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Lentini| In corteo contro la mafia e il silenzio

20 Luglio 2016 | by Silvio Breci
Lentini| In corteo contro la mafia e il silenzio
Attualità
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Lentini, Carlentini e Francofonte alzano la testa. Tre comunità in marcia nel 24° anniversario del massacro di via D’Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta. Presenti i sindaci, il questore Caggegi, Giovanna Raiti e l’imprenditore palermitano Gianluca Maria Calì.

 

Gianluca Maria Calì

Alzare la testa. Gridare il proprio no alla mafia e a ogni forma di illegalità. Marciare contro il silenzio. Marciare con le fiaccole in pugno. Con in mano la luce della speranza in un cambiamento necessario e ancora possibile. È con questo spirito, solo con questo, che ieri sera tre comunità, quelle di Lentini, Carlentini e Francofonte, si sono ritrovate nel ricordo del barbaro assassinio del giudice Paolo Borsellino e dei cinque agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Nel giorno, cioè, del 24° anniversario del massacro di via D’Amelio, una delle stragi che hanno profondamente segnato la storia d’Italia. Da allora, da quella e da altre assurde carneficine, niente è stato più lo stesso. Lo hanno detto in tanti ieri sera. Lo hanno detto soprattutto i più giovani. Come Emanuela Ruma, promotrice con Salvo Mazzone della “Marcia contro il silenzio”. «Cresciuta – ha ricordato commossa dal palco di piazza Umberto – scrivendo poesie per Giovani Falcone e Paolo Borsellino». Composto e silenzioso il lungo corteo che ieri sera partendo da piazza Beneventano e percorrendo tutt’intera via Garibaldi, il cuore del centro storico cittadino, ha raggiunto piazza Umberto per dare finalmente spazio alle parole e alle testimonianze, all’impegno e alla speranza. «Io non ho in famiglia vittime di mafia – ha detto ancora Emanuela Ruma – ma la mafia mi tocca ugualmente. Mi tocca personalmente. Tocca ciascuno di noi. Ci tocca quando ci toglie il lavoro. Ci tocca quando costringe le imprese a pagare il pizzo. Ci tocca quando incute paura». Con lei e Salvo Mazzone, in testa al corteo e sul palco, i sindaci di Lentini e Carlentini Saverio Bosco e Pippo Basso, il vice sindaco di Francofonte Antonio Inserra, il questore di Siracusa Mario Caggegi, il dirigente del commissariato di polizia di Lentini Marco Maria Dell’Arte e i familiari delle vittime lentinesi di mafia Cirino Catalano, Carmelo Di Giorgio, Filadelfo Aparo, Alfio Pisano e Francesco Vecchio. Sul palco anche la responsabile del settore Memoria di Libera Siracusa Giovanna Raiti, sorella di Salvatore, il carabiniere siracusano assassinato dalla mafia il 16 giugno 1982 nella strage della Circonvallazione di Palermo durante il trasferimento da Enna al carcere di Trapani del boss catanese Alfio Ferlito. «Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola»: parole di Paolo Borsellino che sono echeggiate ieri sera durante tutta la manifestazione e alle quali si è richiamato il questore Caggegi nel suo intervento facendo appello alla collaborazione delle comunità con tutte le forze dell’ordine nella lotta al malaffare, facendo appello a quella “solidarietà collettiva” necessaria per combattere la mafia e qualsiasi altra forma di illegalità. Necessaria in un comprensorio in cui è sempre stato esteso e tutt’altro che sottotraccia il controllo criminale del territorio. Presentata da Oscar Donato e Ida Giuffrida, la manifestazione ha raccolto l’adesione di una quarantina tra associazioni, club service e aziende del territorio. Aperta da un intervento del poeta Pippo Cardello, si è poi conclusa con uno spettacolo di artisti locali e un mercatino artigianale in piazza Umberto. A testimoniare ieri sera il suo impegno antimafia, la sua lotta al racket, 12736126_10207344964575773_1274508237_nanche l’imprenditore palermitano Gianluca Maria Calì, proprietario di due autosaloni, uno a Milano e l’altro ad Altavilla Milicia, che con coraggio e fermezza ha detto no al pizzo e la cui storia è stata raccontata in un libro dal titolo “Io non pago” scritto da due psicologi clinici, Antonino Giorgi e Francesca Calandra. Calì si è commosso ricordando che fu proprio mentre si trovava a Lentini, il 16 dicembre del 2015, per un incontro con degli studenti liceali, che ricevette la telefonata con la quale i carabinieri lo informarono di aver arrestato uno dei mandanti dell’attentato al suo autosalone di Casteldaccia. A margine della manifestazione interviene il responsabile della Cgil per la zona di Lentini. «Per noi tutti i giorni è 19 luglio o 23 maggio 1992», sottolinea Paolo Censabella che ricorda: «Come sindacato, ad esempio, siamo impegnati nella lunga e aspra battaglia per l’approvazione immediata della legge contro il caporalato nelle campagne e chi se ne avvantaggia, legge che può aiutarci nella lotta quotidiana contro la negazione dei diritti e il ricatto occupazionale nel mondo del lavoro. Alla sollecitazione del questore che ha chiesto a tutti di fare la propria parte e di fare squadra nella lotta al malaffare e per il rispetto delle regole rispondiamo che la squadra della Cgil come sempre c’è».

© Riproduzione riservata

 

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