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Lentini| Il suggestivo giro santo dei “nuri”

9 Maggio 2016 | by Silvio Breci
Lentini| Il suggestivo giro santo dei “nuri”
Attualità
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L’omaggio dei devoti a sant’Alfio. All’una di stanotte l’apertura del portone principale dell’ex cattedrale di Lentini darà il via al “giro santo” attraverso i luoghi del martirio dei tre fratelli.

I nuri

Solo all’una in punto di stanotte, la notte tra il 9 e il 10 maggio di ogni anno, la città riabbraccerà il suo sant’Alfio per gridargli il proprio affetto filiale e ripercorrere, per una grazia ricevuta o una guarigione da implorare, le strade del sangue, della derisione dei pagani, del martirio. È il 10 maggio di ogni anno infatti che Lentini e i lentinesi ricordano il sacrificio dei propri santi protettori. Lo fanno quando il giorno è appena iniziato, all’una di notte appunto. È certamente il momento più struggente di tutta la festa. Una folla vociante di devoti e di “nuri”, con i fiori in mano o i pesanti ceri sulle spalle, attende, dietro i possenti cancelli ancora sbarrati del sagrato, il rintocco del campanone dell’ex cattedrale. È quel rintocco che dà il via libera all’apertura dei cancelli. La vara di sant’Alfio può finalmente, dopo un anno intero, essere spinta fino all’uscio della chiesa. Il popolo può riabbracciare il suo sant’Affiuzzu. Lo fa in un clima di religioso silenzio, frequentemente spezzato dalle grida di acclamazione implorante della folla. «Ghiamamulu a Sant’Affiu». E subito la risposta: «Sant’Affiu». E ancora: «Evviva li santi Mattri». E la folla che replica: «Mattri Santi». E infine: «Prima Diu e poi li santi». E i devoti: «Mattri Santi». È il preludio al “giro santo”, alla corsa dei “nuri”. Un rito che si consuma, tra ali di folla, lungo le ore della notte, per molti fin quasi all’alba del 10 maggio, quando poi uscirà trionfalmente, alle 10 in punto, dopo lo sparo dei fuochi, accompagnato dal clero e dalla municipalità, il fercolo argenteo di sant’Alfio. I “nuri” ‑ uomini scalzi e a torso nudo, con indosso solo pantaloncini bianchi e una nastro rosso a tracolla e tra le mani un mazzo di fiori oppure un pesante cero caricato sulle spalle ‑ iniziano così la corsa. Attraversano i luoghi che la tradizione suggerisce essere quelli del martirio dei tre fratelli. S’inginocchiano davanti al fercolo poi, scandendo i passi con le invocazioni, si avviano verso la chiesa della Fontana, ove un tempo era il Foro, il luogo dove avvenne il martirio. Poi, inerpicandosi attraverso una stretta stradina, verso la grotta del carcere, passando per la chiesetta dell’antico ospedale dei Fatebenefratelli. Un “giro”, due, tre, tanti quanti ne sono stati promessi al santo, per sciogliere un voto o per implorare una grazia. E dietro i devoti, donne, uomini, giovani, bambini, un popolo intero, i più a piedi scalzi, tutti con i fiori in mano e un’unica invocazione: «Ghiamamulu a sant’Affiu», subito seguita da un urlo «Sant’Affiu», che è di gioia e di supplica allo stesso tempo. È manifestazione di fede di singolare suggestione, è commossa devozione, è speranza e gratitudine. «Sant’Affiu, cu tuttu u cori», urlano i “nuri”, prostrati dinanzi al fercolo, dopo aver sciolto il voto.

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