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Augusta| Sindaca non neghi la parità di genere: accetti la declinazione del sostantivo al femminile

17 Dicembre 2019 | by Redazione Webmarte
Augusta| Sindaca non neghi la parità di genere: accetti la declinazione del sostantivo al femminile
Attualità
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Chiesto da quattro augustane l’intervento della consigliera di Parità della Regione Sicilia Margherita Ferro, per denunciare il caso accaduto in Aula tra Giancarlo Triberio e Cettina Di Pietro che si è detta contrariata perché il consigliere l’ha chiamata sindaca. “Voler negare la declinazione al femminile, soprattutto quando sono le donne ai vertici delle istituzioni o comunque hanno ruoli di primo piano, vuol dire escludere ed oscurare il genere femminile da carriere e professioni” risponde Margherita Ferro. 

“La lingua italiana come Lei sa bene, prevede la declinazione al maschile e al femminile e voler negare la declinazione al femminile, soprattutto quando sono le donne ai vertici delle istituzioni o comunque hanno ruoli di primo piano, vuol dire escludere e oscurare il genere femminile da carriere e professioni”. Risponde così Margherita Ferro, consigliera di Parità della Regione a una lettera inviatale dalle augustane Francesca Di Grande, Maria LeonardiFrancesca Marcellino, Paola Perata che hanno scritto, pertanto alla Consigliera di Parità della Regione Sicilia Margherita Ferro in seguito a quanto accaduto nella seduta del 4 dicembre scorso tra il consigliere di LeU, Giancarlo Triberio e la sindaca, Cettina Di Pietro.

“Nell’Aula consiliare di palazzo San Biagio, mercoledì 4 dicembre un dibattito acceso durante il Consiglio comunale. Nel corso  dell’intervento del consigliere d’opposizione Giancarlo Triberio, esponente LeU, lo stesso si rivolgeva alla prima cittadina Maria Concetta Di Pietro chiamandola sindaca. Quest’ultima prendeva la parola interrompendo il consigliere nell’esercizio delle sue funzioni e, stizzita, lo invitava a chiamarla Sindaco piuttosto che Sindaca. Il consigliere replicava che altre donne prime cittadine e pentastellate nel resto d’Italia si fanno chiamare Sindaca senza riserve. Per porre fine allo scambio di battute la prima cittadina ribatteva: “Allora io la chiamerò Giancarla! Ho deciso di chiamarla Giancarla”! Ciò è quanto riportano le augustane Francesca Di Grande, Maria Leonardi Francesca Marcellino, Paola Perata che hanno scritto, pertanto alla Consigliera di Parità della Regione Sicilia Margherita Ferro.

“Siamo deluse, amareggiate e basite perché qualcuno nella posizione di massimo potere amministrativo esplicita un comportamento discriminatorio in Consiglio comunale scagliando come una freccia il nome femminilizzato del consigliere d’opposizione. Tale condotta è discriminatoria in quanto volta a sminuire il ruolo di chi si ha davanti proprio appellandolo al femminile, facendo passare il messaggio che la declinazione femminile sia un disvalore” . Questo il  motivo della richiesta formale all’intervento della consigliera di parità. Il fatto, a nostro avviso, è reso ancor più grave perché accaduto nel consesso di massima espressione della democrazia cittadina, il Consiglio comunale, aperto al pubblico durante le sedute consiliari. Noi non vogliamo restare spettatrici silenti di quanto accaduto e Le chiediamo di dare voce al nostro disappunto.

Margherita Ferro ha risposto con un nota inviata alla sindaca Di Pietro, alla presidente del Consiglio comunale Sarah Marturana e alle cittadine augustane: Francesca Di Grande, Maria Leonardi Francesca Marcellino e Paola Perata. “Gentile sindaca – si legge nella lettera su segnalazione scritta di quattro cittadine augustane, con una lettera datata 13 dicembre 2019, viene sottoposta all’attenzione dell’ufficio della consigliera di Parità della Regione Sicilia, una questione inerente il linguaggio di genere in luogo istituzionale. E’ mio dovere nella qualità di Consigliera di Parità della Regione Sicilia, intervenire in virtù del ruolo che Lei ricopre nella sua città. La lingua italiana come Lei sa bene, prevede la declinazione al maschile e femminile e voler negare la declinazione al femminile, soprattutto quando sono le donne ai vertici delle istituzioni o comunque hanno ruoli di primo piano, vuol dire escludere ed oscurare il genere femminile da carriere e professioni.

Infatti, a fronte di una ascesa in ruoli, carriere, professioni e visibilità delle donne, ancora oggi assistiamo a resistenze nel riconoscere questi ruoli anche nel linguaggio, usando il maschile attribuendo una falsa neutralità. A meno che non vogliamo tornare al secolo scorso, quando molte professioni erano precluse alle donne e ciò spiega perché molte professioni quasi sempre erano declinate al maschile (sindaco, assessore, ingegnere, chirurgo ecc.). Ma oggi, le donne sono presenti in tutti gli ambiti professionali e nella vita politica ed è naturale che anche quelle professioni vengano declinate al femminile.  Giova ricordare che già nel 1986, Alma Sabatini, linguista e insegnante, impegnata in numerose battaglie per i diritti civili, scriveva un’ importante pubblicazione “Il sessismo nella lingua italiana” sottolineando il mancato uso di termini istituzionali e di potere declinati al femminile (ministra, sindaca, assessora ecc.), proponendo delle linee guida per eliminare gli stereotipi di genere nel linguaggio che discrimina le donne, in quanto le esclude. Ricordo inoltre che di recente, ad esempio la Regione Toscana ha adottato delle Linee Guida operative per informare e sensibilizzare il personale dipendente sull’uso di un linguaggio amministrativo “non sessista” nella redazione di atti e documenti.

Così come l’Accademia della Crusca ci ricorda che la declinazione femminile innovativa di molte professioni non solo è corretta dal punto di vista linguistico, ma è lo specchio dei tempi a seguito del cambiamento della società e dei ruoli ricoperti. Mi piace anche richiamare il Manifesto delle giornaliste e dei giornalisti per il rispetto e la parità di genere nell’informazione noto come Manifesto di Venezia che al punto 3) ritiene prioritario adottare un linguaggio declinato al femminile per i ruoli professionali e le cariche istituzionali ricoperti dalle donne e riconoscerle nella loro dimensione professionale, sociale, culturale. Non vi è dubbio che la parità passi anche attraverso il linguaggio, dando riconoscimento a ruoli e professioni ricoperti da donne che altrimenti vedrebbero negare la propria esistenza attraverso un “oscuramento” linguistico.

Mi auguro, che per Lei la declinazione al femminile di sindaco in sindaca non equivalga ad una diminutio del suo ruolo, negando di fatto la parità tra uomo e donna. Da donna, oltre che come Consigliera Regionale di Parità, auspico, che Lei rappresentante di una Istituzione come il Comune di Augusta voglia contribuire a valorizzare le donne nel loro impegno quotidiano, nelle professioni e nella politica anche attraverso il linguaggio di genere.

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