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Catania| Penso che un sogno cosi… L’augustano Giuseppe Fiorello emoziona al Metropolitan

1 Novembre 2018 | by Redazione Webmarte
Catania| Penso che un sogno cosi… L’augustano Giuseppe Fiorello emoziona al Metropolitan
Spettacolo
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Due giorni al Teatro Metropolitan di Catania, l’augustano Giuseppe Fiorello emoziona, continua il giro dei più importanti teatri italiani regalando la sua storia, la storia della sua infanzia, storia che parla principalmente di una città, la sua città.

Augusta diventa assoluta protagonista della vita nostalgica di uno dei suoi figli, Giuseppe si racconta tra le storie e i personaggi a volte buffe altre drammatiche di chi, e si sente nel respiro, parla della sua amata terra. I suoi racconti si intersecano in un ricamo di personaggi particolarmente legati ad una memoria ormai andata, ma che ritornano freschi in un contesto di grande emozione e sentimento da stimolare anche le coscienze di chi non li ha mai conosciuti, il suo pubblico.

Due ore e trenta di un monologo mai noioso, che cattura le attenzioni senza tregua, che ti fa sorridere tenendo stretti i denti, in un malinconico quanto felice sentimento di puro amore per un vissuto ormai lontano, ma perfettamente presente nella vita dell’artista megarese. Riesce Giuseppe a far si che i temi legati dall’amore per le strofe di Domenico Modugno ereditate da Nicola, il suo papà, siano colonna sonora del suo meraviglioso racconto, canta e non respira, e quasi tangibile il battito del suo cuore, a volte è lui stesso ad emozionarsi, narra e canta la sua vita legandola a quei testi che sembrano stati scritti proprio per lui, parla di San Giuseppe patriarca, della festa, dell’asta, del banditore “Ca facci i porcu”, parla del corso, del passeggio, della bellissima mamma, degli incontri e delle genti che ha vissuto da “picciriddu”, parla di Jo Conforte e del suo bastone di torrone caramellato,  racconta gli aneddoti della festa, parla della banda di Augusta e del confuso errore di seguire il Conforte a suon di marcie dimenticando il patriarca per strada. Parla del boom del petrolchimico descrivendolo nel suo ricordo di bambino come una grande metropoli che produce benessere e ricchezza in quegli anni… ma non solo.

Il pubblico ride, il suo pubblico canta, canta con lui, lo interrompe a volte gridando “Bravo Peppe” e lui si ferma un attimo, alza gli occhi e poi continua il suo racconto. Canta seguendo la vita del papà, e nel racconto lo accompagna fino alla fine disperata dei suoi giorni, quel tanto amato e maledetto carnevale, l’ultimo della vita del suo punto di riferimento, “lo hanno trovato, nella sua macchina con le mani dietro la testa e con il sorriso che lo ha accompagnato per tutta la vita” cosi congeda suo padre Peppe, descrivendolo sempre come un grande uomo, un esempio da seguire, l’amico di tutti, lui che invitava a pranzo perfetti sconosciuti, chiamandoli amici senza nemmeno conoscerne il nome e mettendo in grande imbarazzo mamma Fiorello.

E conclude con ”Meraviglioso, ma come non ti accorgi di quanto il mondo sia meraviglioso” in una standing ovation del suo pubblico che applaude senza fine, che non smette di gridare il suo nome “ Grande Peppe” dicono tra l’inchino dell’artista che non disdegna di salutare alcuni degli amici in sala “U sacciu cà stasira ci su austanisi” dice, e il rosso sipario si chiude… ma riaprendo con le sue mani le tele sussurra un delicato ed emozionato ciao. Grande Giuseppe. (Mauro Italia)

 

Breve video dello spettacolo PENSO CHE UN SOGNO COSI’ – (video tratto dal “Canale Sistina” You Tube)

(Mauro Italia)

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