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Lentini | Omicidio di Santo Massimo Gallo, dopo 15 anni in manette i presunti responsabili

30 Agosto 2017 | by Silvio Breci
Lentini | Omicidio di Santo Massimo Gallo, dopo 15 anni in manette i presunti responsabili
Cronaca
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Si tratta del francofontese Michele D’Avola e del lentinese Fabrizio Iachininoto. Arrestati questa mattina dai carabinieri al culmine delle indagini coordinate dalla procura distrettuale antimafia di Catania. Mai ritrovato il cadavere della vittima. L’omicidio maturò nell’ambito della cosiddetta “faida di Francofonte” tra i clan rivali di Lentini e Scordia.

Gli arrestati. Sarebbero Michele D’Avola, francofontese di 44 anni, già rinchiuso nel carcere di L’Aquila e sottoposto al regime del 41 bis, e Fabrizio Iachininoto, lentinese di 46 anni, i presunti responsabili dell’omicidio di Santo Massimo Gallo, compiuto a Lentini il 23 marzo 2002 nell’ambito della cosiddetta “faida di Francofonte”, la spietata guerra di mafia che tra il 2000 e il 2002 vide contrapposti nel territorio a cavallo delle province di Catania e Siracusa il clan Nardo di Lentini e il clan Campailla di Scordia. D’Avola e Iachininoto sono stati arrestati questa mattina dai carabinieri del comando provinciale di Siracusa in esecuzione di una ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania che ha disposto per i due la misura della custodia cautelare in carcere. Le indagini che hanno portato all’arresto dei due sono state coordinate dalla procura distrettuale antimafia di Catania.

La scomparsa di Santo Massimo Gallo. La vicenda risale, come detto, al lontano 2002. Il 23 marzo di quell’anno Angelo Gallo denunciò ai carabinieri di Francofonte la scomparsa del figlio Santo Massimo, fratello di Vincenzo, in quel periodo latitante e ritenuto uno degli appartenenti al commando armato che pochi mesi prima, il 10 luglio 2001, aveva teso un agguato mortale ai danni del francofontese Antonino Mallia, affiliato al clan Nardo di Lentini che si contrapponeva a un gruppo emergente di Scordia capeggiato da Biagio Campailla.

La ricostruzione della procura. Grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e alle indagini svolte dai carabinieri del nucleo investigativo, è stato possibile ricostruire la vicenda. Il 22 marzo 2002, intorno alle 18.45, Santo Massimo Gallo, come era solito fare, uscì di casa per raggiungere a piedi i luoghi che solitamente frequentava. Da allora non fece mai più ritorno a casa e sin da subito si parlò di un caso di lupara bianca. Lungo il tragitto, secondo la ricostruzione della procura distrettuale antimafia etnea, sarebbe stato sequestrato, torturato e ucciso dagli esponenti del clan Nardo con lo scopo di ottenere informazioni preziose sui luoghi di latitanza del fratello Vincenzo, ritenuto responsabile dell’omicidio di Mallia. Il cadavere di Santo Massimo Gallo non è stato mai rinvenuto.

© Riproduzione riservata

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