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Melilli| Affaire rifiuti, in manette imprenditori e funzionari pubblici. Tra gli arrestati i Paratore della Cisma Ambiente

Melilli| Affaire rifiuti, in manette imprenditori e funzionari pubblici. Tra gli arrestati i Paratore della Cisma Ambiente
Cronaca
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La procura distrettuale li accusa di traffico illecito di rifiuti, estorsione e rapina, usura, corruzione, falso in atto pubblico e traffico di influenze illecite. Spiccano tra gli arrestati le figure dei funzionari regionali Gianfranco Cannova e Mauro Verace. Sequestrati beni per 50 milioni di euro.

Le accuse. Dovranno rispondere a vario titolo di traffico illecito di rifiuti, estorsione e rapina con l’aggravante del metodo mafioso, usura, corruzione, falso in atto pubblico e traffico di influenze illecite i 14 arrestati – tra imprenditori e funzionari pubblici – nell’ambito dell’operazione Piramidi che ruota attorno allo smaltimento di rifiuti nella discarica della Cisma di Melilli.

Quattordici in manette. I carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Catania e del nucleo operativo ecologico, su delega della direzione distrettuale antimafia, hanno eseguito questa mattina una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip presso il tribunale di Catania su richiesta della procura distrettuale antimafia. Dei 14 arrestati tra Catania, Messina, Palermo, Siracusa e Roma, sette sono finiti in carcere e sette ai domiciliari.

bloggif_58c80416a703cI nomi. I sette a finire in cella sono stati Antonino Paratore (cl. 1947), Carmelo Paratore (cl. 1981), Salvatore Grillo (cl. 1970), Giuseppe Verderame (cl. 1954), Gianfranco Cannova (cl. 1958), Salvatore Salafia (cl. 1959) e Giuseppe Simone Piazza (cl. 1986). Ai domiciliari invece sono finiti Salvatore D’Amico (cl. 1971), Agata Di Stefano (cl. 1982), Antonino Di Vincenzo (cl. 1977), Maurizio Cottone (cl. 1975), Giuseppe Amara (cl. 1968), Giovanni Amara (cl. 1973) e Mauro Verace (cl. 1957). Spiccano tra gli arrestati le figure dei funzionari pubblici Gianfranco Cannova, già accusato di corruzione nell’inchiesta sulla discarica di Motta Sant’Anastasia, e Mauro Verace, già consulente della Procura di Siracusa per il caso Cisma, poi commissario ad acta della procedura di ampliamento e dirigente regionale del dipartimento acqua e rifiuti.

Il mega-sequestro. Con lo stesso provvedimento è stato disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 6 imprese e dei rispettivi beni aziendali il cui valore complessivo è stimabile in almeno 50 milioni di euro.

Le indagini. Iniziate nel 2012 e coordinate dalla Dda etnea, le indagini avrebbero consentito di far emergere le condotte criminali nel settore del traffico dei rifiuti da parte dell’imprenditore Antonino Paratore e dal figlio Carmelo – soggetti peraltro, secondo la procura, appartenenti a “cosa nostra” catanese e legati direttamente al boss Maurizio Zuccaro per il quale agivano anche quali prestanome – con la conseguente realizzazione di enormi guadagni derivanti dalla gestione e dal trattamento illecito di tonnellate di rifiuti provenienti da tutto il territorio nazionale.

Il petrolio. Nel dicembre 2012, dal monitoraggio del processo di raffinazione e frazionamento del petrolio da parte delle industrie petrolchimiche, serebbe stato accertato che la principale società impegnata nel trattamento e nello smaltimento dei catalizzatori esausti e quindi non più rigenerabili era proprio la Cisma Ambiente Spa di Melilli, i cui titolari di azioni erano diverse società tutte riconducibili alla famiglia Paratore.

Il sistema. Secondo la Dda vi era un complesso sistema aziendale facente capo ai Paratore che, avendo nella loro disponibilità una discarica per rifiuti pericolosi e non oltre che un impianto per il loro trattamento, ricondizionamento e recupero, avvalendosi di soggetti di loro fiducia come Agata Di Stefano, Salvatore D’Amico, Paolo Plescia, Maurizio Cottone e Antonio Di Vincenzo, con la connivenza di funzionari pubblici regionali deputati al rilascio delle autorizzazioni, gestivano di fatto in modo illecito tonnellate di rifiuti realizzando ingenti guadagni e inquinando gravemente l’ambiente circostante.

Le connivenze. Dalle indagini sarebbe emerso che i funzionari avrebbero nel tempo fornito il proprio contributo criminale omettendo per anni di attivarsi, sebbene informati dagli organi di controllo della condotta della Cisma, che avrebbe quindi operato in assoluto disprezzo dei provvedimenti autorizzativi e della normativa ambientale. In questo senso significativo sarebbe stato l’apporto di un funzionario presso l’assessorato regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità che era divenuto lo strumento di Carmelo e Nino Paratore per esercitare la necessaria pressione verso gli apparati della pubblica amministrazione per il raggiungimento dei loro fini illeciti.

I beni posto sotto sequestro. I militari del Gico della guardia di finanza con i carabinieri del comando provinciale di Catania e del Noe hanno posto questa mattina sotto sequestro preventivo le quote societarie riconducibili ai Paratore del lido Le Piramidi, delle società Cisma Ambiente Spa, Paradivi Servizi Srl e Siram Srl e le quote riconducibili a Giuseppe e Giovanni Amara della società Gespi Srl, in rapporti di affari con la famiglia Paratore.

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