulcro della questione: l’umanità” avevano detto i promotori della fiaccolata e così è stato. Ma tra le decine di persone che si sono raccolte sul sagrato c’erano rappresentanti del Comitato 18 Aprile, dell’Afi, della Cgil, esponenti di Articolo Uno, due consiglieri comunali, parrocchiani, famiglie affidatarie e associazioni a sostegno dell’accoglienza. Certo le persone non erano tante e i curiosi osservavano da lontano tenendosi a debita distanza da una posizione che reputano una minaccia sia per un governo che sono convinti stia tirando dritto per il bene degli italiani sia per quella loro esistenza che, pur tra le quotidiane difficoltà, le malattie, la povertà non ha la minima idea di cosa possa significare essere migrante, essere costretto a rischiare la vita per ambire a un avvenire più da esseri umani.

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