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LETTERA-DENUNCIA DEI PRECARI DEL COMUNE

LETTERA-DENUNCIA DEI PRECARI DEL COMUNE
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Una lettera dal sapore amaro quella inviata questa sera dai Cobas del Pubblico impiego del Comune di Siracusa. L’oggetto è la situazione dei precari. “Un un tempo non troppo lontano – si legge nella nota – quando si faceva campagna elettorale per le ultime elezioni comunali, tutti i personaggi politici siracusani, qualsiasi carica oggi essi ricoprano, cercavano di incontrare questo gruppo di “imbecilli” di personale non di ruolo o precario o contrattista perché la nostra stabilizzazione era uno dei punti principali del loro pseudo progetto politico. Ci incontravano per strada e si fermavano a parlare con noi, chiedevano degli incontri attraverso gli amici degli amici degli amici nelle varie sezioni politiche che erano nate in città. Ma la cosa ancora più scandalosa è che proprio coloro i quali formavano l’amministrazione uscente, alcuni dei quali oggi fanno parte di questa amministrazione comunale affermavano di rappresentare la continuità di un percorso verso la nostra stabilizzazione. E noi,”pecoroni, ci siamo fidati”. Parole cariche di amarezza. Il racconto prosegue. “Ad ogni incontro – proseguono i Cobas – ci proponevano anche di passare al tu per evitare le distanze. Nelle prime settimane dopo il voto hanno continuato a mostrare un interessamento, anzi una parvenza di interessamento al nostro problema. Poi il silenzio più totale”. I precari protestano per la mancata trattazione in consiglio comunale della vicenda che li riguarda. “Nessuno di questi signori si sogna di dire che gran parte del personale operante all’ufficio Commercio del Comune è formato da persona “precario” e che lo stesso dicasi per la Polizia Municipale o per il settore tecnico ed urbanistico – prosegue la lettera, con tono sempre più carico di rabbia – Non è assolutamente importante dire che nel periodo in cui si procedette alla esternalizzazione di alcuni servizi (vedi Securitas, Ciclat, Rit) venne impiegato personale che non aveva le caratteristiche di lavoratore socialmente utile per poter usufruire dei benefici di legge e che l’amministrazione ha tentato di fare rientrare nel processo di contrattualizzazione avvenuto ultimamente”. Dure le accuse. “Ci sembra inutile – spiegano infatti i Cobas – puntualizzare che questi personaggi erano amici, cugini, cognati o “nipoti di” e alcuni colleghi che si erano opposti all’esternalizzazione vennero anche licenziati e poi reinseriti a seguito di un iter giudiziario. Ma sa, noi siamo solo numeri, schede elettorali. Nessuno parla del fatto che le persone esternalizzate non percepiscono lo stipendio da alcuni mesi oppure vengono pagate in forte ritardo”.

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