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Augusta| Smuoviamo le acque: per il depuratore nessuno rimanga alla finestra.

28 Gennaio 2019 | by Redazione Webmarte
Augusta| Smuoviamo le acque: per il depuratore nessuno rimanga alla finestra.
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Suggerisce, ancora una volta, quella che ritiene sia la soluzione più, celere, efficace ed economicamente più vantaggiosa per liberare il mare di Augusta dai reflui: l’allaccio della condotta fognaria al depuratore consortile dell’Ias di Priolo, ma soprattutto invita tutti alla “mobilitazione” per pretendere che il martoriato territorio di Augusta, abbia, comunque, il suo mare liberato dalle acque nere. Il coordinamento “Smuoviamo le acque” riporta a galla il problema che si trascina da troppo tempo nella generale indifferenza.

Il coordinamento “Smuoviamo le acque” scrive al commissario straordinario unico per la depurazione, Enrico Rolle al presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, al ministro dell’Ambiente, all’assessore regionale alle Attività produttive, al prefetto di Siracusa, Luigi Pizzi, al commissario Irsap, Girolamo Turano, al sindaco, Cettina Di Pietro, al presidente del consiglio comunale, Sarah Marturana e ai consiglieri di Augusta. La lettera inizialmente ripercorre la storia del depuratore. Il coordinamento “Smuoviamo le acque” alla fine di giugno 2017 scrisse una lettera al commissario straordinario unico per la Depurazione, Enrico Rolle, per riassumere i termini della incresciosa vicenda della mancata depurazione dei reflui di Augusta e per perorare la causa del Comune megarese e dei suoi cittadini.  “Chiedemmo, al commissario “…di sollecitare energicamente chi ne ha l’incombenza affinché si cominciasse a concretizzare l’avvio e la realizzazione delle opere e che dopo un confronto tecnico con gli enti e le amministrazioni locali si esaminassero coscienziosamente le soluzioni da adottare assumendosi le conseguenti responsabilità e, non ultimo per importanza, si tengano strettamente informati i cittadini e l’amministrazione locale”. La lettera, inviata per conoscenza anche al presidente del Consiglio dell’epoca, al ministro per l’Ambiente, al sindaco e ai consiglieri comunali di Augusta, al Presidente dell’ Irsap e altri ancora, è rimasta senza risposta. Ad oggi nessun passo avanti è stato fatto e si teme ci si stia dirigendo verso una insoddisfacente e costosa “non soluzione”.

Il coordinamento ricorda che: “Augusta, seconda città della provincia di Siracusa per numero di abitanti, non dispone adoggi di alcun sistema di trattamento delle acque reflue urbane. A causa di scelte che non esitiamo a definire profondamente errate e per responsabilità di funzionari e amministratori che persistettero nell’errore, il depuratore, maldestramente localizzato a Punta Carcarella, previsto negli anni ‘70 dal Progetto Speciale della Casmez, non fu costruito. Si innescò quindi un interminabile contenzioso giudiziario tra amministrazioni e ditte appaltatrici e fu deciso di costruire l’impianto a Punta Cugno. Questo nonostante il sopravvenuto Piano di Risanamento Ambientale preveda l’opzione (mai sciolta) di allaccio diretto al depuratore consortile Ias di Priolo di cui è socio di maggioranza con il 65% l’ente regionale Irsa.  Il passaggio delle competenze in materia all’Ato 8 di Siracusa e alla concessionaria per il Servizio Idrico Integrato Sai 8 con la successiva liquidazione e fallimento di queste, ha ulteriormente paralizzato la realizzazione delle opere di collettamento e depurazione ed anzi le strutture costruite a Punta Cugno e mai ultimate e collaudate sono rimaste abbandonate e vandalizzate.

