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Lentini | Un tempio greco a Leontinoi scoperto dai ricercatori della “Tor Vergata” di Roma

10 Settembre 2021 | by Silvio Breci
Lentini | Un tempio greco a Leontinoi scoperto dai ricercatori della “Tor Vergata” di Roma
Cultura
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Esplorate due grandi aree che hanno restituito importanti testimonianze relativamente alla storia e all’organizzazione urbanistica della città antica.Nella parte sommitale del colle San Mauro individuate anche due lunghe cortine murarie, forse il Castello Nuovo di Federico II. L’assessore Alberto Samonà: «Le campagne in corso in Sicilia rivelano una terra vivace, feconda e ricca di relazioni sin dall’antichità».

La scoperta. Le fondazioni di un tempio greco lungo, secondo quanto è stato possibile accertare finora, poco più di dieci metri è stato scoperto a Lentini nel corso degli scavi, appena ultimati, effettuati dal team di ricerca diretto da Marcella Pisani dell’Università degli studi “Tor Vergata” di Roma in collaborazione con Lorenzo Guzzardi, direttore del Parco archeologico di Leontinoi. La campagna di scavi e di ricognizione topografica è stata effettuata a partire dallo scorso agosto sul colle San Mauro. Oggetto dell’esplorazione sono state due grandi aree che hanno restituito importanti testimonianze relativamente alla storia e all’organizzazione urbanistica della città antica. In particolare le indagini, che hanno visto la presenza di un nutrito team di studenti dei corsi di laurea triennale e magistrale e di specializzandi e dottorandi, hanno riportato alla luce strutture e materiali che vanno dall’epoca greca arcaica (VI secolo a.C.) all’età medievale e post-medievale, confermando la straordinaria ricchezza archeologica della città di Leontinoi, oggetto di scavi negli anni passati e recenti, ma della quale resta ancora moltissimo da scoprire ed indagare.

Samonà: «È la “primavera dell’archeologia”». «Leontinoi – sottolinea l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – ci arricchisce di nuove rivelazioni e restituisce una testimonianza in più della storia della Sicilia. È ancora grande il patrimonio inesplorato della nostra terra che, giorno dopo giorno, aiuta ad arricchire di dettagli l’identità di un’isola unica al mondo che è stata feconda e vivace sin dall’antichità. Le campagne di scavi in corso in tutta la Sicilia, in una straordinaria stagione che amo definire la “primavera dell’archeologia”, confermano il valore della ricerca e delle relazioni internazionali per restituire centralità alla Sicilia in un’ottica di piena valorizzazione dei beni culturali».

Marcella Pisani: «Tempio riutilizzato in epoche successive». Durante quest’ultima campagna, nel corso della quale sono stati rinvenuti pregevoli materiali fittili, si è proceduto anche all’avvio di una ricognizione sistematica dei luoghi e alla mappatura topografica delle molteplici evidenze, condotta tramite l’ausilio di moderne tecnologie. Nella testata nord del colle, grazie al nuovo scavo, sono state messe in luce strutture di età greca con evidenti tracce di riutilizzo durante il Medioevo. «Fra queste – come precisato dalla professoressa Marcella Pisani, docente di Archeologia classica del Dipartimento di storia, patrimonio culturale, formazione e società dell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata” – vi sono le fondazioni di un tempio greco, la cui lunghezza, finora accertata, è poco più di dieci metri e conserva ancora il primo filare di blocchi pertinenti all’alzato. Resta da definire, non essendo stata ancora esplorata, la parte nord dell’edificio. Il tempio, ormai abbandonato, è stato più tardi trasformato con l’aggiunta di muri rinvenuti in corrispondenza dei lati brevi e al suo interno».

Scoperto il Castello Nuovo? Nella parte sommitale del colle, dove negli anni Cinquanta dello scorso secolo erano stati intercettati i muri di un edificio medievale, sono state individuate, inoltre, due lunghe cortine murarie. Su una di esse, che fungeva da muro di sbarramento sul fianco ovest della sommità, si trova una porta di accesso a fianco della quale rileva una piccola cloaca per il deflusso delle acque. Sulla cortina interna si aprono delle porte tra la parte superiore e quella inferiore del complesso. Una rampa portava dal cortile di accesso alla sommità. «La planimetria dell’edificio, i materiali rinvenuti e le caratteristiche dell’opera muraria – precisa il direttore del Parco, Lorenzo Guzzardi – consentono di riconoscere nel complesso i resti murari di un castello in uso tra il XIII e il XIV secolo. Poiché la sua ubicazione coincide con quella del Castello Nuovo in un disegno su carta del 1584, è assai probabile che si tratti della stessa residenza voluta da Federico II». Le scoperte promettenti effettuate non costituiscono le uniche novità della ricerca. La peculiarità insediativa di Leontinoi, caratterizzata da ingrottamenti e strutture rupestri, sembra mantenersi in tutte le epoche, sebbene con utilizzi differenti. Proprio per questa ragione le indagini di scavo sono state associate a una campagna topografica georiferita delle evidenze emergenti effettuata da Giampaolo Luglio con l’ausilio di Gps e riprese da drone.

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