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Augusta| Resti ad Augusta il relitto del barcone naufragato il 18 aprile del 2015

18 Dicembre 2017 | by Redazione Webmarte
Augusta| Resti ad Augusta il relitto del barcone naufragato il 18 aprile del 2015
Attualità
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Il relitto del barcone naufragato il 18 aprile del 2015 a largo delle coste libiche, dal pontile Nato della Marina militare, dove si trova da un anno e mezzo, potrebbe essere trasferito a Milano con un esborso pari a 600 mila euro per le casse statali.

Il “Comitato 18 aprile” richiede con forza che il peschereccio rimanga ad Augusta e lo fa soprattutto ora alla luce l’emendamento alla legge finanziaria  di cui è primo firmatario il deputato nazionale del Pd, Lia Quartapelle. Emendamento che è stato approvato dalla commissione Difesa e che approdato in commissione Bilancio  alla Camera per autorizzare il ministero della Difesa a impiegare oltre  mezzo milione di euro  per il trasferimento del peschereccio nel capoluogo lombardo.

Sorvolando sulle difficoltà tecniche di trasferire un relitto di queste dimensioni da Augusta a Milano (ricordiamo il viaggio sulla stessa direttrice del sommergibile Enrico Toti) – dichiara Cettina Saraceno, portavoce del comitato – ci preme richiamare i dati principali della  vicenda, poiché ci sembra che da una parte se ne disconoscano gli aspetti e, dall’altra, si tenda a ignorare la proposta e la voce della comunità locale più sensibile e impegnata sul fronte dell’accoglienza che, ancora una volta, si è fatta sentire alta durante la “Giornata Interistituzionale del  Migrante” svoltasi ad Augusta lo scorso 15 novembre nella chiesa di San Giuseppe Innografo”. Il comitato ricorda che il barcone, a conclusione delle complesse operazioni di recupero, è arrivato  nel porto di Augusta il 30 giugno del 2016 per la pietosa opera di rimozione e riconoscimento delle centinaia di salme  imprigionate all’ interno del relitto. Ricordiamo che i morti sono stati circa 700.

Per iniziativa dei parroci, della Cgil, di Legambiente e di persone sensibili e impegnate sul fronte delle migrazioni, poche settimane dopo si è costituito  il “Comitato 18 aprile”, con lo scopo di serbare la memoria del tragico naufragio del 2015 e per sostenere e alimentare la solidarietà che gli augustani hanno dimostrato e dimostrano nei confronti di chi è costretto a lasciare il proprio paese. Promuovere la cultura dell’accoglienza, fare informazione e confrontarsi sia localmente sia con altre e diverse realtà sulle migrazioni, fenomeno storico e non più di emergenza, sulle sue cause,  sulla prioritaria necessità di tutelare i diritti umani, sulla convivenza, sullo stato delle cose e sulle politiche adottate nel nostro Paese ed in Europa, sono alcuni degli obiettivi che il “Comitato 18 aprile” si propone di perseguire.

Comitato che, dopo aver chiesto ripetutamente al governo nazionale di decretare la  definitiva permanenza del relitto ad Augusta, ha manifestato la volontà di creare un “Giardino della memoria”  dedicato alle vittime delle migrazioni nell’area esterna della chiesa all’aperto di Monte Tauro.

“La nostra richiesta – aggiunge Saraceno – ha trovato la simpatia di tanti e l’aperto sostegno del sindaco di Augusta che l’ha condivisa e formalmente perorata alle istituzioni competenti che però, finora,  non hanno  risposto, neppure con un diniego. Come interpretare questo sconcertante silenzio? Adesso arriva l’emendamento  che autorizza, “in favore del ministero della Difesa, la spesa di 600 mila euro per l’anno 2018 per le operazioni di messa in sicurezza, trasporto e installazione all’Università degli studi di Milano del relitto del naufragio avvenuto il 18 aprile 2015 nel Canale di Sicilia. A un anno e mezzo di distanza dall’ingresso nel porto di Augusta del barcone, da dove da gran tempo sono state rimosse le salme, cadute nel dimenticatoio le grandi dichiarazioni di principio degli esponenti di governo e i loro progetti di portare il relitto del barcone a Bruxelles, insistiamo nel chiedere di non privare Augusta, da quasi un lustro prima città in Italia per numero di sbarchi di migranti, di questo simbolo del fenomeno più drammatico dei nostri tempi e segno di rispetto per le vittime. Senza spese per il bilancio dello Stato e utilizzando meglio quei 600mila euro per salvare vite umane nel Canale di Sicilia, lo si collochi qui, nel  “Giardino della Memoria”, a testimonianza del drammatico evento del 18 aprile 2015 e di altre simili tragedie che continuano a susseguirsi”.

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