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Francofonte| Omicidio Bellofiore: l’assassino in cella. Deve scontare 26 anni e 11 mesi di carcere

8 Luglio 2016 | by Silvio Breci
Francofonte| Omicidio Bellofiore: l’assassino in cella. Deve scontare 26 anni e 11 mesi di carcere
Cronaca
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L’efferato delitto fu commesso la sera del 28 gennaio 2011. L’anziano venne orrendamente mutilato ed evirato. Massimiliano Pepi fu arrestato dai carabinieri poco dopo l’omicidio e rese piena confessione.

Massimiliano Pepi

Dovrà espiare 26 anni e 11 mesi di reclusione per l’omicidio del pensionato Sebastiano Bellofiore. Massimiliano Pepi, oggi quarantunenne, autore di quell’efferato delitto commesso il 28 gennaio del 2011, è stato arrestato ieri sera dai carabinieri di Francofonte in esecuzione di una ordinanza emessa dalla procura generale della Repubblica di Catania. Dopo le formalità di rito in caserma, l’uomo è stato trasferito e rinchiuso in una cella della casa di reclusione di Brucoli. Erano le 21.30 di quel venerdì 28 gennaio 2011 quando i carabinieri arrivarono in via Custoza, nel cuore di uno dei quartieri più popolosi di Francofonte. Il sangue colava ancora copioso dagli scalini dell’abitazione. Era il sangue di Sebastiano Bellofiore, un pensionato di 80 anni, vedovo, ammazzato e seviziato con inaudita crudeltà da un uomo di 36 anni, anche lui di Francofonte, pregiudicato per reati contro il patrimonio, bloccato e arrestato dai militari dell’Arma poche decine di minuti dopo il delitto. Quando i carabinieri, avvertiti da alcuni passanti che avevano visto un uomo sporco di sangue allontanarsi velocemente dall’abitazione del pensionato, entrarono in casa della vittima si trovarono di fronte a uno spettacolo raccapricciante: il corpo dell’anziano era steso sul pavimento, immerso in una pozza di sangue, con le mani e i piedi letteralmente tranciati di netto, la gola tagliata, il volto sfigurato e gli organi genitali evirati. Accanto a quel corpo orribilmente mutilato i carabinieri rinvennero un coltello da macellaio lungo quaranta centimetri. Era l’arma del delitto utilizzata da Massimiliano Pepi per “punire” Sebastiano Bellofiore, colpevole, secondo la versione resa ai carabinieri e allo stesso magistrato della procura di Siracusa nel corso del lungo interrogatorio svoltosi in caserma subito dopo l’arresto, di avere avuto “attenzioni particolari” nei confronti della sua compagna, una trentenne di Francofonte che nei mesi precedenti era stata la bandante dell’anziana vittima. Dopo i primi momenti di smarrimento per l’efferatezza dell’omicidio, i carabinieri, anche grazie alle preziose testimonianze di alcuni vicini di casa, non impiegarono molto a capire, quella stessa sera di cinque anni fa, il movente del delitto e a individuarne l’autore, arrestato poche decine di minuti dopo mentre tentava di fuggire, ancora sporco di sangue, con la stessa auto dell’anziano. Condotto in caserma subito dopo l’arresto, il Pepi rese ai carabinieri e al magistrato della procura di Siracusa piena confessione del delitto commesso per gelosia, ricostruendone nel dettaglio anche le brutali modalità. Dal racconto dell’uomo si apprese che lui e la compagna nei mesi precedenti erano andati a vivere nell’abitazione della vittima per accudirla. Nel corso di quella breve convivenza, il Bellofiore avrebbe mostrato interesse per la donna, rivolgendole avance che avrebbero scatenato la gelosia del Pepi. Quel giorno, secondo il racconto del reo confesso, fra lui e il Bellofiore scoppiò una lite. Dopo averlo sgozzato ed evirato e avergli tagliato mani e piedi, Pepi si sedette su una poltrona e accese una sigaretta. Fumando, aspettò che la vittima morisse dissanguata. Quindi uscì da quella casa, chiuse la porta alle sue spalle e si allontanò. Ma la sua libertà durò poco.

© Riproduzione riservata

Abitazione via Custoza 2

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