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Melilli| IAS, scadenze e proroghe. Ma l’autorizzazione dell’impianto c’è? -Video

14 Dicembre 2018 | by Redazione Webmarte
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Quale futuro per l’IAS? Perchè chiederselo a quasi 15 giorni dalla scadenza della convenzione col proprietario? Il sindaco di Melilli, Giuseppe Carta, ha convocato i colleghi di Priolo, Augusta e il Cda dell’IAS e fa accomodare al tavolo tecnico anche un lavoratore dell’impianto consortile ed annota l’assenza dell’interlocutore principale, la Regione.

La storia si rinnova di anno in anno a suon di proroga ma non si centra mia l’obiettivo vero: l’impianto di smaltimento acque reflue è vecchio di 30 anni e necessita da tempo degli opportuni ammodernamenti. E’ chiaro che qualcuno non ha fatto la sua parte. “Chiesi lo scorso anno l’intervento della Regione, e quest’anno nuovamente, – dice il sindaco Carta – Il risultato? Il continuo scollamento tra territori e governo regionale. Spero presto si allacci anche Augusta in modo da essere formalmente di più contro Palermo, che non vuol sentirne”.

Oggi al depuratore consortile sono allacciati Melilli, Priolo, le industrie e la zona nord di Siracusa (quest’ultimo comune assente per un problema di posta elettronica non partita dagli uffici di Melilli). Un impianto vetusto, fa notare il sindaco di Melilli –  senza una pompa di riserva, una vasca di stoccaggio in caso di fuori servizio. Tutti must che vengono tra l’altro contemplati nella legge Seveso e molti disattesi. Con l’IAS non si puo scherzare più, sbotta Carta, ora la regione viene qui, si siede e ragiona con noi, sia l’assessorato alle acque che quello ai rifiuti”.

Gli fa eco il sindaco di Priolo, Pippo Gianni: “L’impianto è vecchio, occorrono i soldi per intervenire e la Regione che fa?  Fa guerriglia incomprensibile con Confindustria. Abbiamo bisogno dell’IAS, ma non possono far finta di non capire. Se la Regione non ha i soldi, che affidi tutto al privato! L’aria è impestata di una puzza micidiale: zolfo, benzene, un mix nauseabondo. Per non parlare dell’aumento dei malati di tumore di ogni ordine e grado. I bambini sono, purtroppo, le vittime più frequenti”.

Di chi è la colpa? Gianni dice di andare oltre, di cercare la soluzione e non perdere tempo ad imbastire lenti tribunali. Intanto, chiedere la proroga tecnica di sei  mesi per IAS per capire come intervenire. Senza dimenticare i dieci morti per tumore all’IAS di Priolo. Non è la prima volta che i sindaci si riniscono per firmare una proposta, giunta sino al ministro dell’Ambiente, e chiedere quel famoso “uno per cento del prelievo fiscale delle industrie” per far fronte alla questione del risanamento ambientale.

Resta in piedi l’ipotesi di creare ad Augusta un centro di ricerca per le malattie dovute all’inquinamento industriale, all’interno del Muscatello, ma si ribatte sulla idea di chiedere, dei complessivi sedici miliardi di prelievo fiscale l’anno, l’1 % da conferire direttamente ai Comuni. Un paradosso, poi, parlare del depuratore consortile, quando Augusta non è nemmeno allacciata. “A suo tempo, portammo 56 milioni per fare le fognature ad Augusta, che potevano essere benissimo allacciate all’IAS di Priolo. – replica Gianni, ex deputato – Mancò  la concertazione, ed oggi torniamo a rilanciare tutti insieme un documento unitario con Confindustria e sindacati affinchè il governo regionale sappia che il depuratore consortile è strategico. Qualora avesse bisogno di ricordarlo”.

E’ vero. Augusta non ha un depuratore. Ma l’assessore all’ambiente del comune megarese ha voluto presenziare ugualmente anche se “non allacciato” all’IAS (in rappresentanza del sindaco Cettina Di Pietro impegnata ad Augusta per motivi istituzionali): “Se lavoriamo insieme riusciremo finalmente a sbloccare questo eterno dibattito sulla zona industriale che inquina/non inquina. Sono anche un tecnico – esclama l’assessore – Molti di questi aspetti, anche se ricadono sul groppone dei sindaci, dipendono dai livelli istituzionali regionali e nazionali. Anche se Augusta non conferisce lì, e non facciamo parte del Consorzio nè dal punto di vista tecnico che pratico, resteremo ugualmente dalla parte dei comuni di Priolo e Melilli”.

Confindustria presente con Sebastiano Bongiovanni, membro cda IAS, impianto che nasce 30 anni fa con il pretore Condorelli. Un epoca gloriosa in cui, nell’arco di soli tre anni, vennero trovate le risorse e aperti i cantieri. “La classe dirigente di quel tempo riuscì in poco tempo a fare quello che oggi la politica siciliana non è stata in grado di fare – racconta Bongiovanni –  Il futuro dell’impianto non deve perdere di vista l’obiettivo strategico e non permettere a nessuno speculazioni. I dati ci confermano che le attività di depurazione vengono eseguite nel pieno rispetto delle normative ed ottimizzano al meglio costi e benefici per il territorio. E’ inequivocabile: la gestione dell’impianto dipenderà dalla volontà del proprietario”.

