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CONFINDUSTRIA RISPONDE AGLI ATTACCHI

26 Gennaio 2012 | by Redazione Webmarte
CONFINDUSTRIA RISPONDE AGLI ATTACCHI
Attualità
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 E’ incredibile, gravissimo ed irresponsabile che ad essere attaccata sia proprio la Confindustria  che con il suo presidente regionale ha denunciato  infiltrazioni di esponenti vicini  alla criminalità mafiosa. Lo stesso Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, ha dichiarato che gli approfondimenti sulla presenza di tali esponenti sono al vaglio dell’autorità giudiziaria.
E’ vergognoso  che, nonostante le evidenze, alcuni dirigenti del movimento continuino a negare, a tenere un comportamento omertoso  e ad attaccare  il presidente Lo Bello per spostare l’attenzione dai  problemi veri, dal malessere diffuso  in larga parte della società siciliana, che abbiamo segnalato  per tempo in documenti ufficiali e nelle scorse settimane in manifestazioni pubbliche insieme ad artigiani, commercianti, studenti e di  tutta la società civile a Siracusa e a Ragusa.
Come sconcertanti sono le dichiarazioni di alcuni sindaci della Sicilia che continuano a nascondere il tema delle infiltrazioni mafiose, disconoscendone il radicamento sul loro territorio.
Da oltre due anni e mezzo  le Confindustrie provinciali,  con Confindustria Sicilia, con le altre Associazioni di categoria, artigiani, commercianti, agricoltori, mondo cooperativo, delle organizzazioni sindacali, lanciano allarmi sulla gravissima situazione economica della Regione, sul dissesto della finanza pubblica regionale e locale, sul mancato utilizzo delle risorse comunitarie, dove stanno appostate, proprio per l’agricoltura,  oltre due miliardi di euro con il cosiddetto Piano di sviluppo rurale.
In questi ultimi anni molte nostre imprese sono state costrette a chiudere, molte altre a richiedere la cassa integrazione per i propri dipendenti.  Ma le manifestazioni che sono state fatte per difendere i posti di lavoro, pensiamo agli operai della FIAT di Termini Imerese, a quelli della Fincantieri, e a molte altre, si sono svolte  sempre nel rispetto dei diritti degli altri, senza  fomentare il ribellismo che è una strada pericolosissima che porta solo alla disgregazione sociale.
Le Istituzioni tutte, regionali e locali hanno la responsabilità istituzionale e  politica di evitare che ciò accada e non utilizzare il malessere sociale per fermare un processo irreversibile e che non potrà che passare per la modernizzazione della Sicilia.

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