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Augusta| Operazione Xiphonia – Porto turistico, “un castello di fatture false”

16 Ottobre 2018 | by Redazione Webmarte
Augusta| Operazione Xiphonia – Porto turistico, “un castello di fatture false”
Cronaca
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L’elemento fondante dell’operazione Xiphonia, spiegano gli inquirenti in conferenza stampa, è stata la “circolarità finanziaria in un castello di fatture false”. Ai domiciliari due imprenditori noti in città, Alfio Fazio e Antonino Ranno. Il primo si occupa di attività marittime, il secondo è nell’edilizia.

Quella del nucleo operativo della Guardia di Finanza di Siracusa è stata una indagine penetrante e molto tecnica: dalle intercettazioni ambientali a quelle telefoniche, naturalmente all’insaputa degli indagati.  Una attività investigativa certamente corroborata dalle testimonianze rese da vari soggetti e, soprattutto, da una ingentissima mole di documentazione bancaria, sostenuta dalla consultazione dai dati bancari in uso alla GdF.

I reati oggi contestati ai due imprenditori, quello marittimo Alfio Fazio, e quello “terrestre” Antonino Ranno, sono truffa ai danni dello Stato, fatture per operazioni inesistenti, indebita compensazione, associazione per delinquere. E gli inquirenti non hanno esitazione alcuna nell’indicare Alfio Fazio la “mente”, “il promotore, ideatore ed organizzatore dell’azione crimonosa”, riconoscendo in Antonino Ranno, amministratore dell’azienda edile, “il braccio esecutore”.

I nomi dei due imprenditori, gli unici ad essere stati raggiunti da misura cautelare (domiciliari), compariranno in una seconda velina diramata dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Siracusa, all’interno dello stesso testo dove, invece, i due nomi non comparivano affatto. Difatti, nel corso di tutta la conferenza stampa in via Epicarmo, gli inquirenti sceglieranno di chiamare i due imprenditori augustani “Alfa” e “Beta” riconoscendo con forza il rispettivo ruolo e “esperienza nel settore portuale ed edile”. Il sequestro, come ben specificato nel corso della conferenza stampa, non riguarda il porto turistico in questione: l’opera, infatti, potrebbe proseguire “a vivere”, essendo stata data in concessione per i prossimi 50 anni. Il sequestro riguarderebbe invece somme di denaro ed immobili per 7 milioni di euro, a fronte dei 22 miloni di fatture “false” emesse. Le indagini non si fermano qui: in esecuzione ulteriori acquisizioni e perquisizioni nelle abitazioni dei soggetti in custodia cautelare.

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I finanziamenti richiesti per la realizzazione dell’opera ammonterebbero a 9 milioni di euro circa, ma alla famiglia Fazio, riferiscono gli inquirenti, sarebbe stata liquidata solo la prima tranche di due milioni, mentre la seconda e la terza pare risulterebbero bloccate. L’indagine inizia nel febbraio 2017 a seguito di un controllo fiscale della Gdf all’azienda Ranno (azienda Beta). Le notizie di reato verranno inviate alla Procura a fine marzo, un mese dopo, cosi si comincia a lavorare attraverso intercettazioni telefoniche e controlli bancari. Il tutto finirà sul tavolo della procura al vaglio del sostituo procuratore Salvatore Grillo, colui che ha “confezionato” i presunti capi d’accusa, “palesi” agli occhi degli investigatori.

Valore dell’opera da realizzare, circa 17 milioni di euro, ma agli investigatori salta subito agli occhi che il finanziamento richiesto supera di molto la cifra già spesa dagli imprenditori, ciò in considerazione del fatto che la Società A (Fazio), soprattutto, avrebbe avuto a sua disposizione mezzi e materiale in magazzino. Ed è proprio in tale frangente che gli investigatori si accorgono delle “fatture gonfiate” in questa operazione che ha, comunque, origine amministrativa e il cui elemento distintivo è quello “associativo”. Il sostituto procuratore Grillo è lungimirante: se l’azione non fosse stata bloccata in tempo, si sarebbe andati incontro ad una conseguente evasione dell’IVA per un importo pari a 5 milioni di euro.

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