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Augusta| Zappulla (Articolo Uno Mdp) “La situazione è gravissima: in discussione il ruolo e lo stesso futuro del Porto ”.

Augusta| Zappulla (Articolo Uno Mdp) “La situazione è gravissima: in discussione il ruolo e lo stesso futuro del Porto ”.
Politica
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Interpellanza urgente sulla Via della seta e sul Porto di Augusta: “La risposta del Governo contraddittoria e deludente”.

Alle richieste di chiarimento sulla nuova autorità portuale di sistema, nonché sull’utilizzo eccessivo e maldestro delle banchine megaresi per gli sbarchi dei migranti economici, il Governo glissa con risposte evanescenti e con luoghi comuni. Mentre sulle ragioni che hanno determinato la scelta di escludere Augusta e il suo sistema portuale dalla cosiddetta Via della Seta la risposta è addirittura provocatoria.

Il Governo nazionale, per bocca del viceministro Filippo Bubbico, sostiene che “gli armatori sono alla ricerca di terminali marittimi che consentano, dal Mediterraneo, di raggiungere le aree più ricche d’Europa alle quali le merci sono destinate”. E ancora:“Da sempre le navi tendono ad arrivare il più possibile vicino al punto di destinazione finale delle merci”.

E’ evidente la tesi del Governo – il mancato inserimento del Porto di Augusta nell’elenco delle sedi utilizzabili dai mercantili cinesi per i nuovi traffici con l’Estremo Oriente – non è stata una dimenticanza, o un momento di confusione geografica, ma una scelta ben precisa scelta.

Secondo il nostro governo Augusta è lontana dai mercati in cui i cinesi intendono collocare i loro prodotti. Sbagliato e, in alcuni aspetti, clamorosamente falso. Intanto perché i cinesi intendono utilizzare mega navi portacontainer da far attraccare in grossi porti per poi, con vari mezzi, comprese navi più piccole, fare arrivare i prodotti nei Paesi interessati; quindi, uno di questi porti potrebbe essere tranquillamente Augusta, senza aggravi di costi evidenti.

Poi – a detta di loro stessi – i cinesi considerano l’Italia già un Paese strategico per la distribuzione e collocazione dei loro prodotti, alla stessa stregua dei mercati forti del Centroeuropa, forse più ricchi ma più impermeabili alla penetrazione culturale/commerciale. Quindi Augusta, che si trova sulla rotta che sbocca dal Canale di Suez al centro del bacino Mediterraneo, può rappresentare la porta d’ingresso per tutta l’area europea e nordafricana non solo sotto il profilo geografico, ma anche come piattaforma logistica intermodale per la collocazione dei loro prodotti.

Lo stesso Governo lo riconosce implicitamente, con un’affermazione quantomeno contraddittoria con le motivazioni precedentemente addotte per escludere Augusta, ovvero:“Non va dimenticato il fatto che il Mediterraneo è sempre più centrale nelle rotte globali e nelle strategie degli operatori portuali, specialmente dopo l’apertura e il raddoppio del Canale di Suez.

Il Governo intende quindi investire molto sui porti del Mezzogiorno, sia per accelerare i cantieri fermi e recuperare i ritardi sulle principali operatività sia prevedendo risorse per i dragaggi e per aumentarne la competitività…”.

Il Governo ci ricorda che risultano già finanziati per Augusta gli interventi per la “realizzazione di un terminal attrezzato per traffici containerizzati 1° lotto e adeguamento banchina del porto commerciale per l’attracco mega navi container”. Insomma un po’ di tutto.

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Augusta secondo il Governo non è competitiva per la Via della seta perché lontana dal Centro Europa però, al contempo, lo stesso governo afferma di volere investire molto nei porti del Mezzogiorno proprio in ragione dell’allargamento del Canale di Suez e dell’arrivo di grandi navi portacontainer.

Verrebbe da dire poche idee ma ben confuse. Purtroppo, in quelle poche idee è chiarissima la volontà di emarginare la portualità siciliana e del Porto di Augusta in particolare, magari relegandola a una specificità diversa da quella commerciale, facendo intendere che Catania ha la croceristica e Augusta si può accontentare del traffico petrolifero e dei prodotti industriali.

Il quadro negativo si chiarisce e completa se aggiungiamo quella che ormai sembra una precisa scelta del Governo nazionale, e del Ministro Delrio in particolare: ingolfare le banchine di Punta Cugno con i servizi necessari per gli sbarchi dei migranti, Cie e Hot spot. Cambiando – senza dichiararlo ma praticandone il ruolo, – la destinazione di Augusta da porto Commerciale ad area centrale per la gestione del fenomeno immigrazione. Qui non c’entra assolutamente nulla la capacità di accoglienza, la solidarietà, la disponibilità del territorio che c’è stata e che rimarrà; qui in gioco c’è la visione strategica del  ruolo economico per il Porto di Augusta.

Rimane mia convinzione che la stessa scelta di spostare a Catania la sede dell’autorità Portuale di Sistema vada letta non solo come una risposta alla geografia politica, un cedimento alle pressioni elettoralistiche, uno stato confusionale di Crocetta, ma anche, e soprattutto, come il tentativo di depotenziare Augusta per favorire altri scali, considerato che è – e rimane – l’unico scalo portuale in grado di rivendicare un ruolo centrale nel Mediterraneo sul terreno delle piattaforma logistica e intermodale del trasporto merci.

L’accoglimento del ricorso meritorio di Assoporto da parte del Cga è la conferma che su Augusta si è pasticciato in maniera così grossolana, da apparire oltremodo sospetta. Novità, questa, che rafforza la nostra richiesta al Ministro e a Crocetta di rivedere la decisione e ritirare il decreto. E allora, oltre che salutare con soddisfazione una sentenza favorevole, si tratta  di affrontare radicalmente un tema che è davvero di estrema gravità: in discussione c’è la visione stesso del futuro del porto di Augusta, e con esso dello sviluppo economico ed occupazionale dell’intera provincia. Si intende depotenziare Augusta per poterla declassificare, per farla diventare scalo che si occupi solo di prodotti petroliferi, di migranti e al massimo di piccolo traffico merci. Ma fuori dalle grandi rotte commerciali, lontano dalle tante Vie della seta che con l’allargamento del Canale di Suez arriveranno inevitabilmente, e non solo dalla Cina nel Mediterraneo.

Se questa è la posta in gioco, e io ne sono convinto, Augusta e l’intera provincia di Siracusa devono alzare il livello dello scontro e della mobilitazione. Non accontentandosi di elemosine, o peggio di promesse, che possono essere elargite, e ponendo con forza al Governo nazionale la centralità di Augusta come porto Core, hub internazionale e scalo per le grandi navi portacontainer.

È questa la battaglia da condurre, e per quanto mi riguarda continuerò a farla insieme a tutto Articolouno di Augusta e provinciale, in cui peraltro ho coinvolto l’intero gruppo parlamentare, restando accanto alle forze sociali, ai sindacati, alle associazione delle imprese.

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