Mentre la discussione continua, salta fuori la notizia vera: pare che la Regione abbia già lanciato il bando pubblico europeo di affidamento dell’impianto. E qui si chiacchiera. Pur avendo 30 anni, l’impianto ancora funziona ottimamente, di certo ha bisogno di interventi di ammodernamento, mentre i collettori sarebbero in buone condizioni. Il tavolo tecnico ribatte: “Chiederemo al proprietario la proroga di altri sei mesi e la gestione dell’impianto in modo da mantenere il livello occupazionale e continuare a smaltire i reflui della zona industriale.

nicosia e d’ignoti parenti

Emanuele D’Ignoti Parenti, segretario Femca Cisl, è perentorio: “I tempi della politica non devono essere quelli che dovranno governare la gestione dell’IAS e gli interventi di ammodernamento. “Bene la concertazione dei sindaci (anche se quello di Augusta non l’ho mai visto nei vari incontri) – dice il sindacalista -. Siamo in un tunnel dove non si intravvede stabilità nè programmazione per i lavoratori che non sono una parte avulsa dall’IAS. Deve essere una battaglia di tutti in cui devono essere coinvolte anche le aziende”.

Carmelo Rapisarda della Cgil e Francesco Nicosia (Camera del Lavoro di Melilli) tentano di individuare la soluzione: “L’IAS potrebbe fungere da traino per tutta la questione ambientale ed industriale. Affidare ai privati la gestione, responsabilizzando le aziende e mantenendo un maggior controllo pubblico tramite i Comuni – anche in funzione dell’Arpa -, a cui destinare le risorse aggiuntive. Siamo d’accordo per stilare un documento unico, non vogliamo stare nè un passo avanti nè uno indietro rispetto ai Comuni”.

Ai lavoratori fa paura la discordanza del sindacato con la gestione del privato. Ma ancor più certe voci che circolano dentro l’impianto. Della serie: “Siamo fuori norma! Qui stiamo morendo! I lavoratori stanno subendo!”. Il dipendente IAS, a quel punto, viene invitato dal sindaco di Melilli a sedersi al tavolo e prendere la parola. “Il padrone delle mura come fa ad indire un bando senza capire quali sono gli interventi da fare ed i veri problemi IAS? Dovrebbe, piuttosto, venire a sentire e vedere qual è la reale situazione all’interno dell’impianto”. Ma c’è qualcuno dagli scranni che  non condivide i “facili allarmismi”. “Dire cosi significherebbe condurre all’abbandono l’impianto ed i nostri territori – stoppa subito l’argomento il cda Ias –  La governance dell’impianto consortile ha comunicato una serie di interventi che andrebbero fatti anche nell’ottica della salvaguardia della salute dei lavoratori. Ma prima deve cambiare la legge”.

Francesco Nicosia della Cgil Melilli è sicuro del fatto che gli strumenti migliorativi, la Regione può trovarli. “Oggi il momento è propizio. L’attenzione non è mai stata alta sino a questo punto. L’IAS è gestito, più che altro, da proprietà pubblica, pertanto deve essere la prima a dare l’esempio di come rispettare lavoratori ed ambiente. Sul territorio bisogna essere uniti, al di là dell’appartenenza politica”.

Massimo Carrubba, componente del Cda IAS, sottopone solo due piccoli particolari ma consistenti: “Oggi, per l’ennesima volta, manca la Regione siciliana, il padrone di casa, quello che deve sistemare il tetto se piove dentro l’abitazione dove io sono l’affittuario. In maniera coscienziosa, i colleghi del Cda Ias si sono sempre spesi in maniera puntuale, sia sul piano della qualità ambientale, sia per sollecitare il padrone di casa a fare i dovuti investimenti. Questo tavolo deve essere allargato ai deputati regionali a cui prima va spiegato di cosa stiamo parlando. Altro elemento fondante: la volontà politica deve finalmente tradursi in fatti concreti”.

Inevitabile che il discorso scivoli sul mancato piano di risanamento ambientale, inapplicato per anni per indisponibiltà dei fondi relativi. E’ stato, questo, inserito in uno dei dodici punti sullo scioglimento del consiglio comunale di Augusta. Perchè gli amministratori non applicarono questo punto? “Credo che la storia di questa provincia abbia già individuato, e da tempo, uomini e cose attorno alla mancata attuazione delle bonifiche nella zona industriale – dichiara Massimo Carrubba che, all’epoca era sindaco di Augusta – E sul collegamento delle acque reflue di Augusta al Consortile posso sempre riferire in qualsiasi sede”. Resta un quesito non da poco. Come si può bandire una gara per un depuratore privo di autorizzazione da 4 anni? (r.t.)

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