breaking news

Lentini | Alla luce un pezzo della necropoli tardo-classica ed ellenistica di Leontinoi

2 Luglio 2021 | by Silvio Breci
Lentini | Alla luce un pezzo della necropoli tardo-classica ed ellenistica di Leontinoi
Cultura
'
0

Scoperta una camera sepolcrale in blocchi di arenaria con affreschi alle pareti. Il ritrovamento nei giorni scorsi in contrada Carrubbazza nell’ambito di una verifica preventiva dell’interesse archeologico per la costruzione di una residenza sanitaria assistenziale. Le parole del soprintendente Salvatore Martinez a scavo ultimato. Negli anni scorsi altri interessanti ritrovamenti.

Leontinoi, straordinario giacimento. La città si rivela sempre più uno straordinario giacimento di risorse culturali. Si è infatti svelata molto più importante del previsto la scoperta archeologica fatta nei giorni scorsi in contrada Carrubbazza, nell’ambito di una verifica preventiva dell’interesse archeologico eseguita in applicazione della normativa di riferimento in previsione della costruzione di una residenza sanitaria assistenziale. Un rinvenimento di estremo interesse culturale – tanto più perché avvenuto proprio mentre la città è impegnata da alcune settimane nelle celebrazioni per il 2.750° anniversario della fondazione greca di Leontinoi – che aggiunge una tessera ulteriore al grande puzzle della comprensione del territorio e delle dinamiche evolutive sotto il profilo storico dell’antica colonia calcidese.

Martinez: «Alla luce un pezzo di necropoli». «Quello che è stato riportato alla luce nel corso dell’esecuzione di una campagna di scavi preventivi per la costruzione di una residenza sanitaria assistenziale convenzionata in contrada Carrubbazza-Bottigliere – spiega il nuovo soprintendente per i beni culturali e ambientali di Siracusa, l’architetto Salvatore Martinez – è un lembo della grande necropoli tardo-classica ed ellenistica della città di Leontinoi, la cui presenza nell’area è da tempo nota alla comunità scientifica. I lavori, coordinati dalla dirigente della sezione archeologica della Soprintendenza di Siracusa Maria Musumeci, sono stati diretti da Alessandra Castorina, funzionario archeologo della stessa Soprintendenza, ed eseguiti sul campo dall’archeologo Italo Giordano incaricato dal committente. I rinvenimenti consistono in una ventina di sepolture, afferenti a orizzonti cronologici non omogenei (IV-III secolo avanti Cristo) e sono caratterizzati sia dal rito della inumazione (tombe a cappuccina o a fossa semplice), sia da quello dell’incinerazione entro vasi».

Camera sepolcrale affrescata. Ma una scoperta in particolare ha suscitato sorpresa. «Molto interessante – sottolinea il soprintendente Martinez – si è rivelato il rinvenimento di una camera sepolcrale in blocchi di arenaria con affreschi alle pareti e corredo composto da oggetti fittili e bronzei databili all’inizio del III secolo avanti Cristo. Siamo di fronte a un elemento di assoluta rarità all’interno del panorama culturale della polis di Leontinoi. Gli affreschi sono stati prontamente consolidati da Raffaella D’Amico, restauratrice del Parco archeologico di Leontinoi, che è intervenuta grazie alla cortese disponibilità del direttore del Parco, Lorenzo Guzzardi».

La verifica preventiva dell’interesse archeologico. L’eccezionale scoperta conferma la bontà della norma che impone la verifica preventiva dell’interesse archeologico. «Il rinvenimento – prosegue Martinez – costituisce solo un esempio dei numerosi proficui risultati che l’applicazione costante della normativa sulla verifica preventiva dell’interesse archeologico può produrre, contemperando le esigenze della tutela archeologica e della ricerca scientifica con le attività economiche sul territorio. L’indagine è stata ultimata e tutti i materiali rinvenuti nel corso dello scavo sono ora in corso di restauro e di studio». Ma quale sarà adesso – ci si chiede – il destino dell’area di contrada Carrubbazza, vista anche l’eccezionale scoperta della camera sepolcrale con affreschi alle pareti? «Sull’area si sta procedendo alla rimodulazione del progetto in maniera da permettere la realizzazione dell’opera insieme alla valorizzazione del monumento che sarà vincolato».

2018: i rocchi di via Archimede. Il territorio continua dunque a regalare sorprese straordinarie. Nel novembre del 2018, in pieno centro storico, in via Archimede, strada che fiancheggia piazza Oberdan, durante lo scavo per la posa di una nuova tubazione del gas nell’ambito dei lavori di ampliamento della rete del metano da parte del gestore dell’impianto, vennero alla luce, in tre punti differenti e a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, diversi grossi conci di fondazione di edifici. Furono anche ritrovati, in quell’occasione, tre grosse pietre a forma cilindrica. Si trattava dei cosiddetti rocchi, i blocchi che, sovrapposti uno sull’altro, componevano il fusto di una colonna greca, la cui stabilità era assicurata da perni metallici inseriti in un foro centrale e fissati con colate di piombo fuso. Un rinvenimento importante a poche decine di metri dall’area archeologica di via Agorà, dove si possono osservare i resti di quella che, secondo gli studiosi, era la porta settentrionale delle fortificazioni che cingevano la colonia calcidese di Leontinoi. Da quella porta gli abitanti di una delle prime colonie fondate dai greci in Sicilia potevano raggiungere i fertili e celebrati “campi leontini”, l’odierna piana di Catania.

2017: arcosoli in piazza Sebastiano Addamo. Nell’estate del 2017 un’altra interessantissima scoperta archeologica in pieno centro abitato. In Piazza degli Studi Sebastiano Addamo, proprio davanti al museo archeologico, durante alcuni lavori di escavazione per il passaggio di cavi elettrici da parte dell’Enel, furono rinvenuti tre arcosoli, molto probabilmente di epoca tardo antica. Gli operai si imbatterono in una cavità sotterranea scavata artificialmente, poco al di sotto del piano stradale, all’interno della quale, dopo una iniziale e superficiale ispezione, furono rivenute delle sepolture ancora integre. Ritrovata ad una trentina di centimetri sotto il piano stradale, la struttura ipogeica era, come confermato anche dagli archeologi, di epoca tardo antica, risalente a un periodo successivo al IV secolo dopo Cristo. All’interno vi erano tre arcosoli, molto probabilmente mai scavati. L’arcosolio, dal latino “arcosolium”, ovvero “sepolcro arcato”, è una tipologia architettonica usata per i monumenti funebri. È costituita da un sarcofago o da una tomba chiusa da una lastra di marmo o in muratura, inserita in una nicchia sormontata da un arco a tutto sesto in genere scavata nel tufo della parete. La sepoltura occupava la parte inferiore della nicchia e lo spazio sotto l’arco, la lunetta, veniva spesso decorato con pitture.

© Riproduzione riservata

Please follow and like us:
error0
fb-share-icon20
Tweet 20
fb-share-icon20

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com