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Noto| Rubavano con la strategia del “cavallo di ritorno”

16 Gennaio 2017 | by Redazione Webmarte
Noto| Rubavano con la strategia del “cavallo di ritorno”
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La polizia arresta due persone per il reato di ricettazione in concorso. I due avrebbero compito un furto di mezzi di lavoro ai danni di un cantiere e poi avrebbero estorto il proprietario della ditta catanese con la promessa di restituire la refurtiva in cambio di danaro.

Nelle prime ore del mattino, a conclusione di un’articolata attività investigativa, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catania, Agenti della Polizia di Stato, in servizio al Commissariato di P. S. di Noto, diretti dal Dirigente Paolo Arena, hanno eseguito due ordinanze di sottoposizione agli arresti domiciliari nei confronti di Daniele Mirmina Spatalucente (classe 1989), già noto alle forze di Polizia, e Adriano Pannuzzo (classe 1982), entrambi di Noto, per il reato di ricettazione in concorso. Nei primi giorni del mese di marzo 2015,  i due avrebbero commesso il reato di ricettazione di beni di provenienza furtiva al fine di trarne profitto ed in particolare un escavatore con cingoli gommati, un bobcat, martellone e benna, mezzi di proprietà della ditta Ma.Ge.Co. srl, custoditi all’interno del cantiere allestito presso la scuola Maiore di Noto. Questi i fatti: nell’inverno 2014/2015, la ditta catanese denominata MaGeCo, aggiudicataria dell’appalto, eseguiva lavori di ristrutturazione della scuola Maiore di via Platone, nel quartiere Portavecchia. Tra il 6 ed il 9 marzo 2015, ignoti si introducevano nel cantiere di via Platone, nel cortile dell’Istituto scolastico Maiore, asportando un escavatore ed un bobcat appartenenti alla predetta ditta. L’attività tecnica di intercettazione telefonica ed ambientale avviata su un novero di sospettati, alla luce delle intuizioni investigative, permetteva di evidenziare e raccogliere chiari elementi di responsabilità a carico di Mirmina Spatalucente e di Pannuzzo. Gli stessi, non potendosi considerare autori del furto dei mezzi di cantiere in mancanza di elementi oggettivi, secondo quanto emerge dalle conversazioni captate, tentavano certamente di smerciarli concordando le modalità di consegna all’acquirente e/o restituirli al proprietario con la strategia del cosiddetto “cavallo di ritorno”. L’ipotesi investigativa, veniva suffragata da servizi di appostamento e pedinamento di Pannuzzo. Quest’ultimo, all’alba del 3 aprile 2015, dopo aver raggiunto a bordo di un furgoncino il garage dell’abitazione di Mirmina Spatalucente, caricava qualcosa sul mezzo e ripartiva percorrendo il tratto stradale di c.da Bochini, seguito a debita distanza dagli agenti del Commissariato. In prossimità della ss 115, trovandosi davanti ad un posto di controllo, faceva retromarcia raggiungendo nuovamente, attraverso una stradina secondaria, c.da Bochini viaggiando in direzione di Avola ove comunque veniva fermato dai poliziotti i quali rinvenivano nel suo furgone la benna rubata alla ditta MaGeCo. A nulla servivano, nel corso degli accertamenti, i tentativi di avviso telefonico di Mirmina perché si facesse parte attiva nel far scomparire altre cose (……… “gli sto dando i documenti…quello là in campagna levalo nel caso dovessero venire”) poiché, con la necessaria tempestività del caso, gli operatori di Polizia eseguivano una perquisizione nella campagna del Pannuzzo, in cda Fiumara, peraltro confinante con quella del Mirmina, ove veniva portato alla luce anche il martello pneumatico riconosciuto di sua proprietà dal titolare della ditta MaGeCo. È probabile che il ritrovamento parziale della refurtiva, abbia fatto desistere i due individui dal portare a compimento o tentare una condotta di natura estorsiva nei confronti del proprietario della ditta. Avuto riguardo alla gravità dei fatti contestati, il GIP, in accoglimento delle richieste del pubblico Ministero, sussistendo l’attualità delle esigenze cautelari, e per la tipologia dei fatti e per la personalità degli indagati, disponeva l’applicazione di adeguate misure coercitive nei confronti degli stessi ovvero la sottoposizione al regime degli arresti domiciliari, col divieto di comunicazione con persone diverse da quelle con gli stessi coabitanti. Nel corso dell’esecuzione delle ordinanze, si procedeva a 5 perquisizioni domiciliari estese alle abitazioni di altri soggetti con precedenti , finalizzate alla ricerca di armi e strumenti di effrazione, che davano esito negativo.

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