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DA OGGI ESISTE LARGO EMANUELE SCIERI

DA OGGI ESISTE LARGO EMANUELE SCIERI
Cronaca
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“Oggi ricordiamo un siracusano, Emanuele Scieri, vittima innocente rimasta senza giustizia, ma ricordiamo anche l’infamia e l’omertà che l’hanno ucciso una seconda volta”. Lo ha detto l’assessore alle Politiche culturali, Sandro Speranza, che stamattina, in rappresentanza del sindaco, Roberto Visentin, ha scoperto la lapide di intitolazione del largo all’incrocio tra le vie Columba ed Elorina al parà trovato morto, undici anni fa, all’interno della caserma “Gamerra” Pisa. Alla cerimonia hanno partecipato i genitori del giovane, Corrado Scieri e Isabella Guarino, il deputato nazionale Fabio Granata, e il presidente dell’associazione “Giustizia per Lele”, Domenico Trapanese.“Per la vicenda di Emanuele nessuno ha pagato – ha detto l’assessore Speranza – e ciò rende questa morte ancora più insopportabile. Come insopportabile è che in un paese civile non si riesca ad accertare la verità su quanto accaduto all’interno di una caserma. È una sconfitta della società civile”.Per il Comune erano presenti alla cerimonia anche l’assessore ai Servizi demografici, Giuseppe Casella, il presidente del consiglio comunale, Edy Bandiera, e il dirigente responsabile delle toponomastica, Corrado Zaccaria.

“L’intitolazione di uno degli ingressi della città – ha detto l’assessore Casella – è una maniera per tenere sempre vivo il ricordo di un giovane, ricco di talento ed amato dagli amici, a quanti tutti i giorni entrano ed escono da Siracusa. Per questa ragione il mio assessorato non ha esitato un solo istante a dare corso ad un atto voluto da tutto il consiglio comunale, del quale allora facevo parte”.Il presidente Bandiera ha ricordato di essere stato lui a proporre l’intitolazione di un sito ad Emanuele Scieri “e non avevo dubbi – ha aggiunto – che la proposta sarebbe stata approvata all’unanimità. Emanuele, che ho conosciuto, era un militare di leva che voleva fare l’avvocato ed aveva le giuste capacità per avere successo. La cerimonia di oggi è una maniera per dire che la città non si rassegna a questa morte ingiusta e che vuole la verità”. (FLO)

 

 

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