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Pachino| Si è costituito Aprile, l’uomo dell’accendino

Pachino| Si è costituito Aprile, l’uomo dell’accendino
Cronaca
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Giovanni Aprile, 40 anni, destinatario di una delle 4 ordinanze di custodia cautelare emesse dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, si è costituito al Commissariato di Pachino. Pugno duro degli inquirenti contro l’arroganza del crimine del sud est.

Giunge in redazione alle 13 la precisazione da parte della Questura di Siracusa: il quarto indiziato dell’attentato esplosivo ai danni dell’auto dell’avvocato Quattropani, Giovanni Aprile, si è costituito al commissariato di Pachino. Sono cosi quattro le ordinanze di custodia cautelare eseguite. Mancavo all’appello sino a stamane Aprile, colui che si sarebbe recato in una rivendita di tabacchi per acquistare l’accendino che avrebbe provocato l’accensione della bomba posta sotto l’auto del curatore fallimentare che avrebbe proceduto al sequestro del distributore di benzina della famiglia Vizzini.

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Ma gli elementi al vaglio degli inquirenti della DDA di Catania sono ancora diversi da analizzare, e man mano affiorano altri indizi che provano il grado di colpevolezza dei Vizzini, come già detto, assai vicini al clan Giuliano. Un nome, Giuliano, che salta fuori anche in altri episodi verificatesi nella zona sud del siracusano.

Intanto, stamane, un primo argine alla dilagante azione criminale tra Pachino e Portopalo è stato posto dalla DDA e dalla Procura di Catania, grazie al lavoro certosino della Polizia. Episodi che sono espressione sempre più pregnante di una preciso “modus operandi” mafioso quando di mezzo ci sta l”0ffesa, il disonore”. Come già riferito, tutto scaturirebbe da una “offesa” recata da un’avvocatessa, curatore fallimentare, ai Vizzini (per aver posto i sigilli al distributore di benzina, attività intestata alla moglie di Giuseppe Vizzini).

Emergerà in seguito, e sarà sempre più chiaro, il tipo di rapporto “professionale” tra i Vizzini ed i Giuliano, soci in affari di un’azienda agrumicola, la ben nota “La Fenice”, rimasta imbrigliata nella rete della giustizia per altri motivi. L’azione degli inquirenti ha avuto, in questa operazione, un doppio valore, anche etico: la mano ferrea contro la “sfrontatezza” che caratterizzava le conversazioni telefoniche degli indiziati: “tanto non mi prendono”, “sono intoccabile”, “non mi può toccare nessuno!” e altre frasi simili che facevano intendere la totale serenità nell’operare dei soggetti in questione.

Ma ci sarebbero altri elementi, come detto prima, che esulano da questa vicenda specifica che hanno condotto la polizia ai quattro arresti di stamane. Si parla di cimici piazzate a bordo di auto, di minacce di morte al giornalista siciliano Paolo Borrometi che con un suo articolo su la Spia.it avrebbe arrecato la prima “offesa” al clan.

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