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CGIL-COESIONE PER SUPERARE LA CRISI

CGIL-COESIONE PER SUPERARE LA CRISI
Sindacale
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La crisi occupazionale che attraversa la nostra provincia impone a tutti i soggetti protagonisti di istanze sociali, produttive, politiche ed istituzionali una netta assunzione di responsabilità e una stringente coesione operativa di obiettivi e di scelte. Vale per i soggetti sociali, economici e produttivi come per le istituzioni e la politica l’obiettivo di riappropriarsi di una funzione generale di ampio profilo che deve venire prima anche dei legittimi interessi particolari. La presa di posizione è della CGIL di Siracusa che si scaglia contro quanto affermato da Confindustria sul calo occupazionale nel settore industriale, ampiamente compensato dalla crescita nel terziario, e che quindi va tutto bene; Confindustria – dice il sindacato – omette di dire che il terziario è in larga parte composto dalla grande distribuzione commerciale e dai servizi alle persone, due settori già in difficoltà nel 2010, che lo saranno ancora di più nel 2011. Il primo perché vive e si alimenta della ricchezza prodotta nel territorio, e Siracusa sta vivendo adesso la fase più difficile dal punto di vista economico, occupazionale e della sua capacità di produrre reddito e ricchezza. Il secondo perché vive delle risorse economiche degli enti locali, e tutti noi sappiamo che la manovra finanziaria ha tagliato drasticamente i fondi a disposizione delle regioni e dei comuni, circostanza di cui avvertiremo gli effetti, soprattutto da Gennaio 2011, sui servizi alle persone e sulle imprese e sui lavoratori del settore. In ogni caso – continua la CGIL – parliamo di occupazione precaria, mal retribuita e senza diritti per i lavoratori; niente a che vedere con il tipo di occupazione e reddito prodotto dal settore industriale. Il saldo per l’economia provinciale risulta essere comunque negativo. Ma c’è un punto su cui il sindacato si dichiara in disaccordo con Confindustria: gli industriali sono bravi a individuare le responsabilità e le inadempienze degli altri soggetti: politica, territorio, lavoratori; ma non intendono assumere impegni concreti per affrontare la crisi, adesso e non domani, per la parte che dipende esclusivamente dalle imprese che rappresentano. La CGIL continua a pensare che è possibile costruire una prospettiva diversa per le imprese e per i lavoratori del territorio. Occuparsi con urgenza delle imprese che rischiano di chiudere i battenti e delle centinaia di lavoratori ai quali nei prossimi mesi scadranno i benefici degli ammortizzatori sociali. Costruire per loro una prospettiva diversa da quella indicata da Confindustria per il 2011, che prevede la continuazione della stagnazione, sia in termini di investimenti e che di attività di grandi manutenzioni. Per fare questo occorre innanzitutto richiamare i grandi gruppi industriali che insistono nel nostro polo petrolchimico ad un atto dovuto di grande condivisione etica nei confronti del nostro territorio non soltanto chiedendo loro di confermare lo stesso impegno in termini di produzione e di investimenti, ma anche attraverso una profonda revisione del sistema degli appalti, subappalti, esternalizzazioni e terziarizzazioni spinte. E occorre farlo adesso in un momento di profonda recessione che non consente più il mantenimento degli stessi paradigmi industriali del passato. Sotto questo profilo, bisogna fissare regole certe e trasparenti nell’ assegnazione degli appalti senza abbattimenti dei costi che si scaricano poi sui lavoratori e sulle stesse aziende. Bisogna fermare un vero e proprio stillicidio che, in un momento di assoluta stagnazione, porta le aziende locali a dover acquisire commesse sotto costo, con la conseguenza di non poter rispettare  le norme contrattuali sulla sicurezza e sulla contribuzione. Così come occorre aprire subito un tavolo di confronto sulle politiche del general-contractor o global-service, che sta determinando l’arrivo di soggetti imprenditoriali  estranei al territorio, che prendono la parte più consistente della torta, lasciando all’imprenditoria locale le briciole dei subappalti. Occorre, inoltre, dare speranza ai lavoratori e concordare un bacino in cui far confluire tutti i lavoratori usciti dal ciclo produttivo, da cui attingere via via che ripartono gli appalti e trovare insieme il modo di privilegiare, a parità di competenze, le imprese locali che rischiano, per mancanza di commesse, di mortificare il potenziale industriale e professionale dell’indotto. Per queste ragioni la CGIL ritiene indispensabile conoscere dettagliatamente i tempi e le modalità delle manutenzioni straordinarie degli impianti, gli strumenti utilizzati per l’ attribuzione delle commesse al sistema dell’indotto, le imprese contattate e aggiudicatrici degli appalti, il numero di addetti necessari per operare una corretta manutenzione anche in termini di sicurezza e di ammodernamento, i piani industriali e le strategie di investimento nel medio periodo e  gli indici attuali di produttività. Un atto coordinato di informazione preventiva e programmazione condivisa, utile per rilanciare un sano rapporto di fiducia tra industria e territorio, sindacato e lavoratori, salute e occupazione a volte messo in discussione dal ripetersi periodico di “incidenti” nella zona industriale. Il sindacato ritiene ci siano le condizioni per riprendere un proficuo confronto, ripartendo da tre punti, contenuti nel rapporto sull’economia della provincia, presentato da Confindustria qualche giorno fa, e cioè: siamo nella fase peggiore della crisi, almeno per quanto riguarda la nostra provincia;  tra i settori che soffrono di più c’è senz’altro il settore industriale dove, a fronte di una buona tenuta delle produzioni, si assiste al crollo dell’occupazione nell’indotto e alla chiusura delle imprese piccole e medie; è possibile invertire questa tendenza con lo sblocco degli investimenti. Se, ripartendo da questa analisi condivisa, sapremo trovare le giuste risposte alle emergenze delle imprese e dei lavoratori, saremo anche più credibili e incisivi nel difficile compito di richiamare la politica e le istituzioni ai loro compiti e alla loro responsabilità di classe dirigente. (pri)

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