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Carlentini | Non del “Vate” D’Annunzio ma del calabrese Salfi erano i versi

9 Gennaio 2019 | by Silvio Breci
Carlentini | Non del “Vate” D’Annunzio ma del calabrese Salfi erano i versi
Attualità
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Corretto, dopo oltre 90 anni, l’errore sul monumento ai caduti in guerra di Carlentini. La scoperta fatta nel 2015 dall’allora presidente del Circolo di Conversazione in occasione di una conferenza sul centenario della Grande Guerra.

Altro che “Vate”. Non erano di Gabriele D’Annunzio, ma del poeta calabrese Francesco Saverio Salfi – meno noto del grande “Vate” e vissuto anche “qualche” decennio prima – i versi che da oltre 90 anni, dal piedritto in travertino che regge il monumento in bronzo al milite ignoto di Carlentini invitavano a non disperdere le memoria dei tanti caduti in guerra: «Finché noi facciam plauso agli eroi / vacillar libertade non può».

Corretto l’errore. Dopo quasi un secolo – opera del celebre scultore e medaglista italiano Torquato Tamagnini, il monumento fu realizzato anche grazie alla generosa contribuzione della comunità carlentinese residente a Omaha, nel Nebraska, e inaugurato il 26 luglio 1925 – l’amministrazione comunale ha finalmente corretto l’errore disponendo la sostituzione delle lettere in bronzo riportanti il nome dell’autore di quei versi: non più Gabriele D’Annunzio ma appunto Francesco Saverio Salfi, nato a Cosenza nel 1759 e spentosi a Parigi nel 1832.

La scoperta nel 2015. Nel 2015 fu l’allora presidente del Circolo di Conversazione, Luciano Pistritto, in occasione di una conferenza sul centenario della Grande Guerra, a rivelare l’errore dopo una ricerca storico-letteraria sull’origine di quel versetto. Che non è altro che il ritornello di un «Inno per la festa ordinata dal generale in capo Brune in memoria dei bravi morti nel passaggio del Mincio», composto da Salfi per celebrare la vittoria nella battaglia del Mincio combattuta l’8 febbraio 1814 fra l’esercito franco-italiano e un’armata austriaca.

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