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Lentini | Bosco alla Cunsolo: «Ma che è scema?». Poi chiede scusa ma il putiferio è servito

30 Aprile 2021 | by Silvio Breci
Lentini | Bosco alla Cunsolo: «Ma che è scema?». Poi chiede scusa ma il putiferio è servito
Attualità
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La vicenda accaduta ieri sera in consiglio comunale. La rappresentante del M5s lancia l’hashtag #siamotuttiscemi e attacca: «Superato il limite di decenza e decoro». E Bosco: «Anche i sindaci commettono errori». Il Pd: «In aula non può esserci spazio per gli attacchi di natura personale».

La premessa. Mentre ancora divampa – col suo strascico di polemiche politiche tra chi difende una parte e chi l’altra – la bagarre tra amministrazione comunale e Asp sulle errate e contraddittorie comunicazioni che davano la città prima in “rosso”, poi in “arancione” e immediatamente dopo di nuovo in “rosso”, in queste ore esplode un altro caso politico-istituzionale. Ed esplode anche questo sulla scia dello scontro per la proroga della “blindatura” della città fino al 5 maggio.

«Ma che è scema?». Ieri sera nell’aula di via Galliano è convocato il consiglio comunale. La prima parte della seduta viene interamente assorbita dalla discussione su quanto accaduto in ordine alla proroga della “zona rossa”. A contrapporsi sono il sindaco Saverio Bosco e la consigliera comunale del Movimento 5 stelle Maria Cunsolo. Il confronto, tra reciproche interruzioni e vicendevoli accuse, è dialetticamente animato. Il sindaco si rivolge al presidente del consiglio comunale e riferendosi alla consigliera comunale di opposizione, in quell’istante impegnata in una fugace telefonata, scappa l’infelice espressione “Ma che è scema?”». E il putiferio è subito servito.

Cunsolo: «#siamotuttiscemi». La Cunsolo lancia oggi pomeriggio l’hashtag #siamotuttiscemi e attacca: «Ieri in consiglio comunale si è superato ogni limite di decenza e di decoro, nel luogo che invece dovrebbe essere esempio di virtù civiche e umane». Poi spiega: «Premetto che la politica non c’entra nulla, non c’entrano le divergenze, non c’entrano gli atti amministrativi o la visione che ognuno possa avere di città. In questi quasi cinque anni ammetto di avere visto di tutto, atteggiamenti antidemocratici, ostruzionismi vari. Mi sono sentita dire irresponsabile, depressa, frustrata. Basta scorrere le dirette streaming dei vari consigli comunali per averne conferma. Ma ieri ritengo che si sia infranta ogni barriera di decenza. Tralascio le questioni di genere, anche se vorrei capire cosa ci sta a fare quel drappo rosso in una sedia dell’aula che ricorda la difesa delle donne quando poi una consigliera donna viene insultata senza che quasi nessuno batta ciglio». E conclude: «La mia non è rabbia o risentimento personale per l’insulto, cosa a cui non ho dato nessun peso considerato da chi provenisse, ma compatimento per la mia città nel vedere come si è ridotta nell’essere rappresentata da tale umanità, esempio eccelso di cafoneria».

Le scuse di Bosco. Le scuse pubbliche di Bosco rivolte alla consigliera Cunsolo arrivano poco dopo con un post sul proprio profilo social. «Ho appena riascoltato un passaggio del consiglio comunale di ieri sera – scrive – e porgo pubblicamente le mie scuse alla consigliera Cunsolo, alla quale, in un momento concitato, ho rivolto una frase infelice e offensiva. Spero potrà accettare le mie scuse. Anche i sindaci commettono errori umani». Ma la macchina del fango parte immediatamente e sui social la città si divide tra chi difende la Cunsolo e chi Bosco, indispettito dalla telefonata della consigliera mentre lui parlava.

Il Pd: «Disdicevole insulto». Nella disputa interviene il Pd che parla di «disdicevole insulto» e si dice solidale con la Cunsolo. «Nel luogo principe del civico consesso – scrivono in una nota il segretario Italo Giordano e il vice segretario Giuseppe Brancato – non vi è spazio alcuno per gli attacchi di natura personale: ogni forma di arrogante prevaricazione, che mina tanto il rispetto delle sfere individuali quanto lo svolgimento del libero confronto democratico, va infatti unanimemente condannata a prescindere da qualsivoglia orientamento politico. Coloro i quali sono chiamati a ricoprire incarichi istituzionali non possono e non devono mai ovviare alle più basilari regole comportamentali volte al corretto esercizio delle loro funzioni».

© Riproduzione riservata

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