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Augusta| Prosegue l’indagine sui lavori eseguiti a Punta Izzo, lo dispone il Gip

29 Ottobre 2019 | by Redazione Webmarte
Augusta| Prosegue l’indagine sui lavori eseguiti a Punta Izzo, lo dispone il Gip
Attualità
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Il Giudice per le indagini preliminari di Siracusa Andrea Migneco ha disposto la prosecuzione delle indagini riguardanti i lavori eseguiti in località Punta Izzo, propedeutici alla realizzazione di un poligono di tiro militare. Gip che ha emesso un’ordinanza di integrazione indagini. Il Pm ne aveva chiesto l’archiviazione. A tale richiesta si è opposto il coordinamento Punta Izzo Possibile.

Le indagini per appurare eventuali responsabilità ai danni del paesaggio proseguiranno. Lo ha deciso il Giudice per le indagini preliminari di Siracusa Andrea Migneco, che ha accolto l’opposizione degli attivisti del coordinamento Punta Izzo Possibile alla richiesta di archiviazione del Pubblico ministero. “Nessun regime derogatorio in favore delle forze armate per i loro interventi edilizi e urbanistici. Il motivo è tanto semplice quanto inopinabile: “anche le opere destinate alla difesa militare sono soggette alle leggi sulla tutela del paesaggio”. Lo dichiara Giammarco Catalano, attivista del coordinamento Punta Izzo Possibile commentando l’ordinanza di integrazione indagini firmata dal Gip “L’indagine – ricorda Catalano – avviata nel luglio 2017, nasce  su impulso delle denunce depositate in Procura della Repubblica dal coordinamento Punta Izzo Possibile che documentavano, attraverso materiale video e fotografico, l’avvenuta esecuzione di lavori edilizi e di trasformazione paesaggistica e ambientale commissionati dal Genio militare per la Marina ed eseguiti da una ditta locale sulla costa di  Punta Izzo, in territorio di Augusta: un incantevole sito naturalistico e archeologico affacciato sul Mar Ionio, decantato da Tomasi di Lampedusa per la sua “selvaggia” bellezza e il “mare color dei pavoni”, di cui da oltre 3 anni un comitato di cittadini chiede la  smilitarizzazione per farne un parco naturale e letterario e  fermare il progetto, voluto dal Ministero della Difesa,  di un nuovo poligono di tiro in cemento armato sopra la scogliera.

In quest’area i lavori oggetto dell’indagine condotta dal Pubblico ministero, Tommaso Pagano, sono consistiti nella realizzazione di una recinzione, fissata con cemento sulla scogliera a pochi passi dal mare, attorno al fabbricato che fino al 1997 è stato utilizzato come poligono di tiro. Con lo stesso intervento si è inoltre proceduto a murare gli accessi dello stesso manufatto, dopo aver collocato al suo interno rifiuti e scarti edili, sfalci e materiali di risulta di vario genere. Inoltre attraverso l’ausilio di mezzi meccanici, la ditta incaricata dal Genio militare ha rimosso la vegetazione mediterranea che, a fatica, nel corso dei decenni era cresciuta ai margini del poligono e sopra il terrapieno un tempo utilizzato per contenere i colpi di arma da fuoco”. Per il coordinamento si sarebbe trattato di opere poco compatibili con il vincolo d’inedificabilità assoluta e le stringenti prescrizioni di tutela che insistono lungo l’intero comprensorio costiero di Punta Izzo. “Da qui le denunce – aggiunge Catalano –  e l’apertura di un fascicolo d’indagine da parte della Procura, a cui è seguita la richiesta di archiviazione del Pm, giustificata dall’entrata in vigore, nel marzo 2018, della norma del Piano paesaggistico di Siracusa che esonera arbitrariamente dai vincoli d’inedificabilità “le opere necessarie agli adempimenti propri dell’amministrazione militare”.

Alla richiesta di archiviazione si sono opposti gli attivisti di Punta Izzo Possibile, sottolineando: “l’illegittimità dalla norma del Piano paesaggistico”. “Attenderemo i risultati dell’indagine del Pubblico ministero, che dovrà decidere se richiedere il rinvio a giudizio degli eventuali responsabili del reato oppure reiterare la richiesta d’archiviazione. Tuttavia, al di là degli esiti dell’inchiesta, l’importanza di questa pronuncia del Gip di Siracusa, ai fini della protezione del paesaggio siciliano e, in particolare, siracusano  consiste nell’aver lucidamente ribadito, come raramente avvenuto fino ad oggi in sede penale, che  le opere militari, laddove ne sia programmata la realizzazione in aree protette,  devono rispettare la normativa paesaggistica e ambientale come avviene per qualunque altra opera dello Stato.  E ciò vale per il poligono di Punta Izzo – conclude Giammarco Catalano – come per tutti gli altri progetti militari che il governo nazionale impone a territori e comunità locali. Da oltre 3 anni il coordinamento Punta Izzo possibile chiede la smilitarizzazione per farne un parco naturale e letterario e  fermare il progetto, voluto dal ministero della Difesa,  di un nuovo poligono di tiro in cemento armato sopra la scogliera”.

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