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Augusta| Una croce per ogni vittima del cancro: nuova iniziativa di don Prisutto

30 Gennaio 2018 | by Redazione Webmarte
Augusta| Una croce per ogni vittima del cancro: nuova iniziativa di don Prisutto
Attualità
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Una croce per ogni vittima del cancro, del lavoro e dell’inquinamento. Di piccole croci di legno in chiesa Madre il 28 gennaio l’arciprete don Palmiro Prisutto ne ha portate tante e messe a disposizione dei fedeli.

Il battagliero sacerdote sta meditando di organizzare una manifestazione durante la quale i cittadini esibiranno le croci, che rappresentano, la sofferenza che quasi tutte le famiglie augustane vivono per aver perso i propri cari, deceduti dopo essersi ammalati di patologie tumorali. Il fardello che porta ogni giorno un malato che vive nella speranza di poter guarire, pur consapevole del fatto che il cancro potrà ucciderlo.

Don Prisutto domenica  sera  ha celebrato l’ennesima messa in memoria delle vittime del cancro. Nel suo elenco ce ne sono annoverate oltre mille. L’arciprete durante la funzione religiosa  oltre a parlare ai presenti delle prossime iniziative da attuare è tornato a parlare delle pensioni sottolineando che sono in molti nel quadrilatero industriale a non arrivare all’età pensionabile, tanto più quando l’età in cui una persona può smettere di lavorare aumenta.

L’arciprete sottolinea che i ministri dell’Ambiente e della Salute, rispettivamente Gianluca Galletti e Beatrice Lorenzin non hanno ancora risposto alle sue lettere  “Augusta – dice don Prisutto – continua a essere inquinata materialmente e nella mente. Con tutto il sacro rispetto per i morti di Rigopiano, per le vittime del terremoto in centro Italia e per quelli della Shoah i nostri morti di lavoro e di inquinamento non sono morti di serie B. Il 28 di ogni mese è il nostro ricorrente “giorno della memoria”.
Questo “piccolo” evento ha riportato all’attenzione nazionale il caso Augusta, richiamando qui le maggiori testate giornalisti che nazionali. Se c’è qualcuno da criticare, quello non sono io, ma lo Stato con le sue istituzioni, perché dal 1979 quando fu lanciato il primo allarme sanitario ha continuato “consapevolmente” a non intervenire pensando solo a incassare gli ingenti profitti del porto di Augusta”.

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