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Augusta| Processo Oikothen, assoluzione dell’ex sindaco Carrubba. Il tribunale ha depositato le motivazioni

29 Marzo 2016 | by Rosa Tomarchio
Augusta| Processo Oikothen, assoluzione dell’ex sindaco Carrubba. Il tribunale ha depositato le motivazioni
Cronaca
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Roberto Passanisi e la moglie Anna Bucceri non credibili, mentre Piero Castro e Pippo Amara hanno riferito notizie “de relato”.

Sono state depositate nei giorni scorsi le motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Siracusa ha assolto con formula ampia (“perché i fatti non sussistono”) l’ex Sindaco di Augusta Massimo Carrubba dalle accuse di tentata concussione nei confronti dell’ex dirigente del Comune di Augusta Roberto Passanisi e di abuso d’ufficio per avere partecipato alla conferenza dei servizi tenutasi a Palermo il 16.11.2005 per l’approvazione della piattaforma polifunzionale “Oikothen,  nella quale espresse  peraltro parere non favorevole. In 94 pagine i Giudici ripercorrono la complessa vicenda ambientale che per anni è stata utilizzata anche come strumento di lotta politica a danno dell’ex Sindaco e che ha visto divisa l’opinione pubblica fra innocentisti e colpevolisti. Nella prima parte la sentenza sintetizza in maniera puntuale le dichiarazione dei vari testi che sono sfilati sul banco dei testimoni mentre, nella seconda, illustra i motivi che stanno alla base della decisione ampiamente assolutoria. Il Collegio del Tribunale (Presidente dott.ssa Storaci, a latere dott.ssa Pappalardo e dott. Santoro) ha stabilito che “… all’esito dell’istruttoria dibattimentale, le dichiarazioni rese dalla parte civile Passanisi Roberto non risultano idonee a superare il necessario vaglio di credibilità soggettiva e attendibilità intrinseca al racconto, giacché presentano profili di illogicità e confliggono in parte con altre risultanze processuali di natura documentale e normativa”.  Secondo i giudici “…non può revocarsi in dubbio che la tardiva (rispetto al momento della presentazione) trasmissione del progetto “Oikothen” all’ufficio Ecologia non ha comportato alcuna lesione delle competenze dirigenziali del Dott. Passanisi, atteso che non era normativamente previsto che lo stesso espletasse le proprie funzioni in quella fase, né tantomeno che esprimesse il parere emesso il 14.4.04 (diversamente da quanto sostenuto dall’imputato in procedimento collegato Amara Giuseppe).”. Sempre secondo il collegio penale poi, la “…versione dei fatti (ndr: raccontata dall’ex dipendente comunale) secondo la quale il Passanisi sarebbe stato di fatto esautorato delle proprie competenze a seguito della reazione del sindaco Carrubba prontamente attuata dopo il 14.4.2004 risulta smentita dal dato documentale. (….) nessuna destituzione di fatto si era verificata ai danni del dott. Passanisi dopo il parere del 14.4.2004.”. I giudici aggiungono inoltre che “Pure nel prosieguo della narrazione della parte civile sono emersi elementi atti ad inficiarne la credibilità perché viziati da illogicità ed in contrasto con altre risultanze processuali.”. In ordine poi alla questione relativa alla faglia tanto dibattuta “….poichè dagli atti del processo non risulta che dopo il 19.10.04 il Passanisi fosse stato invitato ad esprimere parere sul progetto modificato (…)” la sentenza chiarisce come “…non si comprende quale parere favorevole o, in ogni caso, mitigato dal mancato riferimento all’esistenza della faglia sarebbe stato sollecitato dal sindaco Carrubba al Passanisi. Inoltre è illogico prospettare un timore del sindaco Carrubba per l’evidenziata presenza della faglia cui si sarebbe dovuto porre rimedio omettendo di farne menzione a seguito della presentazione del nuovo progetto Oikothen, atteso che si trattava di circostanza ormai nota a diversi organi ivi compreso il Commissario Delegato per emergenza rifiuti…” che poi autorizzò il progetto, mentre “….proprio il sindaco Carrubba, che avrebbe esercitato le pressioni sul Passanisi, il 30.11.2004  (prot. n.28237) aveva inviato una relazione in merito alla richiesta di pronuncia compatibilità ambientale (….)” inviata a tutti gli enti interessati nella quale “… a pag.13,  venivamo richiamate le argomentazioni contenute nella nota prot.n.568/EC del 14.4.2004 del VII settore (ndr: a firma  del Passanisi) che veniva allegata. Secondo i giudici “ …in altri termini non si comprende per quale ragione il sindaco Carrubba avrebbe sollecitato il Passanisi affinché esprimesse una posizione in contrasto con la sua e negasse la presenza della faglia che egli stesso aveva messo in luce”.  