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Lentini| Querelle Pd, Demma: «Noi da espellere? Piuttosto si dimettano loro»

18 Luglio 2016 | by Silvio Breci
Lentini| Querelle Pd, Demma: «Noi da espellere? Piuttosto si dimettano loro»
Politica
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Non si è fatta attendere la replica dei renziani lentinesi al ricorso presentato alla commissione provinciale di garanzia del partito. Otto argomentazioni per smontare le accuse nei loro confronti.
Demma Giuseppe

Giuseppe Demma

«Accuse e illazioni che rispediamo categoricamente ai mittenti». È immediata e perentoria la replica di Giuseppe Demma, membro della direzione provinciale del Partito democratico, alle imputazioni formulate da Alex Siracusano, Antonino Landro, Ciro Greco, Isabella Maltese e Davide Fisicaro, che con un ricorso alla commissione provinciale di garanzia hanno chiesto la sua cancellazione dall’anagrafe degli iscritti e quella del neo consigliere comunale Maurizio Barbagallo e dell’ex candidato alle primarie del centrosinistra Angelo Maenza. Otto le argomentazioni di Demma per provare a smontare pezzo per pezzo la tesi dei ricorrenti, secondo cui i tre esponenti renziani del Pd avrebbero apertamente sostenuto in campagna elettorale non il candidato del centrosinistra Andrea Zarbano, vincitore delle primarie di coalizione dell’aprile scorso, ma Saverio Bosco, poi eletto sindaco nel turno di ballottaggio del 19 giugno. «Comincerei – dice Demma – dalle scelte del partito. Uno: l’intero gruppo dirigente del Pd di Lentini non è riuscito ad aggregare nessuna lista oltre quella di Sicilia Futura che fa riferimento a Pippo Gianni. Due: non hanno ritenuto opportuno neppure far fare la lista al Megafono, nonostante avesse partecipato alle primarie di coalizione con un proprio candidato. Tre: lo stesso segretario di circolo Alex Siracusano ha preferito non candidarsi». Secondo i ricorrenti alla commissione provinciale di garanzia a provare il sostegno dei renziani nei confronti di Bosco piuttosto che di Zarbano ci sarebbero foto, documenti e dichiarazioni sui social. Un sostegno – si afferma nel ricorso – confermato dai risultati dello scrutinio. «Circa l’80 per cento delle 340 preferenze ottenute da Barbagallo – scrivono i ricorrenti – è infatti abbinato al candidato sindaco Saverio Bosco». Ed ecco la quarta argomentazione di Demma. «La legge elettorale – sottolinea – è cambiata, non c’è più il cosiddetto effetto trascinamento dei candidati al consiglio comunale rispetto al candidato sindaco collegato. Oggi, com’è noto, è necessario votare espressamente il candidato sindaco segnando il suo nominativo. Ora, basta sommare i voti delle due liste che sostenevano Zarbano per accorgersi subito che egli ha ottenuto circa 800 preferenze in meno. Non si può quindi addebitare solo a Barbagallo la sconfitta di Zarbano». C’è però una foto che la ritrae a festeggiare con Bosco. I cinque ricorrenti l’hanno prodotta per provare inconfutabilmente il vostro appoggio a Bosco. Quinta considerazione: «È vero che festeggiavo con Bosco, ma la foto si riferisce alla vittoria al ballottaggio. Su questo hanno fatto un po’ di confusione». Ma allora avete votato Bosco? Sesta considerazione: «Personalmente – afferma Demma – ho scelto al ballottaggio di appoggiare Bosco perché lo ritenevo il candidato del centrosinistra. Nonostante la richiesta di un confronto interno dopo il primo turno per decidere chi appoggiare, il segretario non ha ritenuto opportuno convocare alcuna riunione. La mia scelta è scaturita da questo fatto». Mancano le ultime due argomentazioni a vostra discolpa? «Eccole: se alcuni devono essere espulsi dal partito quelli non siamo certamente noi, ma chi ha scelto dopo il primo turno di appoggiare il candidato del centrodestra Stefano Battiato. E chi dopo dieci anni di appartenenza alla maggioranza come consigliere comunale ha ottenuto un deludente consenso, a dimostrazione del fatto di non aver saputo fare nulla per la propria città. Infine – conclude Demma – Lentini ha scelto chi non ha mai fatto parte né della maggioranza in consiglio comunale né del direttivo del Pd lentinese».

© Riproduzione riservata

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