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Augusta| Testimonianze di pace: musulmani, protestanti e cattolici insieme

Augusta| Testimonianze di pace: musulmani, protestanti e cattolici insieme
Attualità
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Nella chiesa di San Giuseppe Innografo, si sono riuniti musulmani, protestanti e cattolici alla Chiesa per vivere insieme e  testimoniare  la  pace.

“Questo stare insieme è la cosa più bella che abbiamo sperimentato, musulmani, protestanti e cattolici. Penso che abbiamo fatto un po’ più contento  il Padre nostro che sta nei cieli”. Così padre Giuseppe Mazzotta, cappellano della Stella Maris ha concluso l’incontro interreligioso “Chiamati a costruire la pace insieme” che, per una sera, nei locali della parrocchia, ha richiamato persone appartenenti a religioni diverse come un modello possibile di convivenza civile e di pace, promosso dalla Stella Maris di Augusta, dal Comitato 18 Aprile e dalla Caritas di San Giuseppe Innografo.

L’incontro è iniziato con le testimonianze  di pace di chi tutti i giorni cerca, nel proprio ambito, di alimentare e vivere la solidarietà come Vincenzo Pezzino, rappresentante del Movimento cattolico internazionale Pax Christi di Catania, che ha sede nella parrocchia catanese dei santi Pietro e  Paolo, possiede  una casa a Nicolosi,   lasciata in eredità dal parroco Giovanni Piro a cui è dedicata. “Con l’aiuto di banca etica – ha detto- abbiamo fatto un piccolo mutuo, l’abbiamo ristrutturata ed ora è disponibile all’accoglienza di nuclei di italiani e non bisognosi. Al momento ce ne sono due, una donna con un bambino e  una famiglia marocchina con una bambina piccola e noi li assistiamo nei loro molti bisogni”. Sull’accoglienza ai migranti Pezzino ha detto che è comprensibile che ci possano essere diffidenza, paure e sospetti, “ma tutto questo si scioglie come neve al sole quando c’è un confronto diretto e ci guardiamo in faccia, con la conoscenza, lo scambio di parole e il racconto delle storie”- ha aggiunto ricordando come l’Italia continua ad acquistare  caccia militari  F35 super bombardieri, “che  costano 130 milioni di euro ciascuno mentre poi non si trovano i soldi per aiutare chi ha bisogno”.

A ricordare invece che la comunità di mare di Augusta. che ha supportato oltre 6 mila minori non accompagnati arrivati al porto e ha accolto, negli ultimi anni, 52 mila migranti,  “altro  migliore gesto di pace  non poteva fare” è  stato Carlo Parini, vice-commissario della Polizia di Stato e coordinatore del Gruppo interforze di contrasto all’immigrazione clandestina della procura di Siracusa. Quello che stiamo riuscendo a fare –ha proseguito- è avere una collaborazione con le organizzazioni religiose, di assistenza, di  protezione civile, non possiamo lavorare in maniera asettica ma dobbiamo confrontarci con gli altri per creare quello spirito di solidarietà”.

Parini  ha ricordato che  nel 2007 durante uno sbarco a Vendicari, a causa di un gommone che si infranse sugli scogli, morirono 17 egiziani e per identificare i corpi e riportali  a casa  contattarono sul territorio persone irregolari, che poi riuscirono a far diventare regolari. “Riuscimmo a creare un vero clima di solidarietà e di pace, questo momento tragico – ha raccontato- divenne una relazione che fino ad oggi continua e che ci dà la possibilità, ogni volta,  tramite canali consolari, di dare una mano. Grazie a queste esperienza altri uffici consolari e organizzazione internazionali,  di tanto in tanto, ci chiedono dei consigli. Per noi è un orgoglio perchè non riusciamo solo a fare immigrazione clandestina. Cerchiamo di essere anche vicini ai bisogni di chi scappa, come è successo con un papà siriano che, alla fine, si è avvicinato a noi e ci ha raccontato di come la figlia piccola fosse morta perchè non aveva dietro  le sue dosi di insulina e fu costretto a lasciarla in mare. Queste si trovavano dentro le valigie cadute in mare dopo che si era ribellato per avere visto il peschereccio sul quale avrebbero dovuto viaggiare, che non era quello promesso dopo aver pagato 25 mila euro per il viaggio da fare  insieme alle sue 6 figlie.