Per quanto riguarda l’altro aspetto contestato nel capo d’imputazione relativo alla partecipazione alla conferenza dei servizi, il Tribunale da una parte stabilisce in maniera inequivocabile che “…il sindaco Carrubba e il dirigente dell’ufficio urbanistica hanno legittimamente  preso parte alla conferenza dei servizi del 16.11.2005 ed altrettanto legittimamente hanno espresso il parere loro richiesto…. Nessuna violazione di legge è pertanto configurabile a carico dell’imputato….” mentre dall’altra chiarisce come “…invece nessun parere avrebbe dovuto esprimere in vista della conferenza dei servizi il dott. Passanisi perché mai invitato a prendervi parte dall’organo competente (ndr: cioè dal Commissario Delegato della Regione Siciliana)”. La sentenza non manca di soffermarsi sulla testimonianza resa in aula dalla moglie del Passanisi, Anna Bucceri, precisando come “… le sue affermazioni in ordine alle ragioni del mancato rinnovo del suo incarico dirigenziale sono state sconfessate dai soggetti  chiamati (ndr: da essa stessa in causa) e, conseguentemente, sono risultate inficiate sotto il profilo della necessaria credibilità.”.  In merito ai testi d’accusa Castro Piero ed Amara Giuseppe, la sentenza evidenzia come le loro  “…dichiarazioni non possono essere poste a fondamento di un giudizio di colpevolezza dell’imputato proprio perché la loro fonte è costituita dalla parte civile Passanisi che, come detto in precedenza,non ha reso una testimonianza connotata dal necessario carattere della credibilità”.  Uno spazio la sentenza lo dedica infine anche alla figura di Pippo Amara. Secondo i giudici “sorge spontaneo il dubbio (che tale rimane in assenza di conferme) che Amara Giuseppe, come riferito da Blandino Fabrizio, possa avere avuto –  almeno in una prima fase – mire personali di natura economica nei confronti del progetto Oikothen giacché non si comprenderebbe come il medesimo, che ha dichiarato di non avere svolto alcun ruolo politico nella vicenda e che non ha rivestito alcuna funzione formale nell’ambito del procedimento finalizzato al rilascio dell’autorizzazione per la realizzazione della piattaforma in questione, abbia incontrato personalmente presso la propria abitazione l’ing. Gionfrido – tecnico progettista della Oikothen….Nè può costituire una valida giustificazione il semplice fatto che Amara Giuseppe sia un geologo perché tale sua specializzazione professionale non lo legittima di per se ad occuparsi del progetto Oikothen, né tantomeno – alla luce dei fatti sopra descritti –  può dirsi che lo stesso abbia agito quale semplice  cittadino”. Questa la sentenza. Come si ricorderà, i fatti risalgono al 2004 – 2005 e l’inchiesta (che creò molto scalpore in città e negli ambienti politici provinciali), sorta in base alla denuncia di un candidato alle elezioni comunali 2003 della lista “NUOVO PSI” riconducibile a Pippo Amara, decollò solo nell’ottobre del 2007 – proprio in prossimità della campagna elettorale per le comunali 2008 – sulla scorta delle dichiarazioni rese al sostituto procuratore Maurizio Musco dall’ex dirigente all’ecologia del Comune di Augusta Roberto Passanisi che, in diversi interrogatori,  denunciò minacce e pressioni oltre che ritorsioni compiute dall’ex sindaco Carrubba sia nei confronti suoi che della moglie Anna Bucceri, anche essa allora dipendente comunale. Il PM Maurizio Musco, all’epoca titolare del procedimento, ritenne nel corso delle indagini di sentire, tra gli altri, come persone informate sui fatti anche gli ex consiglieri comunali Rosario Salmeri e Piero Castro nonché Pippo Amara, tutti poi citati da Musco come testi d’accusa contro Carrubba nel processo appena conclusosi. A distanza dunque di 11 anni dai fatti e dopo ben 7 anni di processo, come già accaduto nel Novembre del 2013 per l’ex assessore all’ecologia Nunzio Perrotta assolto dal GUP di Siracusa con formula piena, anche per l’ex primo cittadino di Augusta Massimo Carrubba è giunta l’assoluzione “perché i fatti non sussistono”.

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