breaking news

Lentini| Pugliesi di Vaste martirizzati a Lentini

9 Maggio 2016 | by Silvio Breci
Lentini| Pugliesi di Vaste martirizzati a Lentini
Attualità
0
Chi erano e da dove venivano i santi Alfio, Filadelfo e Cirino? E perché furono uccisi a Lentini?

Il sepolcro dei tre fratelli nell’ex cattedrale

È a Lentini che Alfio, Filadelfo e Cirino trovarono la morte quel 10 maggio del 253 dopo Cristo. Ma chi erano e da dove venivano i santi protettori di Lentini? Pugliesi di Vaste, nota come la città dei prefetti, oggi una piccola frazione di Poggiardo, un comune in provincia di Lecce, Alfio, Filadelfo e Cirino vengono arrestati per la loro fede in Cristo. Finiscono in catene anche Onesimo, loro precettore, Erasmo, nipote di Vitale, e altri tredici discepoli. Siamo alla fine del 251 dopo Cristo. A capo dell’impero romano c’è Treboniano Gallo che continua la persecuzione contro i cristiani avviata dal predecessore Decio, che nel 250, con un editto, aveva imposto a quanti fossero sospettati di professare la fede in Cristo di offrire sacrifici agli dei pagani. Gli ancora giovani Alfio, Filadelfo e Cirino, figli del principe Vitale e di Benedetta da Locuste, anche lei martire, vengono portati davanti a Nigellione, il rappresentante dell’imperatore per tutto il meridione d’Italia, e interrogati. I tre fratelli non recedono. Così si decide di trasferirli direttamente a Roma dove vengono rinchiusi nel carcere Mamertino e sottoposti per la seconda volta a un interrogatorio. È il prefetto Licinio che tenta inutilmente di convincerli a tornare sui loro passi. Da Roma vengono quindi condotti a Pozzuoli. Lì c’è Diomede. Fa uccidere prima Onesimo, poi Erasmo e tutti gli altri discepoli, ma nemmeno lui riesce a convertire agli dei pagani i tre fratelli. Diomede a questo punto li invia in Sicilia dove governa il preside romano Tertullo. Sbarcano a Messina il 25 agosto del 252 e vengono trasferiti a Taormina ‑ città che come Lentini ospitava una tra le dimore preferite da Tertullo ‑ dove subiscono l’ennesimo processo. Infine il viaggio verso Lentini, dove arrivano il 3 settembre accompagnati dalla fama diffusasi per alcuni prodigi compiuti durante il tragitto. Alfio, Filadelfo e Cirino vengono rinchiusi in carcere, forse in quella che oggi è conosciuta come la grotta dei Santi. Ma Tertullo non è a Lentini. È il suo vicario Alessandro ‑ poi convertitosi al cristianesimo e consacrato primo vescovo di Lentini nel 259 col nome di Neòfito – a occuparsi dei tre fratelli. È in questi frangenti che Tecla, donna appartenente a una nobile famiglia del luogo, paralitica da oltre sei anni, chiede al cugino Alessandro, uomo mite, di vedere quei giovani cristiani per implorare la guarigione. In segreto vengono condotti nella sua casa. Pregano per lei. Poi, improvvisa, la guarigione. La fama dei tre fratelli cresce ancora di più tanto che Tertullo, tornato a Lentini nel dicembre del 252, di fronte alla loro fermezza nella fede nonostante le frequenti e orribili torture, decide di ucciderli. Vengono legati, caricati di pesanti legni, denudati, trascinati per le strade della città ‑ da qui la tradizione del “giro santo” ‑ ed esposti al vituperio della folla. Quindi vengono ricondotti in carcere. Poi un ultimo quanto vano tentativo di Tertullo e infine il martirio. Ad Alfio viene strappata la lingua, Filadelfo è bruciato sopra una graticola, Cirino gettato nell’olio bollente. È il 10 maggio del 253.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com