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IL FLOP DELL’ASSEMBLEA CONTRO L’INQUINAMENTO: UN SUCCESSO. di Alessandro Mascia

19 Ottobre 2014 | by Alessandro Mascia
IL FLOP DELL’ASSEMBLEA CONTRO L’INQUINAMENTO: UN SUCCESSO. di Alessandro Mascia
Attualità
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Ieri pomeriggio, sagrato della chiesa madre, un tavolo ripreso da telecamere attente. Fuori campo una donna affaticata dalla gravidanza. È molto attenta alle parole che gracchiano dai diffusori acustici. Perché è indignata: la mamma morta di tumore, tutti i giorni respira aria fetida. Ha una brutta paura. Presto avrà un figlio, lo metterà al mondo. In questo mondo?! Dio, perché le mamme hanno questi sensi di colpa? È colpa mia se l’aria di Augusta è malata? Se si muore di tumore più spesso che altrove? La donna incinta è angosciata, stretta in una morsa senza scappatoia, tra il dolore del passato e il terrore per il futuro di suo figlio.

Le telecamere riprendono tutti i fotogrammi di un’annunciata assemblea pubblica contro l’inquinamento. I relatori ci sono, hanno abbastanza voce e amplificazione per fronteggiare una piazza Duomo piena. Ma che piena non è. Togli i giornalisti, le forze dell’ordine, gli organizzatori…

Il prete Palmiro Prisutto, combattente della prima ora, è deluso. “Stasera vado a letto prima. Buonanotte”. Un commento amaro, rassegnato. Affidato a Facebook.

Facebook non può tutto. Non ci riesce, da solo, a riempire le piazze. Il fruitore dei social è il miglior interprete della filosofia originaria di questi software: il cazzeggio (lemma riportato anche sullo Zingarelli). Chi accede sui social è in modalità cazzeggio. Relax, rapporti epidermici, narcisismo. Anche indignazione, risse furibonde, schiamazzi e isterismi: tutto avviene nel silenzio di una postazione pc. Senza ingombri fisici senza aliti molesti senza sputacchiate.

Facebook non è incisivo. Almeno per le questioni di vita o di morte.

E se lo fosse? Potrei essere smentito. Ne sarei felice. Può darsi che dai oggi, dai domani… si tratta di invertire un corso culturale consolidato. Missione impossibile? Ma se si inizia a distrarne una parte alla volta, chissà?

C’è bisogno di ragionevolezza. Le raffinerie non sono il demonio. L’Arpa, che è il naso pubblico, non è vero che non funziona. Non è la puzza che provoca i tumori. E non è vero che nessuno pensa all’aria che respiriamo: il Ministero dell’Ambiente sta inviando nuove prescrizioni alle industrie. L’Arpa, con il suo “airsense”, sta controllando anche le sostanze non registrate dalle centraline.

Risultati, questi ultimi, che non si possono scollare dall’attività costante di sprone che viene dal popolo. Anche dai pochi presenti ieri in piazza Duomo. L’assemblea pubblica contro l’inquinamento, a suo modo, è stata un successo. Alessandro Mascia

 

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