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Lentini| Fronte comune contro la discarica di Armicci, una battaglia per il futuro di un intero territorio.

24 Gennaio 2017 | by Silvio Breci
Lentini| Fronte comune contro la discarica di Armicci, una battaglia per il futuro di un intero territorio.
Attualità
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Una sola voce si è alzata ieri sera dal consiglio comunale riunitosi ieri sera in seduta aperta nell’aula di via Galliano. Bosco: «Invasione non di soldati ma di capitali». La cava di Armicci accoglierebbe oltre 1 milione e 300 mila tonnellate di rifiuti.

musicafestival_300x250Una sola voce: no. Un no corale, l’ennesimo, quello che ieri sera è stato gridato nell’aula consiliare di via Galliano. Un no perentorio e inequivocabile contro la discarica per “rifiuti speciali non pericolosi” che un’impresa siracusana, la Pastorino Srl, vorrebbe realizzare in contrada Armicci all’interno di una cava di tufo dismessa, a una manciata di chilometri dal centro abitato e a pochissime centinaia di metri dal lago, ovvero da un’area di straordinario valore naturalistico già classificata come “sito di importanza comunitaria” e “zona di protezione speciale”. È stato il no delle istituzioni – ad affiancare l’amministrazione comunale lentinese, in quella che è una battaglia per il futuro, anche le vicine amministrazioni di Carlentini, Francofonte e Augusta – e delle comunità di un intero territorio.

Saverio Bosco: «Invasione non di soldati ma di capitali». Tutti chiamati a raccolta ieri sera nell’aula di via Galliano, dove si è svolta l’attesissima seduta aperta di consiglio comunale convocata per respingere con fermezza quella che il sindaco di Lentini, Saverio Bosco, ha definito in apertura come una «invasione non di soldati ma di capitali». «Non consentiremo più in alcun modo – ha sottolineato Bosco – la devastazione del nostro territorio e lo presidieremo per impedire l’ingresso di qualsiasi camion carico di rifiuti fin quando non sarà modificato il decreto della Regione che autorizza la realizzazione della discarica».

Le cifre dell’affaire. La cava di contrada Armicci – 47.000 metri quadrati – ha una capacità stimata di 830 mila metri cubi di rifiuti equivalenti a oltre 1 milione e 300 mila tonnellate, ovvero circa 60 mila tonnellate l’anno per 22 anni (la “vita” prevista della discarica).

Le tappe della vicenda. A mettere al loro posto – per una corretta ricostruzione della vicenda – tutte le tessere del complesso puzzle è stato l’assessore all’ambiente Santi Terranova. Il decreto 2070 del 13 dicembre scorso (pubblicato il 5 gennaio) del dirigente generale del dipartimento dell’acqua e dei rifiuti, modificando parte di un precedente decreto, il 1905 del 5 novembre 2015, relativo all’autorizzazione integrata ambientale rilasciata alla Pastorino, ha di fatto autorizzato l’inizio dei lavori nonostante il rifiuto del Comune a rilasciare le previste autorizzazioni edilizie. L’amministrazione comunale ha già presentato un ricorso al Tar, ha depositato una denuncia in procura e inviato alla Regione un’istanza di annullamento in autotutela dell’autorizzazione integrata ambientale rilasciata alla Pastorino. Rilasciata appunto nonostante il volere contrario di un’intera comunità, nonostante l’opposizione dell’amministrazione comunale che ha negato le autorizzazioni edilizie e nonostante il muro alzato già nel 2013 dal consiglio comunale che respinse la richiesta di variante urbanistica presentata dai gestori.