A sottolineare come nel mondo della scuola debbano esserci quattro A, la prima come accoglienza, è stata Maria Giovanna Sergi, dirigente scolastico del Corbino: “noi operatori scolastici – ha sottolineato – dobbiamo avere il dovere di essere educatori di pace per gli alunni, dobbiamo ascoltare  chi accogliamo e chi ha bisogno di essere accolto. I bambini non hanno pregiudizi –ha continuato- nella nostra scuola abbiamo fatto e facciamo tuttora l’esperienza dell’accoglienza di minori stranieri e di alcuni non accompagnati, vivo l’esperienza dell’ inserimento di questi bambini e  alunni nelle classi che è stata sempre un grande successo per loro e per chi li ha accolti perché si è creata una rete di solidarietà ed amicizia che ha fatto crescere un po’ tutti. E’ la scuola che crea le condizioni della pace e deve assecondare il bisogno di ascolto”.

Padre Carlo D’Antoni, parroco della chiesa di Bosco Minniti di Siracusa da sempre vicino ai migranti ha  immaginato come la processione della Madonna della Stella Maris rappresenti una mamma che cerca i suoi figli  che attraversavano il mare e che sente che sono in pericolo. “Mi chiedo se veramente la comunità cristiana si rispecchia in questa povera madre che cerca disperatamente giorno e notte   o – ha proseguito- se, invece, purtroppo dormiamo nei dolci guanciali della nostra indifferenza, l’importante che prendiamo ostie e assistiamo alle processioni.  Ma perchè in tanti partono,  chi sono, come governare il fenomeno, che contributo potrebbero  darci non se lo chiede nessuno. Ci hanno convinti  che il problema è che non devono partire, non devono arrivare, evidentemente se lo fanno è perchè la situazione in Africa è troppo tragica, ormai insostenibile, aiutiamoli i casa loro, ma la casa è vuota che gli hanno preso tutto”  – ha affermato  dicendo di seguire centinaia di ragazzi che vivono in condizioni  disumane nelle favelas delle campagne di  Cassibile, nel siracusano dove alcune capanne fatte di lamiera, nelle scorse settimane, sono state fatte sgomberare perché troppo vicine al paese e per  “decoro urbano”. “Ma le altre centinaia di persone  che stanno sempre a Cassibile, che sono distanti 2 chilometri non li vede nessuno, forse perché servono?” .

Per Jessica Di Venuta, presidente dell’ associazione di tutela del patrimonio Italia nostra Augusta anche rispettare il patrimonio culturale, insegnare ai giovani ad amarlo e trasmettere le tradizioni,  è un modo di costruire la pace e amare la nostra terra, non dimenticando  che le nostre radici sono comuni. “La Sicilia – ha spiegato- è stata un po’ araba, normanna, sveva, spagnola angioina però ha mantenuto la sua integrità, le sue tradizioni, ma sicuramente una grande A, l’accoglienza. E’ sempre stata accogliente. Ad Augusta è proprio sotto Federico II che si è avuto l’incontro  delle civiltà, tra cui la greca e l’araba,  è  facile guardarci attorno e tra la popolazione siciliana vedere quei tratti che sono tipici degli arabi, occhi e capelli scuri ma anche dei normanni, biondi con gli occhi azzurri. Questo è un valore aggiunto anche dal punto di vista genetico, io scherzando dico sempre ai miei ragazzi che  abbiamo una marcia in più proprio per questo”.

Alle testimonianze sono seguiti momenti di preghiera in diverse religioni, a partire dall’Imam Mufid, della moschea di Catania che ha ribadito che “il nostro desiderio è la pace e la pace è nell’Islam già nel saluto in arabo”,  continuando con la pastora Ioana Ghilvaciu, che guida la Comunità battista e valdese di Siracusa e Floridia la Comunità battista e valdese, che ha anche ricordato il siracusano Pino Pennisi “uomo di rara generosità, esempio di integrità e grande costruttore  di pace”  e terminando con Maurizio Aliotta, preside dello studio teologico “San Paolo” di Catania ha fatto riferimento al saluto di pace di Paolo “Vivete in pace” che  invita tutti a pacificarsi perchè per essere operatori di pace bisogna essere  pacificato dentro”. Ha animato l’incontro, terminato con un momento di festa e convivialità fraterna tra tutti i presenti, il coro dei bambini della comunità parrocchiale di San Giuseppe Innografo. Ad assistere anche i minori non accompagnati delle strutture di accoglienza di Augusta “San Domenico Savio” e Albachiara”.

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