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Lentini| Testimoni “controcorrente”, il coraggio di Bentivoglio, Borrometi e Candela

15 Dicembre 2016 | by Silvio Breci
Lentini| Testimoni “controcorrente”, il coraggio di Bentivoglio, Borrometi e Candela
Attualità
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Imprenditori, giornalisti, funzionari pubblici: storie di uomini che hanno detto no al racket delle estorsioni e alla criminalità organizzata. Conferenza all’istituto “Alaimo”. Daquino: «Il cambiamento è possibile solo se ai mafiosi si risponde con le denunce».

i protagonisti dell'incontro«Il seme di legalità che abbiamo piantato germoglierà». «Il silenzio da una parte e gli applausi dall’altra, segno di attenzione e di apprezzamento, sono la testimonianza che il seme di legalità che abbiamo piantato germoglierà e farà dei bellissimi fiori. Bentivoglio, Candela, Borrometi non ci hanno solo emozionato, ci hanno fatto capire che nelle nuove generazioni va riposta la speranza, che il cambiamento è possibile solo se ai mafiosi si risponde con le denunce, continuando a fare il proprio lavoro con la schiena dritta. Le storie di questi uomini devono accompagnarci lungo un percorso di legalità che deve partire dalle scuole, con la cultura, parlando di mafia, parlando di quanto il pizzo possa incidere su un imprenditore». Così Danilo Daquino – ex studente dell’istituto “Alaimo” e organizzatore, con i docenti del progetto legalità, di «Controcorrente» – all’indomani dell’incontro nell’auditorium del polivalente scolastico che ha avuto come protagonisti uomini «controcorrente», ovvero imprenditori, giornalisti e funzionari pubblici che hanno detto no al racket delle estorsioni e alla criminalità organizzata.

Testimoni coraggiosi e “controcorrente”. Uomini come Tiberio Bentivoglio, Paolo Borrometi e Antonio Candela, ospiti di una interessante giornata di riflessione promossa appunto dall’istituto “Alaimo”. Tiberio Bentivoglio, commerciante reggino che vive sotto scorta, da anni si batte coraggiosamente contro il racket nonostante le continue minacce e un tentativo di omicidio.

Tiberio Bentivoglio. Ha raccontato la sua drammatica esperienza. «Una vicenda difficile dal  punto di vista emotivo – ha detto – perché ha toccato più volte la nostra vita intima, la nostra vita familiare. La rabbia che abbiamo dentro è che anche i nostri figli sono cresciuti con l’odore del negozio bruciato, col rumore delle bombe e delle sirene. Nonostante la tutela dello Stato, non si vive bene. Tuttavia – ha aggiunto – meglio due carabinieri accanto che due mafiosi che ti stanno vicino».

Antonio Candela. Tra le testimonianze anche quella del direttore generale dell’Asp di Palermo, Antonio Candela, manager finito sotto scorta per avere revocato appalti di milioni di euro in un settore da sempre a rischio di infiltrazioni e turbative d’asta come quello della sanità.

Paolo Borrometi. Giovane e coraggioso cronista siciliano, anche lui costretto a vivere sotto protezione per le sue inchieste sui clan mafiosi dell’area iblea, inchieste per le quali ha subito due gravi aggressioni, ha raccontato la sua esperienza attraverso un videomessaggio. Così ha fatto anche Giannantonio Girelli, presidente della commissione antimafia della Regione Lombardia. All’incontro, coordinato dalla dirigente scolastica Anna De Francesco, sono intervenuti il coordinatore delle associazioni antiracket della provincia di Siracusa, Paolo Caligiore, e l’assessore alla legalità e alla Cittadinanza, Santi Terranova.

© Riproduzione riservata

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