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Lentini | Il brigantaggio in Sicilia, una mostra documentaria del Comitato Antudo

24 Giugno 2021 | by Silvio Breci
Lentini | Il brigantaggio in Sicilia, una mostra documentaria del Comitato Antudo
Cultura
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Allestita dal Centro studi territoriali Ddisa e da Kura Mostre, sarà visitabile venerdì e sabato nella sede di via dei Vespri. La povertà, le usurpazioni, i soprusi, le insurrezioni, furono i motivi che produssero il dilagare del brigantaggio.

La mostra. “Brigantaggio in Sicilia” è il titolo di una mostra documentaria a cura del Centro studi territoriali Ddisa e di Kura Mostre che sarà visitabile il 25 e il 26 giugno, dalle ore 19 alle 21 nella sede del Comitato territoriale Antudo di Lentini, in via dei Vespri 13. La mostra si compone delle drammatiche immagini fotografiche di briganti siciliani fucilati o catturati dalle forze di repressione e da una parte documentaria che, nei limiti dell’estrema sintesi, tocca gli aspetti più inquietanti di quel dibattito e di quella legislazione che stroncarono e poi cercarono di interpretare il fenomeno del “brigantaggio”.

Le ragioni di un fenomeno. «Esiste – spiega Metis Bombaci del Comitato Antudo – sempre un “termine speciale” con il quale le classi egemoni liquidano le risposte violente e indesiderate al loro dominio. Nell’Ottocento questo “termine speciale” fu brigantaggio. Con ciò si intendevano quelle bande armate costituite da “malfattori, omicidi, banditi e pregiudicati” che imponevano un proprio potere su regie contrade e municipalità. Il fenomeno del brigantaggio già diffuso nel Trecento, assumerà via via proporzioni sempre maggiori fino a esplodere nella seconda metà dell’Ottocento. Lo stato di drammatica povertà, le usurpazioni e i continui soprusi, le insurrezioni del 1820-1821 e del 1837, le rivoluzioni del 1848-1849, i moti che precedettero il 1860 e ancora quelli del 1866, ma soprattutto le leggi mai capite e sicuramente mai accettate, furono tutti motivi che seppure in modo diverso produssero il dilagare della “macchia”, delle “comitive armate”, degli “scorritori di campagna”, del “brigantaggio”. Briganti furono per lo più quei “giornalieri” e contadini poveri che impugnarono le armi per riappropriarsi di reddito, per “sanare i torti”, rispondere alle usurpazioni, per riprendersi la terra, per farsi “sovrani” nei loro territori».

Una rivolta sociale. «Il brigantaggio fu, per le classi egemoni, borboniche prima e savoiarde dopo – prosegue Metis Bombaci – quella rivolta sociale che si scagliò contro gli assetti giuridici della proprietà, contro la fiscalità dello Stato, contro l’annullamento degli usi civici, contro la leva militare. Un movimento, quindi, antimoderno che opponeva aspetti importanti della “civiltà contadina” siciliana a “l’altra civiltà” che con le sue truppe e la sua “carta bollata” si faceva largo nella storia. Lo sfondo in cui si mossero in moltitudine fu il secolo che si apriva con le leggi che introducevano la proprietà privata della terra (l’abolizione della feudalità), il secolo della moderna povertà e del moderno “perpetuo sacrificio”. L’esercito di bande e di insorti, usato politicamente e militarmente nella fase della cosiddetta “rivoluzione unitaria” e subito combattuto come “reazione” e brigantaggio al momento della normalizzazione piemontese, verrà distrutto a mezzo di stati d’assedio, incendi, tribunali e leggi speciali, fucilazioni, carcerazioni e deportazioni di massa».

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