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Melilli| “Operazione Muddica” presentato un esposto da Elia al presidente del Csm

6 Novembre 2019 | by Redazione Webmarte
Melilli| “Operazione Muddica” presentato un esposto da Elia al presidente del Csm
Attualità
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“Operazione Muddica” emergono gravi fatti, secondo l’avvocato Stefano Elia, già vice sindaco del Comune di Melilli che ha presentato un esposto  presentato al presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, nella qualità di presidente del Csm e alla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Catania. “Contro di noi create prove false”.

Per rispetto delle Istituzioni, ho aspettato che venissero depositate anche le motivazioni da parte della Suprema Corte di Cassazione, con le quali nel confermare totalmente il provvedimento di annullamento da parte del Tribunale della Libertà di Catania, viene delineato che gli arresti eseguiti dalla Procura di Siracusa sono stati illegittimi, perché carenti non solo di prove ma addirittura di indizi, inoltre per la Cassazione, a Melilli, non vi è mai stata alcuna associazione a delinquere, come ipotizzato invece dalla Procura della Repubblica di Siracusa.

Adesso è il momento di fare piena luce all’opinione pubblica su una vicenda che già dal primo momento ha destato non pochi dubbi e perplessità”. A parlare è l’avvocato Stefano Elia, già vice sindaco del Comune di Melilli, che ha presentato un esposto “per prove false” al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella qualità di presidente del Csm e alla Procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Catania secondo il quale dall’esame completo della discovery e dei dossier dell’indagine emergerebbero “elementi sconcertanti: un enorme “fremeup”, una grande manipolazione di fatti e atti, fino ad arrivare alla creazione addirittura di vere e proprie “prove false” da parte della polizia inquirente del commissariato di Priolo Gargallo, paragonabili solo al più famoso “Sistema Siracusa”.

Un’indagine condotta, come ritiene Elia: “con evidente strabismo e pregiudizio, partita addirittura da querele fatte dagli stessi arrestati, ove vengono insabbiate le prove a discolpa e anzi impropriamente utilizzati contro gli stessi soggetti che avevano denunciato allo stesso Pm Tommaso Pagano. Nel dettaglio, si passa da trascrizioni errate di intercettazioni, palesate già dal Tribunale del riesame di Catania, a perizie calligrafiche sbagliate, passando dal citate sentenze inesistenti e applicare leggi che non erano ancora in vigore al momento dei fatti, con testi dell’accusa smentiti singolarmente da documenti prodotti in giudizio dagli indagati. Abuso d’ufficio incredibilmente contestato al sottoscritto per fatti avvenuti ben 7 mesi prima di ricoprire la carica pubblica. Infine sono state trasmesse alla Procura e al Gip delle lettere anonime come se fossero regolarmente firmate per avere proroghe alle indagini.  Cittadini onesti e incensurati usati come carne da macello, portati in commissariato con le auto della polizia incredibilmente solo per eseguire loro una notifica, a cui sono state prese indebitamente anche le impronte digitali, sbattuti su tutti i telegiornali nazionali italiani senza avere condotto prima degli esami accurati e pertinenti, anzi il contrario un’indagine superficiale da cui emerge solo ed esclusivamente la mancanza di qualsiasi prova.

Ancora, testimoni dell’accusa non sono altro che 2 attuali consiglieri comunali di opposizione e un imprenditore cui il fratello era stato consigliere dello stesso gruppo di minoranza in passato. Tali testi sono stati ascoltati immotivatamente dalla Polizia del commissariato di Priolo Gargallo nello studio di un avvocato priolese. Quindi presunti testi con evidenti interessi contrapposti agli indagati, dunque poco attendibili senza ulteriori oggettivi riscontri. Poi, il teste chiave dell’accusa, l’ex segretario comunale di Melilli Loredana Torella, è stata clamorosamente smentita in ogni sua dichiarazione fatta dalla produzione documentale degli stessi indagati, già sin da subito all’interrogatorio di garanzia appena poche ore dopo gli arresti, tant’è che il Gip, revocando la misura cautelare, scrive a proposito di un’indagata: “dall’interrogatorio emerge un quadro indiziario certamente ridimensionato rispetto all’accusa”.

Infatti Torella riferisce di determine dirigenziali illegittime che però lei stessa aveva scritto di suo pugno e con la sua grafia. Ancora spiega di ditte che non v’erano sul Me.Pa., quando invece erano presenti nel mercato elettronico da anni o di raggiri perpetrati al fine di sviare il principio di rotazione, quando invece la ditta accusata non aveva mai partecipato alla gara sotto accusa. Insomma una grande operazione mediatica, un’inchiesta “evanescente” come detto e scritto (così già bollata e definita) dal Tribunale di Catania e dal sostituto procuratore generale in Cassazione.     Copia e incolla degli atti della Polizia inquirente fatta dal Pubblico ministero (Tommaso Pagano) al Giudice delle indagini preliminari (Carmen Scapellato) senza alcuna verifica! Addirittura il Gip che ha disposto gli arresti (dopo quasi 5 mesi dalla richiesta della Procura) non sapeva neppure che nel frattempo era cambiata la Giunta municipale di Melilli e che mi ero dimesso dall’incarico pubblico, facendo così cadere ogni attualità dell’azione cautelare disposta. Errore o orrore giudiziario?”    Ora è necessario ai fini di Giustizia conoscere la verità per Stefano Elia. “Svelare alla gente il retroscena – conclude l’ex vice sindaco del Comune di Melilli –  capire perché le indagini sono state condotte in questo modo. Emergono dall’esposto numerose irregolarità e svariati reati da parte di chi dovrebbe tutelare la legge. Al momento resta solo un altro fatto di malagiustizia a Siracusa”.

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