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Augusta | Rigettato dal Tar il ricorso della candidata al Consiglio comunale Cristina Stelo

Augusta | Rigettato dal Tar il ricorso della candidata al Consiglio comunale Cristina Stelo
Politica
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Il ricorso presentato da Cristina Stelo, per l’annullamento del verbale di proclamazione dei consiglieri comunali eletti nella lista “Civica per Augusta” è stato rigettato dalla seconda sezione del Tar di Catania. La ricorrente, risultata prima dei non eletti, riteneva che il risultato ufficiale relativo ai voti di preferenza complessivamente espressi in suo favore fosse stato viziato dagli errori compiuti da parte dell’ufficio elettorale centrale e dalle erronee determinazioni assunte in alcune sezioni in merito ad alcune schede.

La seconda sezione del Tar di Catania ha rigettato il ricorso proposto da Maria Cristina Stelo, per l’annullamento del verbale di proclamazione dei consiglieri comunali eletti nella lista “Civica per Augusta”, in occasione delle elezioni amministrative dello scorso autunno. Stelo ha rappresentato che, nell’ambito delle consultazioni elettorali tenutesi nei giorni 4 e 5 ottobre 2020 (primo turno), e nei successivi giorni 18 e 19 ottobre (turno di ballottaggio) per il rinnovo della carica di Sindaco e del Consiglio Comunale del Comune di Augusta, era stata candidata nella lista “Civica per Augusta”, collegata al candidato sindaco Giuseppe Gulino. A conclusione delle operazioni elettorali, era stato proclamato sindaco Giuseppe Di Mare e quali consiglieri comunali, per la lista nella quale ella era stata candidata, Salvatore Serra, Corrado Amato e Maria Grazia Patti. La ricorrente, risultata prima dei non eletti, riteneva che il risultato ufficiale relativo ai voti di preferenza complessivamente espressi in suo favore fosse stato viziato dagli errori compiuti da parte dell’ufficio elettorale centrale e dalle erronee determinazioni assunte in alcune sezioni in merito ad alcune schede.

Effettuando la somma dei voti di preferenza annotati nei verbali di sezione le sarebbero spettati, nel complesso, 191 voti, anziché 188, quanti indicati, a suo parere per un mero errore materiale di calcolo o di copiatura, nel verbale delle operazioni dell’ufficio elettorale. L’errore sarebbe stato decisivo in quanto avrebbe comportato la sua errata collocazione nella graduatoria di lista dopo la candidata Maria Grazia Patti per la quale nel medesimo verbale delle operazioni dell’ufficio elettorale erano stati indicati 189 voti di preferenza.

Lamentava inoltre, che, per almeno 21 schede votate, i seggi elettorali avrebbero annullato, o comunque non le avrebbero attribuito il voto di preferenza espresso in suo favore in quanto erroneamente indicato nello spazio corrispondente della lista denominata “Augusta 2020”, collegata allo stesso candidato sindaco, riconoscendo valido soltanto il voto di lista o quello per il candidato sindaco. Riteneva illegittimo tale annullamento in quanto, a suo parere, non si sarebbe potuto dubitare, in tali casi, della volontà dell’elettore di esprimere la preferenza in suo favore.

Il legale di Patti ha ritenuto generici i motivi di ricorso, oltre che carenti sul piano probatorio, essendosi la ricorrente limitata a produrre i verbali delle singole sezioni. Evidenziava, poi, che, all’esito del riconteggio, sarebbero risultati anche in suo favore 191 voti di preferenza, che le avrebbero comunque assicurato l’elezione. All’esito della verifica effettuata anche dal collegio della somma effettiva di preferenze ottenute dalla ricorrente, il ricalcolo è risultato esatto ma altrettanto fondati risultano i rilievi contenuti nelle difese della candidata Patti la quale, in termini speculari, ha altrettanto esattamente evidenziato, sempre sulla base delle risultanze dei medesimi verbali di sezione, che la somma complessiva delle preferenze espresse in suo favore, corrisponde, anche nel suo caso, a 191 voti, precisando che tale risultato di parità le garantirebbe comunque la prevalenza sulla ricorrente, in quanto inserita, nell’ordine della lista elettorale, in posizione antecedente. Per i giudici del Tar è infondato è anche il secondo motivo di ricorso con il quale la ricorrente ha dedotto l’illegittimità dell’annullamento di numerose preferenze espresse in suo favore perché “la tesi della ricorrente è sfornita di fondamento normativo e, prim’ancora, di adeguati riscontri probatori”.

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