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Augusta | Sequestro depuratore Ias, dove scaricano le industrie? Per Natura Sicula violano il provvedimento

Augusta | Sequestro depuratore Ias, dove scaricano le industrie? Per Natura Sicula violano il provvedimento
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“Sequestro depuratore Ias. Le industrie violano il provvedimento del giudice. Gli impianti continuano a funzionare, nel silenzio generale di tutti, facendo arrogantemente prevalere, come sempre, il profitto al diritto alla salute dice Fabio Morreale, presidente di Natura Sicula Siracusa: “ci auguriamo – aggiunge – che la magistratura faccia serenamente e fino in fondo il proprio lavoro, difendendoci una volta per tutte da un avvelenamento dell’aria, dell’acqua, del suolo e del sottosuolo che ormai continua indisturbato da 70 anni”.

Dopo il sequestro del depuratore IAS da parte del Gip del Tribunale di Siracusa, dove stanno scaricando i fanghi le industrie del petrolchimico Questa è una domanda che si pone Fabio Morreale, presidente di Natura Sicula Siracusa. “Visto che le aziende non hanno alternative allo smaltimento, la conseguenza del provvedimento della magistratura doveva essere, per forza di cose, la chiusura degli impianti. Questi invece continuano a funzionare, nel silenzio generale di tutti, facendo arrogantemente prevalere, come sempre, il profitto al diritto alla salute, e continuando a conferire i reflui industriali. Ne consegue una chiarissima violazione del provvedimento di sequestro in quanto in esso è ben specificato che “il depuratore dovrà continuare ad operare solo con riferimento ai reflui domestici, senza più poter consentire l’immissione dei reflui provenienti dalle grandi aziende del polo industriale”.

“Il depuratore Ias, costruito a Marina di Priolo negli anni 80 del Novecento – ricorda Morreala era destinato alla depurazione dei reflui di Priolo e Melilli, e ai fanghi delle grandi industrie del petrolchimico: Versalis Spa, Sonatrach Raffineria Italiana Srl, Esso Italiana srl, Sasol Italy spa., Isab srl, Priolo Servizi Scpa. Il 15 giugno scorso il giudice lo ha sequestrato con l’accusa di aver causato un “disastro ambientale aggravato” dell’aria e del mare, e dichiarandolo totalmente inadeguato al trattamento dei fanghi industriali. Secondo la Procura la gestione del depuratore, avvenuta abusivamente con autorizzazioni non conformi, e avrebbe prodotto fra il 2016 ed il 2020 “l’immissione non consentita in atmosfera di circa 77 tonnellate all’anno di sostanze nocive (fra cui alcune sostanze cancerogene come il benzene) e di oltre 2500 tonnellate di idrocarburi in mare”.

L’avvelenamento, sia chiaro, è ancora in corso. Di fronte alla gravità di tali accuse appaiono inaccettabili e offensive le parole in difesa del petrolchimico e indifferenti al disastro ambientale di alcuni miserrimi esponenti politici, la cui sopravvivenza – sottolinea il presidente di Natura Sicula – è strettamente legata ai voti che riescono a raccattare tra il personale delle industrie. Blanda la reazione dei cittadini, assuefatti e influenzati come sempre dal ricatto occupazionale. Ci auguriamo – conclude Fabio Morreale – che la magistratura faccia serenamente e fino in fondo il proprio lavoro, difendendoci una volta per tutte da un avvelenamento dell’aria, dell’acqua, del suolo e del sottosuolo che ormai continua indisturbato da 70 anni.

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