Innumerevoli volte associazioni e comitati hanno inutilmente sollecitato le amministrazioni competenti fino a che il governo, con il provvedimento “Sblocca Italia”, ha aperto la lunga stagione dei commissariamenti affidando la partita della depurazione delle acque a commissari straordinari. Nel frattempo, con sentenza del 31 maggio 2018, la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia a pagare una somma forfettaria di 25.000.000 di euro e una sanzione semestrale di 30.112.500 di euro, fino a quando non avrà attuato le misure per depurare le acque reflue attualmente scaricate nei fiumi ed in mare come purtroppo avviene ad Augusta. Vania  Contrafatto, nominata commissario il 5 giugno 2015, durante la sua visita ad Augusta nell’ottobre del 2016, tra l’altro, sostenne: “che nessuno dei 12 progetti (in cui è frazionata l’opera) a suo tempo redatti dalla Sai 8 era stato ritenuto idoneo dalla struttura tecnica Sogesid di cui si avvale il Commissario per superare l’infrazione comunitaria per la quale è stata comminata la condanna della Corte di Giustizia UE; che il collettore a suo tempo parzialmente realizzato non aveva superato il collaudo; che avrebbero dovuto essere realizzati uno o forse più depuratori autonomi per la città e le sue frazioni (Brucoli, Agnone); che non era possibile convogliare i reflui urbani presso il depuratore consortile Ias di Priolo poiché questo impianto; che nei mesi immediatamente successivi sarebbero state fatte le gare per commissionare le indagini sullo stato dei luoghi,  propedeutiche alla elaborazione dei nuovi progetti; che nella metà del 2019 le opere sarebbero state completate.

La realtà odierna ci dice che quella fin troppo ottimistica previsione di completamento entro il 2019, a cui qualcuno aveva creduto – o fatto finta di credere per defilarsi e sfuggire alle proprie responsabilità-, non si avvererà.  Bene è dire che finora, benché sia incontestabile che la proprietà Ias è a maggioranza pubblica (Irsap 65%) e non privata, non si è voluto fare chiarezza sulla presunta impossibilità o incapacità del consortile di trattare i reflui di Augusta come invece fa da anni per Melilli, Priolo e Siracusa nord. Dalla interlocuzione tra Ias e struttura commissariale, come ha comunicato nell’ ottobre 2018  Rolle al sindaco Di Pietro, è scaturito uno studio di fattibilità “le cui risultanze hanno confermato la validità dello schema fognario-depurativo che prevede l’adeguamento e il potenziamento dell’esistente impianto di depurazione di Punta Cugno, anche alla luce della condivisione con l’Autorità Portuale del posizionamento della condotta di allontanamento dei reflui trattati”.Se questo corrispondesse al vero, sarebbe il tramonto definitivo dell’ipotesi di allaccio al depuratore consortile. Ma è davvero così? Abbiamo qualche motivo per dubitarne e ci chiediamo per quale ragione la struttura commissariale, ancora di recente, continui ad interloquire sul piano tecnico con lo Ias.

Aspettiamo con una certa curiosità di conoscere nel dettaglio lo studio di fattibilità fatto nell’ottobre 2018 e ci auguriamo contenga anche una valutazione dei costi di realizzazione (praticamente ex novo) del depuratore a Punta Cugno, della sua gestione, del confronto tra il costo addebitato al cittadino utente di Augusta con il depuratore autonomo e quello con allaccio allo Ias. Altra curiosità che speriamo venga esaudita è quella su come si concili l’affermazione del commissario Rolle circa “la crescente complessità tecnologica nella depurazione che può essere affrontata con successo solo in ambiti territoriali non troppo piccoli” con la realizzazione di un “piccolo” depuratore autonomo ad Augusta in prossimità di un grande impianto consortile che copre un’utenza industriale e civile molto più vasta. Resta poi tutta intera la nostra perplessità sul possibile scarico dei reflui depurati (o addirittura anche di quelli non depurati in caso di guasto dell’impianto) nel mare del porto Megarese attraverso la conduttura esistente che giunge fino al fiume Marcellino, né ci tranquillizza il fatto che il Commissario reclami il conferimento della titolarità delle procedure di Via. (valutazione impatto ambientale) Regionale e chieda di avvalersi di una sezione ‘ad hoc’ della commissione di Valutazione ambientale nazionale. Le scorciatoie, soprattutto quelle che anziché rimediare alla lentezza della burocrazia sembrano dirette ad addomesticare le norme e ad aggirare il controllo democratico dei cittadini, producono effetti disastrosi”.

