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Melilli| Minacce e abuso d’ufficio per Sorbello e Cannata, la vicenda giudiziaria continua

Melilli| Minacce e abuso d’ufficio per Sorbello e Cannata, la vicenda giudiziaria continua
Cronaca
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L’ex deputato regionale Pippo Sorbello e l’ex sindaco di Melilli Pippo Cannata e altre persone accusate a vario titolo di concussione, atti persecutori in concorso e abuso di ufficio sono state raggiunte da un avviso di conclusione delle indagini disposto dai pm Salvatore Grillo e Francesco Eva.

La chiusura delle indagini è stata notificata all’ex deputato regionale Pippo Sorbello, all’ex sindaco di Melilli Pippo Cannata a Maria Concetta Ciulla, Rosina Amormino, amministratrici di fatto e di diritto della cooperativa Provvidenza, all’ex assessore Corrado Mascali e a Francesco Cannamela, dirigente del secondo settore del Comune melillese, accusati a vario titolo di concussione, atti persecutori in concorso e abuso di ufficio.

Secondo l’accusa, Cannata e Mascali, avrebbero avviato azioni di molestia e minacce nei confronti di un’assistente sociale in servizio al Comune di Melilli, dietro indicazioni dell’ex parlamentare regionale per favorire sua compagna, Maria Concetta Ciulla e la suocere Rosina Amormino. L’inchiesta nasce nel 2015 da una denuncia sporta dall’assistente sociale Giulia Gazzetta, assistita dall’avvocato Emanuele Scorpo, che nel settore Politiche sociali si occupa di minori che la quale ha dichiarato di aver subito minacce per essersi sottratta alle richieste avanzate da Sorbello, Cannata e Ciulla di produrre relazioni attestanti il possesso di requisiti da parte delle comunità alloggio che fanno parte della cooperativa Provvidenza.

In diverse occasioni Pippo Sorbello in presenza di altre persone avrebbe esternato avvertimenti espliciti nei confronti di Giulia Cazzetta. “Sono disposto ad andarmene pure all’inferno e anche a modificare le carte pur di fargliela pagare”. L’ex deputato regionale avrebbe fatto pressioni sui un funzionario del Comune melillese affinché trovasse un pretesto per revocare la concessione in sanatoria di un immobile intestato all’assistente sociale. A reiterare pressioni e minacce sarebbe stato l’allora primo cittadino di Melilli. Un ruolo attivo nella vicenda lo avrebbe avuto anche l’assessore Mascali che all’epoca ricopriva l’incarico di sindaco facente funzioni. Di abuso d’ufficio deve rispondere il dirigente comunale Cannamela accusato di avere, a seguito della conclusione delle indagini relative alla cooperativa Provvidenza, adottato provvedimenti mirati a danneggiare l’assistente sociale Giulia Cazzetta che il quel processo era la parte offesa.

Riguardo alle condotte di minaccia: Sorbello, nella primavera – estate 2014 incontrando un’amica intima di Giulia Gazzetta diceva: “Quello, insieme a tua commare, sono morti, ma a tua commare mi fermo solo quando gli vedo uscire il sangue di fuori”. Nell’agosto del 2015, incontrando nuovamente la stessa amica dell’assistente sociale che lamentava la scarsa professionalità delle assistenti sociali del Comune di Melilli, Pippo Sorbello diceva “sempre meglio di tua commare Giulia che ha combinato le porcate più assurde e piene di falsità, e comunque ora sistemo a tutti, sono disposto a passare sul cadavere di mio figlio, gli faccio sputare sangue, si meriterebbe di essere bruciata nell’acido”. Pippo Cannata intervenendo a supporto delle pretese avanzate da Sorbello innanzi a Salvatore Salafia, dirigente dell’uffiico comunale “Servizi e territorio”  in ordine alla revoca della concessione edilizia in sanatoria emessa a favore di Giulia Cazzetta, mostrando le matrici del proprio blocchetto degli assegni, diceva che quest’ultima “gliela stava facendo costare 50.000 euro di avvocati” — intendendo riferirsi alla sussistenza dell’inchiesta nell’ambito della quale Cazzetta aveva reso dichiarazioni accusatorie poste a sostegno dell’accusa —- e che per tale ragione “dovevano fargliela pagare”. Minacce tutte esternate o direttamente alla vittima o a persone vicine a questa ed alla stessa successivamente riportate nei termini indicati;

Quanto alle condotte di molestia (aventi, nel loro complesso, altresì l’effetto di minaccia implicita in ordine al perdurare delle azioni di disturbo): Amormino in qualità di Presidente del Consiglio di amministrazione della Cooperativa ‘Provvidenza’, inviava una lettera al Comune di Melilli datata 9 dicembre 2014, nella quale pretendeva l ‘adozione, da parte del Comune, di iniziative disciplinari nei confronti Giulia Cazzetta, intimando di provvedere entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento dell’atto, nonché di fornire sollecito riscontro; pertanto, si faceva promotrice di una iniziativa intimidatoria e con effetto di creare nuovo pregiudizio all’assistente sociale che aveva redatto relazioni ispettive attestanti la mancanza di adeguatezza delle strutture alloggio site in Melilli della predetta Cooperativa;

Pippo Sorbello, dopo il controllo della Polizia Municipale di Melilli, originato da un esposto anonimo e relativo ad ipotizzati abusi edilizi a carico di Giulia Cazzetta relativi all ‘immobile dalla stessa abitato sin dal 1997, dopo che la Cazzetta aveva chiesto e ottenuto la concessione in sanatoria, effettuava pressioni sul funzionario, geometra Salafia, responsabile dell’ufficio preposto alle pratiche edilizie, perché questi revocasse la predetta concessione in sanatoria, dapprima con continue richieste e poi minacciando lo stesso Salafia di ritorsioni professionali in difetto di ottemperanza; in particolare richiedeva a Salafia di trovare “un cavillo” che consentisse la revoca della concessione e minacciava , anche con urla, al medesimo di ”farlo rimuovere dall’incarico”,

