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Canicattini| Paolo Cugno crolla dopo dieci ore

Canicattini| Paolo Cugno crolla dopo dieci ore
Cronaca
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Stamattina al comando provinciale dei carabinieri è stata ricostruita la dinamica dell’omicidio. Il movente, la gelosia. Alla fine il compagno ha deciso di collaborare con gli inquirenti conducendoli sul luogo del delitto. Il corpo, incastrato tra le lamiere, non andava giù in fondo, al buio, nel pozzo.

Paolo Cugno non avrebbe confessato subito, ma dopo dieci ore di fitto interrogatorio. E’ stato sottolineato stamane in conferenza stampa al comando provinciale dei Carabinieri di viale Tica dallo stesso procuratore capo Francesco Giordano: “La confessione non è stata immediata. Ci sono state delle aperture progressive e poi delle tecniche di convincimento assolutamente legittime, nessuno ha fatto condizonamenti o pressioni illegittime.

In questi casi, dice Giordano – l’esperienza insegna che la confessione va di pari passo alla presa di coscienza del soggetto di quanto accaduto. Come si sa, prima è l’emozione e la non lucidità ad avere il sopravvento. Poi ci si rende conto di quanto commesso, e quel punto, una delle cose piu convenienti per l’indagato è senza dubbio collaborare con gli inquirenti alla risoluzione definitiva del caso”.

Stamattina si è cercato anche di chiarire il movente: lo sfondo è passionale. Sarebbe stata la gelosia ad accecare Paolo Cugno che ha inferto almeno sei colpi di coltello sul collo e sul petto della sua Lauretta. Le cose tra i due non funzionavano a meraviglia, questo in paese si sapeve, parecchi i testimoni che li avrebbero più volte sorpresi a litigare aspramente. Un amore “malato” insomma.

Ne è convinto anche il comandante dei carabinieri di Siracusa, Luigi Grasso: “Cugno ha tentato sino alla fine di occultare il cadavere, una volta assicuratosi che Laura fosse morta, ha pensato di nascondere definitivamente il corpo che si è incastrato a pochi primi metri di profondità e ciò, per fortuna, ha reso più facile il ritrovamento”.

Ma a far scattare la molla delle indagini è stato il padre di Lauretta insieme ai familiari, già da sabato sera, non vedendola rincasare. Fondamentale poi l’attivita informativa dei carabinieri che hanno ben saputo ricostruire la dinamica della coppia, prima grazie al contatto e al racconto dei familiari dei due giovani, e poi attraverso una fitta attività di controllo nel paese, sino a rintracciare lui che ha condotto gli inquirenti sino al luogo del delitto.

La confessione di Paolo Cugno è avvenuta nel cuore della notte.  Davanti la Caserma dei carabinieri, ad attendere il reo confesso un gruppo di cittadini pronti al lancio delle pietre e alle impracazioni.  “Vendetta, giustizia” chiede la gente per Lauretta, cosi veniva chiamata in paese, abbandonata in fondo a un pozzo e che lascia orfani due bimbi in tenera età, avuti da due diverse relazioni. Il secondo ha appena otto mesi, è il figlio del suo carnefice.

Tutti sapevano, ma nessuno poteva mai immaginarsi un orrendo epiligo. Era noto a tutti che il rapporto di coppia era molto travagliato: liti frequenti alimentate da una certa gelosia di lui,. Classica tormentata relazione, quella di Paolo e Laura che sabato sera decidono di incontrarsi per una passeggiata dopo le 19, senza il figlioletto che rimane in custodia al nonno.

Queste le ultime ore di vita della coppia. Paolo è in ritardo. Laura lo rimprovera. E’ già lite. La tragedia si concluderà in aperta campagna, in contrada Traditusu: le coltellate al petto e al collo, il tentativo di nascondere il corpo in fondo al pozzo che resterà incastrato a pochi metri di profondità tra le lamiere. Pare che Paolo avesse tentato di spingerlo ulteriormente più giù. Ma invano. A quel punto, il carnefice decide di chiudere il pozzo artesiano con un coperchio in ferro. Ma non basterà.

Un ragazzo apparentemente mite, Paolo Cugno, ma in paese riferiscono di un episodio turbolento, quando, per esempio, una volta minacciò un vicino di casa brandendo una motosega. Lauretta non avrebbe mai denunciato nessuna forma di violenza o maltrattamento nè alle forze dell’ordine, nè ai centri antiviolenza. E probabilmente nemmeno alla sua famiglia. Forse credeva ancora a quell’amore “malato”, lo voleva proteggere per amore del suo bambino. Lauretta sorrideva alla vita, era fiduciosa, dicono le amiche. Le sue ultime parole: “Sono contenta, Paolo ha trovato finalmente un lavoro, andrà a fare il muratore”.

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