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Lentini | Discarica di Armicci, il Cga ribalta la sentenza del Tar: «Ennesima aggressione al territorio»

2 Luglio 2019 | by Silvio Breci
Lentini | Discarica di Armicci, il Cga ribalta la sentenza del Tar: «Ennesima aggressione al territorio»
Attualità
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Il Consiglio di giustizia amministrativa di Palermo ha ristabilito la validità dell’Autorizzazione integrata ambientale. Le reazioni e i dettagli del lungo iter giudiziario. Ma la battaglia non si ferma.

 Discarica di Armicci: punto e accapo. Anzi daccapo. Ribaltando il verdetto di primo grado, il Consiglio di giustizia amministrativa di Palermo ha di fatto autorizzato la realizzazione dell’impianto. La sentenza è la numero 622 dell’1 luglio. Il collegio (presidente Rosanna De Nictolis, estensore Giuseppe Verde, consiglieri Nicola Gaviano, Luigi Massimiliano Tarantino e Maria Immordino), accogliendo i motivi di appello proposti dalla Pastorino e dalla Armicci Ambiente, difese dagli avvocati Carmelo Barreca e Riccardo Rotigliano, ha riportato la situazione a due anni fa.

Ristabilita la validità dell’Aia. Per i legali delle due società siracusane interessate alla realizzazione della discarica, la sentenza ristabilisce la piena validità dell’autorizzazione integrata ambientale e chiarisce che l’impianto potrà essere realizzato senza dover chiedere ulteriori permessi urbanistici al Comune e senza che assuma alcuna valenza ostativa l’opposizione del Comune di Lentini.

Cga sconfessa Tar. «La sentenza del Cga – hanno spiegato gli avvocati Barreca e Rotigliano – ha chiarito, inoltre, che il Comune di Lentini non aveva alcun diritto di pretendere un riesame dell’intera pratica da parte dell’assessorato e ha quindi accolto anche il motivo d’appello con cui si contrastava la sentenza di primo grado, laddove aveva ritenuto che il Dipartimento acqua e rifiuti dell’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità avesse illegittimamente e implicitamente, e quindi immotivatamente, operato una sorta di silenzio-inadempimento sulle istanze di revoca e riesame del Comune di Lentini. Nessun inadempimento, dunque, era addebitabile al Dipartimento acqua e rifiuti».

Le reazioni: il difensore del Comune. La decisione del Cga, come ricorda il difensore del Comune, l’avvocato Gianluca Rossitto, non è però l’atto finale di una lunga e complessa battaglia giudiziaria. È infatti ancora in attesa di definizione il ricorso depositato al Tar col quale è stata impugnata dal Comune anche l’autorizzazione integrata ambientale originaria, rilasciata col decreto 1905/2015 poi modificato dal decreto 2070/2016.

Le reazioni: l’amministrazione comunale. Sconcertata per l’esito del giudizio di secondo grado l’amministrazione comunale lentinese che parla di «ennesima aggressione» e invita adesso tutti i deputati regionali, nazionali ed europei espressione del territorio a difendere la città e a sostenere una battaglia legale e di principio. «Con questa sentenza – dice il sindaco Saverio Bosco – il Cga ha affermato di fatto che la destinazione d’uso del nostro territorio non la decide il consiglio comunale, né la giunta e il sindaco. Tutto questo è veramente umiliante».

Le reazioni: il Coordinamento no discarica Armicci. Per il Coordinamento no discarica Armicci «il Cga ha sposato in pieno le posizioni dei nuovi avvelenatori di turno, ribadendo che la volontà degli abitanti e degli enti locali non conta nulla, che la volontà di un consiglio comunale che ha negato la variante urbanistica può essere sostituita dall’autorizzazione della Regione». «Adesso – affermano gli esponenti del Coordinamento – non possiamo tirarci indietro di fronte a questo ennesimo attacco. Adesso e più di prima Lentini e il territorio dovranno dar prova del proprio coraggio e della propria determinazione. Su tutti i fronti, da Armicci a Bonvicino, occorre prendere tutti una posizione. La lotta non si ferma. Per il bene dei nostri bambini la nostra terra va difesa con i denti».