Con il contributo concorsuale di Cannata, che si recava prima nell’ufficio di Salafia ribadendo le richieste e le minacce di Sorbello, poi presso l’abitazione di Salafia al fine di convincerlo a procedere alla revoca del predetto provvedimento e, di fronte all’indisponibilità del medesimo, diceva che ‘aveva ragione Sorbello’ e che ‘lo dovevano rimuovere dall ‘incarico’; nonché con il contributo di Mascali, assessore e sindaco facente fanzioni nel periodo di sospensione dalla carica di Pippo Cannata , il quale, senza ragioni e senza averne la competenza, esternava a Salafia la richiesta della trasmissione del fascicolo ad altro ufficio e, riuscendo in tal modo a far cedere Salafia alle pressioni, otteneva da questi la rimessione della pratica e disponeva, in tal modo, il riesame della stessa, dapprima con richiesta di relazione al geometra vice-Dirigente del medesimo Ufficio diretto da Salafia e poi, vista la conferma della legittimità del provvedimento, a funzionario di altro Settore del Comune – Arch. Daniele Lentini, Dirigente del V Settore “Nuove opere e Patrimonio” -, con ciò imponendo un terzo esame della stessa.

Mascali, sindaco facente funzioni, abusando della qualità di Sindaco e travalicando i poteri a detta carica connessi (principio di separazione tra indirizzo politico e amministrazione di cui all’art. 107 D.Lgs. 267/00), richiedeva la rimessione della titolarità del fascicolo a Salafia, che cedeva, ormai vessato ed intimorito dalle pressioni precedentemente subite pressioni attraverso le quali costringevano lo stesso a spogliarsi della titolarità della pratica edilizia della Cazzetta così da conseguire un’utilità consistente nella possibilità, materiale e non giuridica, per Mascali di procedere all’assegnazione della pratica ad altro funzionario, cui seguiva, in effetti, doppia riassegnazione, alla ricerca di un funzionario disposto ad ottemperare alla richiesta di revoca della concessione in sanatoria rilasciata a Cazzetto Giulia: nello specifico, Mascali dapprima in data 21 maggio 2015, ordinava al vice dirigente del VI Settore (ossia al vice di Salafia, Luigi Marchese) di predisporre “utile relazione” “da trasmettere con cortese sollecitudine allo scrivente al fine di valutare il caso”, quindi, dopo aver esaminato la relazione di Marchese del 27 maggio 2015, che concludeva negli stessi termini di quella di Salafia, in data 28 maggio 2015 assegnava detta pratica per un successivo (e terzo) riesame al Dirigente del V settore architetto Daniele Lentini responsabile dell’ufficio “Nuove opere e Patrimonio”, senza alcuna necessità di nuova valutazione con l’aggravante di cui all’art 61 n. 2 c.p. per aver commesso il fatto al fine di commettere il reato di cui al capo A), ossia al fine di commettere una delle condotte di molestia del complessivo programma persecutorio ai danni di Giulia Cazzetta; con l’aggravante di cui all’art. 61 n. 10 c.p. per aver commesso il fatto a danno di un pubblico ufficiale (Salvatore Salafia) a causa dell’ adempimento delle sue funzioni; commesso in Melilli da gennaio a giugno 2015; Reato per il quale è persona offesa Salafia. Cannamela con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in qualità di responsabile del II settore del Comune di Melilli, pertanto di pubblico ufficiale, nello svolgimento delle proprie funzioni, violando principi posti dalla legge costituzionale ed ordinaria, omettendo di astenersi pur trovandosi in una situazione di incompatibilità, adottava atti amministrativi privi di legittima motivazione e finalizzati al solo scopo di esaudire le richieste di soggetti privati (aventi interessi economici e personali all’adozione dei predetti provvedimenti}, atti con i quali incideva sulle mansioni e sulle competenze dell’assistente sociale Giulia Cazzetta in servizio presso il Comune di Melilli e a lui sottoposta, cagionando intenzionalmente un danno ingiusto alla medesima; in particolare: dopo la conclusione dell’attività di indagine della Procura della Repubblica di Siracusa per fatti di abuso d’ufficio, falso in atto pubblico e minaccia a pubblico ufficiale, tutti volti a favorire gli interessi della cooperativa Provvidenza, procedimento nell’ambito della quale egli rivestiva la qualità di imputato (per i capi 8, 1O e 11 dell’imputazione) mentre Cazzetta rivestiva la qualità di persona offesa.

In un ordine di servizio del 22 aprile 2014, con cui disponeva di sollevare Cazzetta “dall’incarico di tutte le attività d’Ufficio riguardanti la Cooperativa Provvidenza” con la seguente motivazione: ” Vista la nota dell’Avv. (…) Considerato che in effetti esiste un procedimento penale nel quale la Dott.ssa Cazzetta riveste la qualità di persona offesa”. Con un altro ordine di servizio l’assistente sociale veniva rimossa dal ” servizio minori”, senza motivazione. Con ciò violava, tra l’altro, il principio costituzionale di indipendenza e imparzialità della pubblica amministrazione adottando decisioni sull’organizzazione dell’ufficio da egli diretto funzionali agli interessi di un soggetto e da detto soggetto specificatamente richieste”.

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