Un intero territorio contro la discarica. Tantissimi ieri sera gli interventi e ovviamente tutti contrari alla realizzazione della discarica. Da quello del sindaco di Francofonte Salvatore Palermo a quelli dei colleghi di Carlentini e Ferla, Pippo Basso e Michelangelo Giansiracusa, presidente della Srr, la società per la regolamentazione del servizio di gestione dei rifiuti dell’Ato Siracusa. «Se non riusciremo a fermare questo progetto – ha detto Basso – avremo fallito come rappresentanti delle comunità». Al consiglio comunale aperto sono intervenuti anche i deputati regionali Marika Cirone Di Marco del Pd, Vincenzo Vinciullo del Ncd e Stefano Zito del Movimento 5 Stelle e la deputata nazionale Sofia Amoddio del Pd.

Marika Cirone Di Marco: «Presto un’audizione in commissione territorio e ambiente». Parlando di “obiettiva forzatura”, Marika Cirone Di Marco ha annunciato che chiederà che sia organizzata in Commissione territorio e ambiente dell’Ars una audizione sulla vicenda della discarica dei vertici dell’amministrazione comunale, del dipartimento acqua e rifiuti e della presidenza della Regione. «Confido che in quella sede – ha affermato – sarà possibile fare chiarezza su un provvedimento amministrativo che ha giustamente provocato una forte reazione e preoccupazione da parte della comunità e sul quale esprimo forti perplessità sul piano della legittimità. A parte la considerazione che nasce dal ritenere fin troppo numerose le discariche presenti a vario titolo in un territorio come quello provinciale gravato da accertati problemi ambientali e sanitari e segnatamente in quello del lentinese, il provvedimento pone seri interrogativi e perplessità».

Sofia Amoddio: «La vicenda alla Corte di giustizia europea». Da parte sua, la deputata nazionale Sofia Amoddio ha annunciato la presentazione di una interrogazione al ministro dell’ambiente e ha sottolineato come l’intera vicenda sia meritevole di essere portata non solo all’attenzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, ma anche della Corte di giustizia europea poiché è stata violata la volontà popolare.

Stefano Zito, no a tutte le discariche. Per Stefano Zito del M5s il no alla discarica di Armicci deve essere seguito dal no a qualunque tipo di discarica.

Vincenzo Vinciullo: «Intervenga la commissione affari istituzionali». Il deputato regionale Vincenzo Vinciullo ha sottolineato la necessità che della vicenda sia investita anche la commissione affari istituzionali dell’Ars per capire perché il ricorso straordinario al presidente della Regione, inoltrato dalla precedente amministrazione comunale, non ha mai ricevuto alcuna risposta. E ha parlato anche di «eventuale rimozione del funzionario che ha firmato l’autorizzazione se dovesse emergere che ha operato in violazione della legge».

Numerosi gli interventi. Tra gli interventi anche quello dell’ex sindaco Alfio Mangiameli, che ha difeso l’operato della propria amministrazione, battutasi anch’essa contro la discarica, del presidente dell’associazione “Manuela e Michele” Antonino Niniano, dell’ex assessore regionale Paolo Ezechia Reale, del responsabile di zona della Cgil Paolo Censabella, dell’ex sindaco di Francofonte Tuccio Giuffrida e del presidente dell’associazione Rinascita Leontina Aldo Failla, che ha fatto appello all’unità per difendere «la dignità di un popolo che è stato troppe volte vilipeso».

Né maggioranza né opposizione: una sola battaglia. Anche le forze politiche di opposizione – valgano per tutti gli interventi di Maria Cunsolo (M5s) e Stefano Battiato, leader della minoranza e candidato sindaco sconfitto al ballottaggio nelle ultime amministrative – si sono schierate a sostegno della battaglia contro la discarica sia pure rimproverando all’amministrazione comunale la circostanza di aver “tenuto nascosta” la lettera del 20 ottobre scorso con la quale l’impresa comunicava l’imminente avvio dei lavori. Lettera che se fosse stata resa nota avrebbe forse evitato, anticipando la protesta popolare, la firma del decreto dello scorso dicembre con il quale sono state di fatto spodestate le prerogative comunali.

© Riproduzione riservata

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