La battaglia giudiziaria: il ricorso d’appello della Pastorino al Cga. All’inizio dell’anno, come si ricorderà, i legali della Pastorino e della Armicci Ambiente decisero di proporre appello innanzi al Cga, contro il Comune e nei confronti degli Assessorati dell’energia e dei servizi di pubblica utilità e del territorio e ambiente, per ottenere la riforma della sentenza con la quale, nelle settimane precedenti, il Tar di Catania aveva accolto il ricorso proposto dall’amministrazione lentinese bloccando l’impianto.

La battaglia giudiziaria: il verdetto del Tar. Con la sentenza 2289 del 4 dicembre 2018, infatti, la prima sezione del Tar etneo (presidente Pancrazio Maria Savasta, primo referendario Giuseppina Alessandra Sidoti, referendario estensore Raffaella Sara Russo) aveva accolto il ricorso presentato dall’amministrazione comunale, difesa dall’avvocato Gianluca Rossitto, e annullato il decreto 2070 del 13 dicembre 2016 dell’Assessorato dell’energia (Dipartimento acqua e rifiuti). Decreto che, appunto, correggendo in parte (l’ultimo capoverso dell’articolo 8) l’autorizzazione integrata ambientale già rilasciata alla Pastorino con decreto 1905 del 5 novembre 2015, aveva di fatto dato il via libera alla realizzazione della discarica, nonostante il rifiuto del Comune a rilasciare le previste concessioni edilizie. Il collegio della prima sezione del Tar di Catania aveva ritenuto «fondata e assorbente la doglianza espressa nell’ambito del primo motivo di ricorso», quello cioè tendente all’annullamento del decreto 2070. Decreto al quale, secondo il Tar, «non poteva, invero, disconoscersi la natura di atto di secondo grado, per la cui adozione si sarebbe dovuto seguire il medesimo procedimento in conferenza di servizi». In altre parole, il decreto 2070 impugnato dall’amministrazione lentinese avrebbe dovuto essere preceduto da una nuova conferenza dei servizi.

La battaglia giudiziaria: la sentenza del Cga. Non così per il Cga, che ha completamente rovesciato il verdetto di primo grado. «È errata – scrive nella sentenza il Cga – la tesi avanzata dal Comune e apprezzata positivamente dal Tar secondo cui, per procedere alla correzione di una formula di stile (l’ultimo capoverso dell’articolo 8 del decreto 1905 che recita “Sono fatte salve le autorizzazioni di competenza di altri enti o organi, ivi comprese le autorizzazioni urbanistico-edilizie e quelle relative alla esecutività del progetto” e che, avendo dato adito a differenti valutazioni interpretative, viene cassato e riscritto come di seguito “Ai sensi del combinato disposto dell’art. 6 comma 14 e dell’art. 208 comma 6 del decreto legislativo 152/06 la presente autorizzazione sostituisce ad ogni effetto visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali, costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori”, ndc) incapace di incidere sugli effetti che la legge riconduce all’avvenuto rilascio dell’autorizzazione unica ambientale, l’Amministrazione avrebbe dovuto ripercorre il complesso iter decisionale attraverso la convocazione di una nuova conferenza di servizi».

Non era necessaria una nuova conferenza dei servizi. In altre parole, per il Cga «gli effetti prodotti dal rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale (decreto 1905) e il contenuto del successivo decreto correttivo di un erroneo e inefficace capoverso dell’articolo 8, non consentono di seguire le tesi avanzate dal Comune secondo le quali con il decreto 2070 l’Amministrazione regionale avrebbe proceduto a “una riscrittura del precedente decreto 1905”». «Diversamente da quanto sostenuto dalla difesa del Comune – si legge – con il decreto 2070 l’Amministrazione regionale corregge un passaggio del decreto 1905 che è riferibile ad una aggiunta formale che non incide sulle facoltà acquisite dalla società appellante (la Pastorino, ndc) in ragione dell’avvenuto rilascio dell’autorizzazione unica ambientale».

La discarica. La discarica – 47 mila metri quadrati per una capienza di 830 mila metri cubi di rifiuti – dovrebbe sorgere in una cava dismessa di contrada Armicci, a pochi chilometri dal centro abitato e a poche centinaia di metri dal Biviere, ovvero nel cuore di un’area di interesse naturalistico e archeologico, “sito di importanza comunitaria” e “zona di protezione speciale”. Dopo il rilascio dell’Aia, come si ricorderà, i lavori furono subito ostacolati dagli attivisti del “Coordinamento No discarica Armicci” e da numerosi cittadini che per settimane manifestarono pacificamente davanti al sito della costruenda discarica.

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