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Augusta | Sfollamento delle sezioni del carcere pericolose. Lo chiede Di Carlo del Cnpp

Augusta | Sfollamento delle sezioni del carcere pericolose. Lo chiede Di Carlo del Cnpp
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Casa reclusione di Augusta, aggressione ai danni del personale di Polizia penitenziaria. Dopo l’ultimo episodio di violenza il dirigente nazionale del Cnpp Massimiliano Di Carlo chiede: “l’immediato sfollamento delle sezioni ritenute di estrema pericolosità dalla direzione del carcere”. Il sindacalista scrive al capo del Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria Carlo Renoldi. Nota inviata anche alla ministra della Giustizia Marta Cartabia.

Dopo l’ultima aggressione in carcere ai danni del personale di Polizia penitenziaria il dirigente nazionale del Cnpp Massimiliano Di Carlo chiede: “L’immediato sfollamento delle sezioni ritenute di estrema pericolosità dalla direzione del carcere, per l’ordine e la sicurezza della casa di reclusione e della comunità e l’immediato rinforzo significativo di organico di personale di Polizia penitenziaria”. Richiesta contenuta, nero su bianco, in una nota che il sindacalista ha inviato al capo del Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria Carlo Renoldi.

“Sembrerebbe anche che la direzione del carcere di Augusta, abbia più volte chiesto e sollecitato il trasferimento di alcuni detenuti, i quali hanno dato probabilmente modo di essere considerati pericolosi e violenti” scrive il sindacalista nella missiva, inviata, per conoscenza, anche:  alla ministra della Giustizia Marta Cartabia, al direttore generale del Personale e delle Risorse, Massimo Parisi, al direttore generale dei detenuti e del Trattamento Gianfranco De Gesu, al provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria Cinzia Calandrino, alla direttrice della casa di reclusione di Augusta Angela Lantieri, al segretario generale Fsa-Cnpp Giuseppe Di Carlo e al segretario regionale Fsa-Cnpp, Domenico Del Grosso Paceto.

 “Ci vediamo nuovamente impegnati, nostro malgrado, a dover segnalare l’ennesimo, ripetuto, sfiancante e deprimente, grave episodio di aggressione ai danni della Polizia penitenziaria nella casa di reclusione di Augusta. Una situazione da tempo immemore non più tollerabile e non si comprende come si riesca ancora a svolgere il servizio giornaliero all’interno di una tale polveriera”., Nel pomeriggio del 23 marzo appena trascorso – ricorda Massimiliano Di Carlo –  durante una normale attività di controllo mirata in alcune “stanze di pernottamento” – (in realtà sappiamo tutti molto bene che trattasi di celle di detenzione), i detenuti, nel momento nel quale veniva chiusa la porta della saletta dove erano stati in precedenza temporaneamente allocati, così da consentire al personale in servizio di effettuare i previsti controlli, hanno deliberatamente forzato la porta della saletta uscendo tutti in massa nel corridoio della sezione, rifiutando di rientrare nelle celle ed impedendo la realizzazione della perquisizione, permettendo per di più a uno dei detenuti, il più rivoltoso del gruppo, di aggredire violentemente prima due ispettori del corpo di Polizia penitenziaria e, successivamente, un assistente capo.

Uno dei due Ispettori e l’Assistente Capo, ai quali va tutta la nostra solidarietà, sono dovuti ricorrere immediatamente alle cure del Pronto soccorso del locale nosocomio per aver subito diversi traumi e ferite. Successivamente dimessi con prognosi rispettivamente di 7 e 8 giorni. È evidente che quest’ultimo inaudito gesto, ingiustificabile ed illogico, irrispettoso delle regole e della integrità fisica e psicologica delle persone, porta ad una sola diagnosi: il segnale netto e preciso dei detenuti che, presso la sezione in questione, non dovevano subire controlli da parte della Polizia Penitenziaria, poiché evidentemente in quella sezione vige e deve restare in vigore la regola del “branco” anche forse per inqualificabili interessi da coltivare nel proprio interno. Non si comprende- conclude il dirigente nazionale del Cnpp –  come si possa tollerare un tale stato di cose quando a parti invertite (Polizia penitenziaria eventualmente sospettata di aggressioni) interverrebbe anche il presidente del Consiglio per punire e stigmatizzare”.

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