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CASTIGLIONE IPOTIZZA UN ACCORPAMENTO DI ALCUNE PROVINCIE SICILIANE, MA NON TUTTI SONO D’ACCORDO

CASTIGLIONE IPOTIZZA UN ACCORPAMENTO DI ALCUNE PROVINCIE SICILIANE, MA NON TUTTI SONO D’ACCORDO
Politica
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La nota che segue, è la dichiarazzione congiunta fatta dai presidenti delle provincie regionali di Caltanissetta l’On. Federico, di Ragusa On. Antoci, di Enna il dott. Monaco e di Siracusa l’On. Bono, in seguito alla dichiarazione del presidente dlla provincia di Catania, Castiglione, d’un ipotetico  d’accorpamento tra le provincie di Enna e Caltanissetta e tra Ragusa e Siracusa.
I rispettivi presidenti delle provincie regionali, sembrano non aver preso l’ipotetico accorpamento come una soluzione plausibile per riuscire ad avere sostanziali risparmi sui costi della politica.
“Perché limitarsi a proporre l’accorpamento di Enna – Caltanissetta e Ragusa – Siracusa e non uno più ampio come Messina – Catania o, Palermo – Trapani – Agrigento o, ancora meglio, perché non teorizzare due maxi Province, una comprendente tutta la Sicilia Orientale e l’altra quella Occidentale?
In tal modo si potrebbe anche pensare ad abolire la Regione, e allora si che si avrebbero reali e concreti risparmi dei costi della politica. 
La verità è che in Italia il dibattito politico diventa sempre più superficiale e illogico e contagia progressivamente tutti coloro che vi partecipano. 
Non si spiegherebbe in altro modo l’incomprensibile dichiarazione del Presidente Giuseppe Castiglione, specie all’indomani della presentazione di una proposta elaborata dall’UPI in materia di riforma del sistema Province in Italia, di ipotizzare la semplificazione del concetto di razionalizzazione delle Province in Sicilia con il contraddittorio accorpamento di Siracusa – Ragusa e Enna – Caltanissetta. 
Una proposta in Sicilia, quindi, alquanto diversa da quella avanzata dall’UPI e mai valutata in alcun modo, che rischia di vulnerare un processo che invece ha bisogno della chiara definizione di criteri e parametri razionali e oggettivi per una riforma che riguarda l’intero Paese e che, proprio per questo, non può essere gestita con battuta ad effetto, ma piuttosto con studi e analisi serie e condivise.
La verità che tutti sanno (almeno gli addetti ai lavori certamente) è che dall’eliminazione delle Province non si avranno risparmi di alcun tipo, ma solo scollamenti istituzionali e disservizi amministrativi. Ma ciò nonostante la demagogia imperante  ha individuato il suo agnello sacrificale. 
La battaglia per fare emergere la verità contro la demagogia imperante è lunga e difficile ed è unicamente rivolta alla tutela reale degli interessi dei cittadini che saranno gli unici a pagare il prezzo dell’abolizione delle Province, semmai si dovesse arrivare a tale decisione, ma è certamente un percorso che va fatto con serietà e intelligenza e che deve rifuggire dalle medesime superficialità e perniciose semplificazioni praticate dai sostenitori operanti nel campo opposto. 
Ben venga quindi, un confronto serio e definitivo finalizzato alla realizzazione dell’accorpamento in un’unica entità amministrativa tra Province e Comuni insistenti nelle aree metropolitane, insieme all’auspicata unificazione delle piccole o piccolissime Province, alcune di poche decine di migliaia di abitanti, del tutto inadeguate al loro ruolo. Ma lo si faceva, magari, partendo dalla proposta dell’UPI, prima scrivendo le regole e ricorrendo a criteri generali e uniformi”.
F.C.

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