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NUOVI BLOCCHI: DUE PRESIDI A VILLASMUNDO. SUPERMERCATI SEMIVUOTI E CAOS GENERALE

19 Gennaio 2012 | by Redazione Webmarte
NUOVI BLOCCHI: DUE PRESIDI A VILLASMUNDO. SUPERMERCATI SEMIVUOTI E CAOS GENERALE
Attualità
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La protesta promossa dal Movimento dei Forconi e Forza d’urto si allarga. Nuovi blocchi si sono aggiunti a quelli già esistenti da giorni. A partire da ieri pomeriggio, alle 14, il blocco veicolare ha avuto inizio anche a Villasmundo. Due i nuovi presidi che si sono formati, uno in corrispondenza della rotatoria nelle vicinanze dello stabilimento Leone La Ferla (foto), e l’altro all’imbocco della Sp 95, strada che collega Villasmundo a Melilli e all’area industriale. La protesta partita contro il caro benzina e la crescita delle tariffe autostradali, si sta estendendo a macchia d’olio. Aderiscono, oltre alle categorie degli autotrasportatori, agricoltori e pescatori, anche studenti, pensionati, anziani, operai appartenenti ad ogni categoria lavorativa, tutti con gli stessi problemi. Bloccato il traffico delle merci in entrata e in uscita. Fermi gli autoarticolati, i furgoni, le macchine possono passare ma subiscono dei rallentamenti. Iniziano a scarseggiare i beni di prima necessità; pane, acqua minerale, pasta, frutta e verdura, latticini, ormai gli scaffali dell’unico supermercato presente nel paese cominciano a svuotarsi e lo stesso avviene  nelle piccole botteghe e nei panifici. Quasi del tutto esaurito il carburante. La protesta sta riducendo drasticamente le scorte di benzina e di generi alimentari.  Tra la gente regna la preoccupazione, il caos, la paura di gravi conseguenze. In attesa che buone notizie possano giungere da Palermo, dove oggi a Palazzo d’Orleans è in corso il vertice, l’incontro tra il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo e i prefetti siciliani con gli esponenti di “Forza d’urto”, i blocchi continuano e non si sa se si protrarranno oltre il termine previsto per domani. Non si riesce a capire ancora il perché nell’isola il prezzo della benzina sia il più caro d’Europa. Solo ad Augusta si raffina circa il 40% del greggio lavorato in Italia. Eppure, nonostante l’inquinamento e i rischi per la salute, la Sicilia è costretta a pagare la benzina tanto quanto gli altri.  Accade così che al quarto giorno, si amplia sempre più,  il fronte dei manifestanti. Continuano ad essere bloccati nodi strategici stradali, portuali e ferroviari. Presidiate le raffinerie di Priolo e Augusta. Dal vertice alla Regione ci si attende la parola “fine”, per placare la protesta che sta soffocando la Sicilia, in particolare orientale, che sembra essere al collasso.  Ilenia Ferraguto

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