Per il coordinamento è del tutto evidente che la soluzione più veloce, economicamente conveniente ed efficace, garante di assetti produttivi e di occupazione degli addetti era e rimane quella di collegarsi direttamente al collettore per il consortile, questo una volta completate le opere di collettamento dei reflui della città.  Qualora nel prossimo futuro si volesse differenziare l’adduzione dei reflui civili da quelli industriali, andrebbe preso in considerazione il possibile posizionamento di una seconda condotta a ciò dedicata. Non appaia qui superfluo o sterile polemica il vigoroso invito che rivolgiamo all’amministrazione comunale di non rimanere in attesa di decisioni altrui. Dica chiaramente per quale ipotesi propende, sostenga attivamente e senza esitazioni la sua scelta e se ne assuma la responsabilità. “Per evitare fraintendimenti e strumentali contrapposizioni, aggiunge e dichiara apertamente che il tema centrale della questione non è “depuratore Ias contro depuratore Punta Cugno” ma è principalmente la domanda, finora inevasa, come e quando la città vedrà le sue acque reflue depurate ed il suo mare liberato dagli scarichi fognari.

Dal commissariamento, prima con Vania Contrafatto iniziato il 5 giugno 2015 e proseguito con quello di Enrico Rolle in vigore dal 5 giugno 2017, sono trascorsi ben 43 mesi e ci avviamo verso i 4 anni senza che nessun concreto cambiamento sia avvenuto nell’attuale deprecabile stato di cose. L’azione commissariale ha finora prodotto (ad aprile 2018, a distanza di quasi un anno e mezzo dal bando!) il solo affidamento dell’appalto per l’espletamento delle attività di rilievi topografici, video ispezioni, indagini geognostiche e strutturali propedeutiche alla progettazione degli interventi funzionali al superamento della procedura di infrazione, in altre parole una ricognizione sulle opere esistenti di cui però, al momento, non sappiamo quali sono stati gli esiti. Augusta continua a sversare i suoi reflui nel porto megarese, in quello Xifonio, a Brucoli e ad Agnone senza che si avverta quel sommovimento, quello scuotersi delle strutture pubbliche deputate a superare questo stato di cose. A chi non ha memoria bisogna anche ricordare che quest’area è stata dichiarata “Area ad elevato rischio di crisi ambientale” nel 1990 anche a causa della mancanza di sistemi di depurazione dei reflui urbani. Otto anni dopo, nel 1998, è stata riconosciuta Sin, Sito di Interesse Nazionale ai fini delle bonifiche che colpevolmente tardano a realizzarsi.

Questa zona così martoriata sul piano ambientale e sanitario ha quindi diritto a quella precedenza che i suddetti provvedimenti le assegnano per vedere realizzati tutti quegli interventi con in primis depurazione acque e bonifica suoli che devono restituirle condizioni accettabili di salubrità e vivibilità, oltre che la possibilità di sviluppo economico che la non fruibilità della risorsa mare le nega. Ma mentre nelle altre aree di intervento del Commissario si vede una certa attività, nessuna decisa azione diretta ad affrontare e risolvere la questione acque reflue di Augusta si scorge all’orizzonte e le dichiarazioni che rimandano da un anno all’altro l’inizio o, addirittura, il completamento dei lavori suscitano incredulità e scoramento. Di questa inerzia secondo noi sono in una buona misura corresponsabili tutti i rappresentanti politici del territorio che finora si sono limitati alle lamentele (ma a bassa voce, per non disturbare…). Non possiamo continuare a pagare oltre 60 milioni di euro l’anno per le sanzioni comminateci, lamentarci e giustificare questo spreco a causa della complessità delle norme ed il personale insufficiente nelle strutture e nelle amministrazioni deputate a provvedere. Contro questo stato di immobilità permanente che il sindaco, l’amministrazione comunale, i governi regionale, nazionale, il ministro  dell’Ambiente e lo stesso commissario devono agire subito. Nessuno rimanga alla finestra in attesa che la situazione si risolva da sola.

Prendiamo atto che l’interlocuzione epistolare o verbale con la struttura commissariale e con il governo non ha prodotto niente di positivo e tangibile. La protesta per questa insopportabile situazione di stallo deve necessariamente muoversi su più piani; da quello politico con le formali richieste e rimostranze dell’intera Amministrazione, a quello giudiziario con la denuncia alla magistratura, nonché dalla costante sollecitazione nelle sedi parlamentari delle deputazioni regionale e nazionale, per fino alla civile e democratica mobilitazione popolare.In questa incresciosa vicenda della mancata depurazione l’impegno per la difesa della salute, dell’ambiente, del lavoro e dell’economia di Augusta – conclude il coordinamento – si dimostra nel reclamare che si faccia finalmente ciò che è doveroso fare. Nessuno si tiri indietro”. Del depuratore si parlerà domani mattina a palazzo San Biagio in Consiglio comunale.

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