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Avola| Domani riapre Oncologia, ma il futuro qual è?

23 Gennaio 2017 | by Redazione Webmarte
Avola| Domani riapre Oncologia, ma il futuro qual è?
Sanità
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Ripresa delle attività anche all’ospedale Di Maria. Rassicurazioni del direttore generale ASP Brugaletta: “Disagi temporanei per carenza di personale assente per malattia. Da domani si rientra nella normalità”. Nonostante tutto, il destino di molti ospedali siracusani è già segnato.

E così pare il gap sia stato superato. Anche noi di Webmarte abbiamo contribuito nel nostro piccolo ad azionare un piccolo tam tam mediatico sicuramente giunto alle orecchie di chi di competenza. Ringraziamo il “marito disperato” di una donna impossibilitata a sostenere le giornaliere trasferte da Augusta a Siracusa per sottoporsi alla chemio. E ringraziamo tutti coloro che sono scesi in piazza a chiedere i propri diritti  alla sanità pubblica. Anche Avola ha vinto la sua battaglia. Domani, martedì 24, le Unità di Oncologia del “Di Maria” tornerà ad essere operativa dopo un breve periodo in cui si è reso necessario trasferire i pazienti presso l’Unità di Oncologia di Siracusa, per cause contingenti temporanee di carenza di personale sanitario per malattia. Ne dà conferma il direttore generale dell’Asp di Siracusa Salvatore Brugaletta il quale, nel rispetto di quanto assicurato nei giorni scorsi, ha intrapreso una serie di interventi, unitamente al direttore dell’Unità operativa di Oncologia Paolo Tralongo, tra questi l’affidamento di un incarico a tempo determinato ad un oncologo, “al fine di superare la criticità – sottolinea il direttore generale – e restituire tempestivamente al territorio provinciale, con riferimento in questo caso ai comuni di Avola e Augusta, un servizio indispensabile alla collettività, evitando ai pazienti il disagio del trasferimento nel capoluogo per le terapie, come è avvenuto per qualche giorno”. Dunque, alla base del disagio creato ai pazienti in continua trasferta per Siracusa, ci sarebbe una carenza di personale. Ogni medico avrà avuto le sue buone ragioni per assentarsi. I più, riferisce l’ASP, per malattia. Nessuno viene escluso dai colpi dall’influenza stagionale specie quando le temperature meteo sono proibitive. Nessuno escluso, nemmeno un operatore sanitario. Ma il problema sta a monte. Ci può stare che il medico o l’infermiere o l’ausiliare di turno caschi malato, pertanto si dovrebbe pensare ad una pronta sostituzione. Ma non è sempre cosi. I vuoti restano e non per negligenza del reparto, dell’azienda sanitaria o del direttore Brugaletta. Il meccanismo purtroppo si inceppa dall’inizio, dalla politica, dal modo con cui si seguita a gestire la sanità pubblica in Sicilia: non si sbloccano concorsi, non si investe nelle nuove tecnologie, non si spendono soldi. Si dirà che soldi non ce ne sono in cassa. Sarà pur vero, ma i progettisti addetti a “fiutare” risorse europee, l’enorme gettito fiscale che gli utenti riversano annualmente alle casse nazionali e regionali, che fine hanno fatto? Poco ci vuole, ma il processo di cambiamento sembra già segnato: si arriverà inevitabilmente all’assistenza sanitaria privata, poco ci manca. E’ solo questione di mesi, se non di giorni. Presto chiuderanno diversi presidi ospedalieri in provincia di Siracusa, si farà qualche eccezione per i pronto soccorso e qualche reparto di medicina generale. Destino crudele, ineluttabile per il Trigona di Noto e per il Muscatello di Augusta. Questo perché dovrebbero sopperire alle loro esigenze Avola e Lentini. Ma non è cosi semplice come si vuol fare apparire. Il cambiamento seppur lento stravolgerà gli assetti territoriali e creerà non pochi disagi ai pazienti che da tempo lamenta cure e ricoveri certi e prossimi ai propri comuni di residenza. Sempre e soltanto per questioni economiche, di difficoltà di spostamenti da un comune all’altro, seppur limitrofi. Nonostante gli appelli, la sanità in Sicilia resta una delle sacche pubbliche più povere, copertine corte e rabberciate alla meglio. Come si può negare a un reparto l’acquisto di decubito per anziani allettati e con le piaghe? (rosa tomarchio)

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